MINE – A tu per tu con il regista del film rivelazione che ha fatto esplodere le sale

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“Mine”: questo il titolo del lungometraggio di Fabio Resinaro e Fabio Guaglione, due giovani registi italiani che da San Donato Milanese stanno approdando nei cinema di tutto il mondo, col frutto di tre anni di un lavoro intenso ed appassionato.

Le recensioni del grande pubblico e degli addetti ai lavori sono entusiaste e fanno pensare ad una vera e propria svolta per la cinematografia made in italy; “Devi sempre andare avanti” recita il film. Ed il passo compiuto da Mike Stevens (interpretato da Armie Hammer) viene letto con l’auspicio di una direzione completamente nuova per il nostro cinema.

Oggi con noi Fabio Guaglione, che ci accompagnerà nel cuore di questo primo grande successo, scritto e diretto da lui e Fabio Resinaro. Decidiamo di darci appuntamento in una deliziosa bakery a Milano, alle 15.30 di un pomeriggio piovoso e davanti a un bel caffè bollente, inizia la nostra chiacchierata…

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Ciao Fabio, come stai?

Ciao Manuela, sono…”frullato” (ride)

So che tu e “l’altro Fabio” siete sommersi dagli impegni e vi dividete tra mille appuntamenti; com’è cambiata la tua giornata, dopo l’uscita di “Mine”?

La mia quotidianità è stata totalmente stravolta, non dormo più di 2-3 ore a notte, ma soprattutto ogni giorno vivo un continuo scambio con le persone, cosa che amo profondamente, nonostante comporti infiniti spostamenti e molto, molto tempo passato sui social.
In questo momento, io e Fabio stiamo facendo un tour nei cinema d’Italia, dove assistiamo alla proiezione del film assieme al pubblico e rimaniamo a disposizione per rispondere a chiunque voglia farci delle domande.
Ciò che è cambiato, inoltre è che sto vivendo il tutto con un minimo di serenità in più grazie alla consapevolezza di aver raggiunto l’obiettivo; si è sciolta la tensione dell’attesa e dell’incertezza.

“Mine” è la vostra prima grande produzione; vi aspettavate la reazione di pubblico e critica che il film ha scatenato?

No. Il nostro è un film “rischioso” sotto diversi punti di vista , gioca molto sull’emotività e ricevere tutti questi apprezzamenti non era certo scontato in questi tempi cinici.
Una cosa che mi ha fatto davvero piacere è che, anche laddove sono state mosse delle critiche si è sempre giunti ad un “ma” per me importantissimo: tutti riconoscono che “Mine” ha la “potenza di arrivare al cuore”.
Non so se si debba attribuire parte di questo successo alla volontà dell’Italia di vedere qualcosa di nuovo o se il background culturale comune abbia fatto si che il messaggio fosse ben recepito, ma abbiamo lavorato perché il film raggiungesse le persone e quando il momento è arrivato, io non ero preparato.

mine_1Ph: Quim Vives

Curiosando tra critiche, commenti e recensioni, si incontrano ipotesi sui diversi significati celati nel titolo, vuoi svelarcene qualcuno?

Non tutti!
“Mine” ha sicuramente moltissime chiavi di lettura ed il primo significato tradotto rappresenta ovviamente la mina…il cui significato è però ambivalente : ci riferiamo tanto alla mina antiuomo, quanto a quella emotiva presente nel cuore di Mike. Ma “mine” è da intendersi anche come “mio”: il mio mondo, il mio bagaglio, il mio incontro/scontro con me stesso, rappresentato nel film dalla “partita” giocata tra Mike ed il Berbero.
I due personaggi identificano la contrapposizione tra il mondo occidentale, letteralmente messo in ginocchio dall’errore di identificare se stesso nel proprio passato ed in ciò che si possiede ed il mondo libero dalle logiche di possesso del Berbero e di sua figlia. Scherzando il collega dice che se ci fosse un sequel di “Mine” probabilmente lo intitolerebbe “I AM”.
“Mine” è inoltre un richiamo all’immagine della miniera, della caverna e di conseguenza all’inconscio, che è la nostra parte più buia e sconosciuta; è un invito a scavare nel profondo.
In ultimo ti dico che non è un caso che il nome del protagonista differisca di una sola lettera rispetto al titolo del film, ma non posso svelarti altro… (sorride, divertito)

“Mine” non è un film di guerra e nemmeno un film d’azione. Al contrario di ciò che ci si aspetta, introspezione e suspance emotiva sono in primo piano; perché avete scelto questo contesto come base metaforica?

In realtà il procedimento è avvenuto in senso contrario: cercavamo un’idea da realizzare con un budget contenuto: un protagonista, una sola location.
E’ stata proprio la condizione in cui abbiamo costretto il personaggio a far nascere l’ispirazione del film. Una volta identificata la storia, abbiamo lavorato nello sviluppo della simbologia attorno a questo personaggio fisicamente immobile. Abbiamo “svuotato” Mike da qualsiasi “fisionomia psicologica” ingombrante, per aiutare lo spettatore ad entrare nella storia attraverso di lui, lavorando con delle energie all’interno delle quali ognuno avrebbe potuto rispecchiarsi.
Lavorare in questo modo ci ha esposti alla possibile critica di aver creato Mike sulla scorta di uno uno stereotipo, quando in realtà si tratta dello sviluppo di un archetipo, la cui semplicità è intenzionale e funzionale. Lo spettatore ha potuto vivere il film, anziché limitarsi a guardarlo.

