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By Luca Forlani
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L’eclettismo è una dote sempre più rara tra gli attori di casa nostra, spesso relegati per intere carriere agli stessi ruoli. Paolo Briguglia, invece, è riuscito con determinazione a costruirsi una carriera artistica estremamente sfaccettata, passando con disinvoltura tra cinema, teatro e televisione. Un attore che non ha paura di esporsi e di impegnarsi civilmente. Il 4 agosto sarà protagonista di una performance che si preannuncia particolarmente toccante al Giacinto-Festival-Nature Lgbt, un evento di informazione e approfondimento sulla cultura omotransessuale, di Noto, diretto dall’attore Luigi Tabita.

Sabato 4 agosto alle 21.30 sarà protagonista al Giacinto Festival di Noto di un incontro-reading intitolato Filippo lo studente. Di cosa si tratta?

Non conoscevo questa manifestazione così intelligente e necessaria. Mi ha chiamato il direttore Luigi Tabita. Mi aveva visto interpretare una transessuale nel film diretto da Giovanni Virgilio Malarazza, ed è stato profondamente colpito dalla sensibilità con cui mi sono accostato al personaggio. Mi ha proposto di leggere delle lettere di un giovane studente siciliano, di Ragusa, che durante il fascimo venne costretto al confino perché omosessuale. Il ragazzo scrive ai suoi famigliari e racconta della sua vita in esilio fino alla morte prematura. Ci sarà anche una mostra fotografica Adelmo e gli altri che mostrerà tanti omosessuali esiliati durante il periodo fascista perché “socialmente pericolosi nei riflessi della moralità pubblica”. Una pagina triste della nostra storia, purtroppo poco raccontata.

Lei è un padre di famiglia, a che punto siamo in Italia in tema di diritti civili?

Mi spiace constatare che, nonostante le conquiste, si continui ad assistere a episodi di omofobia. C’è una politica dell’odio, di paura del “diverso”, che mi preoccupa moltissimo. Luigi è molto felice che io abbia deciso di partecipare a questo festival e che andrò a Noto con moglie e figlie. Non trovo che la comunità gay sia chiusa, anzi. Penso anche che una delle più forti forme di repressione nei confronti degli omosessuali venga dalla chiesa. Ma quanti omosessuali ci sono nella chiesa e che pure si occupano della guida delle anime? Non è giusto condannare e reprimere. L’omosessualità non può e non deve essere percepita come un’anomalia, esiste da quando esiste l’uomo.

 

Cosa pensa delle affermazioni del Ministro Fontana sulle famiglie arcobaleno?

Non condivido affatto le parole del Ministro. Non amo il termine “famiglia arcobaleno”, una famiglia è una famiglia. Non capisco queste classificazioni. Mi lascia particolarmente perplesso la scelta dell’utero in affitto (questo riguarda anche coppie etero, non solo gay). Mi fa un po’ impressione l’ossessione della riproduzione attraverso il proprio gene. Ci sono tanti bambini orfani bisognosi di affetto.

 

Nel film Malarazza, uscito lo scorso autunno, ha interpretato una transessuale. Com’è stato affrontare un personaggio così distante da lei?

Per un attore, quando capitano ruoli così lontani, è proprio una festa. Nel lavoro sul personaggio sono partito dall’esterno, dagli atteggiamenti, le movenze per poi trovare emozioni interne. Sono felice perché ho avuto la possibilità di compiere un lavoro profondamente attoriale. Spesso partendo dal fuori si può arrivare poi alle emozioni.

 

Ha fatto un lavoro di documentazione per entrare nel personaggio?

Sono stato nel quartiere catanese di San Berillo, dove ci sono i pied à terre in cui si prostituiscono le transessuali. Io, in realtà, nel film ero un travestito. Nella vita di tutti i giorni, un uomo piacente corteggiato anche dalle donne e che poi si trasforma mantenendo intatto il proprio fascino. Ho parlato con molti di loro, in particolare mi sono ispirato alla storia di Maurizio, in arte “Wonder”. Mi hanno ospitato a casa loro e mi hanno raccontato una vita e delle storie pazzesche. Ho visto molti clienti: anche padri di famiglia, malavitosi, prelati. Ho capito che la situazione esistenziale di queste persone è molto precaria, fortemente legata all’oggi. Vite sospese. È anche un mondo poetico e solidale. Mi ha colpito la grande devozione. Un connubio strano ma affascinante tra sacro e profano. È un mondo che non ti aspetti. Il mio personaggio, come coloro che ho incontrato, ha un bisogno terribile di speranza, in un mondo senza speranza.

Nella costruzione del personaggio ha visto dei film?

Ho guardato il lavoro di Jared Leto in Dallas Buyers Club e quello di Philip Seymour Hoffman Flawless – Senza difetti, film del 1999 diretto da Joel Schumacher.

 

Nella sua carriera c’è anche tanto teatro. Recentemente è stato in scena con Aspettando Godot di Samul Beckett diretto da Filippo Gili…

È bello che un attore possa interpretare personaggi differenti e avere la possibilità di spaziare tra teatro, cinema e televisione. Io cerco di lavorare in progetti interessanti. Aspettando Godot è un testo estremamente particolare. È la prima volta che affrontavo Beckett ed è stato strano perché non assomiglia a nulla rispetto a quello che avevo fatto prima. Potrei dire che è un modo di recitare, sotto alcuni aspetti, più vicino al mondo dei clown che a quello degli attori. È stata una gioia dividere il palco con Giorgio Colangeli.

Ha in programma altri spettacoli teatrali?

Sì, un allestimento de La Tempesta di Shakespeare fatta dal Teatro Stabile di Palermo, il Teatro Biondo, con la regia di Roberto Andò. Nel cast ci sarà anche Renato Carpentieri, finalmente vincitore di un meritatissimo David di Donatello. Sono felice di tornare a lavorare con Roberto Andò; con lui ho debuttato al cinema nel 2000 con Il manoscritto del Principe. Mi ero da poco diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e fu una bellissima esperienza. C’erano attori importanti come Michel Bouquet, Jeanne Moreau e Giorgio Lupano. Un film poetico, molto legato alla letteratura. Lo ricordo con piacere anche se non ebbe un grande successo di pubblico.

 

Un ruolo che le piacerebbe interpretare?

Un padre di famiglia. Interpreterò questo ruolo nel film per la tv Tutto il giorno davanti, con Isabella Ragonese, diretto da Luciano Manuzzi. Un film che racconta un tema poco conosciuto quello dei minori stranieri non accompagnati.

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