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By Fabrizio Imas
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Nicolas Vaporidis. Da protagonista dei film di Fausto Brizzi che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, ora lo possiamo vedere super impegnato al Teatro di Roma con lo spettacolo “L’operazione”, commedia teatrale super collaudata (poi adattata per il cinema) sulle fragilità e capacità di arrangiarsi dell’uomo. Invece al cinema possiamo apprezzarlo nel nuovo film di Ridley Scott “Tutti i soldi del mondo”, di cui abbiamo sentito molto parlare a causa della sostituzione del protagonista Kevin Spacey per accuse di molestie sessuali.

 

Avete debuttato al teatro di Roma con L’operazione. Che mi dici del tuo personaggio?

Il mio personaggio era interpretato precedentemente da Giorgio Tirabassi a teatro e al cinema da Valerio Mastandrea. A distanza di quindici anni dal lungometraggio e quasi a trenta dal debutto al teatro la sceneggiatura rimane perfettamente allineata con la nostra contemporaneità. Interpreto un uomo laureato in medicina ma che non esercita e così, viste le poche possibilità, cerca di trovare tutte le alternative alla sua professione di medico, ed entra a lavorare in ospedale in tutt’altra veste. È l’Italia che racconta il suo essere italiota, cioè essere un po’ furbetto in un contesto romanesco che è il terreno più fertile per questo genere di eventi. Impicci e imbrogli sempre al limite della legalità dove si cerca sempre di giustificarsi credendo che la propria situazione porti a comportarsi in quella determinata maniera.

 

Che rapporto hai con il teatro?

Un rapporto di grande amore, di passione e di crescita. Più è vivo e passionale il rapporto più si riesce ad esprimere al meglio la recitazione. Come succede sempre con i live performando davanti ad un pubblico.

 

Come sei arrivato a lavorare con Ridley Scott?

Con i provini e forse un colpo di fortuna, diciamo. Ho mandato le mie registrazioni, poi il regista a sua volta ha selezionato il cast sezionando non so quanti file. Immagino da tutta Europa considerando il cast “internazionale”.

Che ruolo hai in “Tutti i soldi del mondo”?

Sono uno dei rapitori del primo gruppo che ha preso in ostaggio Paul Getty, interpretato da Charlie Plummer. Non c’entra nulla con il più noto Christopher Plummer, che nel film ha il ruolo del nonno.

 

La vicenda Spacey ha un po’ stravolto quello che era il lungometraggio originale: tu che ne pensi?

Quando ho girato il film non era ancora successo nulla quindi le riprese sono state tranquille e serene: erano uscite le prime voci sul caso Weinstein ma nessuno avrebbe immaginato che ha seguire sarebbe stato Spacey. Io non mi sento di dire nulla tranne che a livello artistico togliere un attore di quel livello, riconosciuto in tutto il mondo, è davvero un dispiacere. Oltretutto se dovessimo rimuovere i crediti di tutti gli artisti sospettati di qualcosa probabilmente sparirebbe gran parte del patrimonio culturale. La caccia alle streghe non mi piace e non mi è mai piaciuta: è dimostrato che distruggi una vita ed una carriera allo stesso momento, sicuramente è un problema che va eliminato, ma non è un problema dell’ultima ora. Sarei stato curioso di vedere il film con Spacey, ma non succederà mai.

 

Meglio il cinema o il teatro?

Non saprei dire, sarebbe come chiedere ad un cantante se preferisce fare un disco in studio o un concerto in un auditorium. Io vengo dal cinema che è la mia passione: lo considero è uno strumento impareggiabile per raccontare una fantasia o un’illusione che per tutta la durata della proiezione diventa realtà. Il teatro per un attore è la forma più alta di performance dove puoi goderti quello che stai facendo come se fosse un gioco dall’inizio alla fine, e l’energia diversa che si crea ogni sera con il pubblico è qualcosa di inspiegabile.. Il cinema è diverso: è fatto di momenti.