Quanto realismo c’è nel personaggio di Mike?

“Mine” è un film molto personale, parla di me e parla di Fabio.
A Mike ho fatto dire cose che anni fa avrei voluto dire io ad una persona. Questo film ha chiuso per me tanti cerchi e la sua uscita ha coinciso con la fine di un viaggio personale.

C’è una scena del film alla quale sei particolarmente legato?

Troppe! (sorride e si ferma un attimo a pensare)
Quando spendi tre anni della tua vita su un progetto, metti tutto te stesso in ogni singolo frame, però mi riscopro sempre a sorridere durante la scena della tempesta di sabbia, per la difficoltà della sua realizzazione e per la potenza che siamo riusciti infine a trasmettervi. Anche tutta la sequenza finale, la adoro. Perché è come una lunga sinfonia emotiva e perché siamo stati veramente pazzi a spingerci fino a quel punto.

Avete già molti fan che si domandano se avete già nuovi progetti in cantiere e siamo curiosi di saperlo anche noi…

Si, tanti. Adesso si tratta di capire quando usciremo dal ciclone di “Mine”, ma noi tendiamo ad essere iperattivi. Ci piacerebbe “fare una capatina” anche nel mondo delle serie tv.

mine_4Ph: Gianluca Sanna

Il protagonista di “Mine” è un famoso attore americano; ci sono degli attori italiani con i quali ti piacerebbe collaborare in futuro?

Sicuramente Pierfrancesco Favino, che è sempre credibile in ogni ruolo che interpreta ed è un professionista incredibilmente versatile, caratteristica che aiuta a creare personaggi fortissimi. Un altro attore con cui lavorerei con piacere è Claudio Santamaria per le stesse motivazioni.

Nel cassetto dei sogni di Fabio e Fabio c’è posto per una nomination alla statuetta d’oro?

Ma non scherziamo! (ride) Il riconoscimento è sicuramente una cosa appagante, ma siamo ancora molto focalizzati sul fare, piuttosto che sul ricevere onorificenze e -potrà sembrare banale- ma il riconoscimento più bello è sempre quello del pubblico.

Qual è stato il momento più bello dall’uscita di “Mine” ad oggi?

I momenti belli sono stati davvero tanti, ma c’è stato un episodio particolarmente toccante: ho ricevuto il messaggio di ringraziamento da parte di una ragazza che, senza raccontarmi esplicitamente la sua storia, mi ha fatto capire di essere stata vittima di abusi e di aver trovato nel film, la forza di reagire finalmente ad un evento traumatico così traumatico della sua vita e per me è stato bellissimo.
Mi scrivono anche molti soldati, sorpresi e commossi del fatto che si sia parlato di loro come persone, con le loro emozioni ed insicurezze… ed io che pensavo si sarebbero arrabbiati!
E’ stato molto bello anche vedere degli sconosciuti citare il film e rendersi conto che “devi sempre andare avanti” sta diventando una “frase celebre”.

Per alcuni spettatori “MINE” ha rappresentato una svolta, qual è stato il film che ha svoltato la tua vita?

Matrix.
Io e Fabio lo abbiamo visto assieme al cinema e abbiamo vissuto un esperienza fulminante. Abbiamo visto proiettato sul grande schermo ciò che avremmo voluto realizzare: un film di genere, capace di mixare i linguaggi per comunicare riflessioni esistenziali. Da lì, abbiamo scritto e prodotto il nostro primo corto (“Ti chiamo io” ndr). Sarebbe fantastico se la stessa cosa succedesse a qualche giovane regista, guardando “Mine”.

Grazie mille, Fabio per il tempo che ci hai dedicato, io e StarsSystem vi facciamo i nostri migliori auguri, certi che “Mine” sia solo l’inizio di questa nuova, travolgente avventura!

mine_3Ph: Quim Vives

Dicono di Mine:

“Un esordio esplosivo” -Il Messaggero-

“Una maniera unica di fare cinema” -Badtaste-

“Alta tensione: Missione compiuta” -Il Giorno-

“Un cortocircuito di spazi e generi gestito con intelligenza ed equilibrio” -Bestmovie-

“Impossibile da racchiudere in un solo genere” -Il Cittadino-

“Un guanto di sfida a chi lo guarda convinto di trovarci solo quello che sembra esserci” -Nocturno-

“Seduce e intrattiene su larga scala” -Il Giornale-

“Mine dimostra come il cinema italiano – sepolto sotto la sabbia proprio come una mina antiuomo – sia in grado di esplodere in tutta la propria grandezza” -Mondofox-

mine_5Ph: Gianluca Sanna