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By Lorenzo Sabatini
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“Al passo coi tempi, in costante evoluzione”: è così che si definisce Matteo Manzini. Dopo un’adolescenza passata a conoscere culture straniere in numerosi viaggi, ha trascorso un edificante periodo in cui ha potuto forgiare il suo già riconoscibile gusto che ammicca al lato sensuale della femminilità, con audacia e spregiudicatezza. È stato stylist per importanti magazine tra cui L’Officiel e dopo un’esperienza a fianco di un mostro sacro della moda italiana, Domenico Dolce, e un diploma alla Central Saint Martin’s di Londra, ha lanciato un suo brand, il cui vocabolario è composto da scolli vertiginosi, stampe che catturano l’attenzione, sapienti tagli e savoir-faire italiano.

“È dall’ironia che comincia la libertà.” Questa citazione di Victor Hugo mi fa pensare alla tua anima emiliana che poi rielabori con gusto nelle tue creazioni. Cos’è per te l’ironia e cosa la libertà?

L’ironia secondo me potrebbe essere definibile come la libertà di farsi vedere per quello che si è. Nel mio caso mostrare il mio gusto, secondo il mio modo di sentire. Io sfrutto l’ironia perché non sono ancora così affermato: posso permettermi il lusso di divertirmi. Se il mio marchio funzionerà dovrò parzialmente abbandonarla per seguire dei dettami che il settore mi dà. Il lusso di poter essere me stesso in questo periodo della mia vita è per me la libertà. A Venezia sono stato criticato. La mia risposta è stata “Ma perché no?”. Esco da un’esperienza lavorativa importante (presso l’Alta Sartoria di Dolce & Gabbana, ndr) e a un certo punto, quando mi è stato chiesto se volevo far sfilare le mie creazioni al Festival di Venezia, ho accettato. È una bella vetrina e non volevo passare inosservato.

Moderne dee prese dal mondo dell’arte rivivono nei tuoi abiti. C’è un artista contemporaneo che stai seguendo in modo particolare?

Damien Hirst, perché tra i contemporanei è quello che trovo più attuale. La sua arte mi coinvolge. Ha sempre idee copiate da tutti: è un trend setter dell’arte. La collaborazione con Alexander McQueen nel ‘98 era e rimane tutt’ora all’avanguardia.

 

C’è una citazione che descrive come ti senti in questo 2018 di piena realizzazione?

Difficilmente mi lego a qualcosa, sono un onnivoro della curiosità, non riesco a dirne o menzionarne soltanto una.

 

Un personaggio famoso che vorresti indossasse le tue creazioni e che ancora non l’ha fatto?

No, mi piacciono tutte le celebs. La mia consacrazione sarebbe se vedessi per strada o in un club una persona che ha indosso le mie creazioni. Quello sarebbe un bellissimo momento. Vedere nella quotidianità qualcuno che ha scelto un mio capo.

Un trend che vorresti non tornasse mai più di moda? E quello che ti rappresenta al meglio?

Tutto torna ed è reinterpretato. Essendo molto curioso e al passo coi tempi lo reinterpreterò a modo mio, ma non riesco a essere categorico e dire che una cosa non mi piace. Amo tutto. Devo creare novità. Se il trend sono le scarpe basse, le faccio anche io.

 

Quale tipologia di donna indossa il tuo brand?

Una donna con molta personalità. Le piace essere elegante e provocante allo stesso tempo. Questi concetti sono sempre presenti nelle mie collezioni.

Quali obiettivi ti poni per i prossimi cinque anni?

Vorrei avere aperto il mio primo store. Non importa dove.

 

Io nei tuoi abiti vedo l’emancipazione della donna occidentale. Puoi anticiparci con un pensiero cosa possiamo aspettarci dalla tua prossima collezione?

Il glamour degli anni Novanta.