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Massimo Leonardelli è la carismatica mente dietro alla Leonardelli Image Consulting, agenzia di PR con uffici a Roma, Milano e New York. È anche vice presidente della ONLUS The Children for Peace, che lo vede impegnato in prima linea in paesi poveri a sostegno dei bambini in difficoltà. Capita sovente di vederlo insieme a personaggi del jet-set internazionale, oppure in compagnia di giornalisti veramente di spicco (stiamo parlando dell’edizione americana di VOGUE). Ciò che colpisce è la sua eleganza e disponibilità, i suoi modi calibrati e lo charme.

Perché ama le PR?

Mi ha sempre incuriosito poter conoscere le dinamiche, i linguaggi e le metodologie di comunicazione in generale. Dopo i miei studi e dopo un periodo di tirocinio, sempre in ambito moda, ho capito che ero portato alle relazioni in quanto avevo uno spiccato senso di curiosità culturale, che andava al di là del mondo moda a cui mi stavo dedicando. Poi devo dire che è stato naturale avere un approccio diretto con le pr. Forse si nasce con lo spiccato senso di ricevere e custodire “segreti” e confidenze…

 

Diamo speranza e un suggerimento agli aspiranti pr: quali caratteristiche cerca in una persona che la potrebbe affiancare nel lavoro?

La grande caratteristica è sicuramente quella di essere sempre un passo dietro al proprio cliente, una sorta di “eminenza grigia” (come mi definì un giorno Lina Sotis). Deve avere una cultura globale, deve essere informato non solo sul mondo che a lui compete, ma bensì deve spaziare, essere informato sui fatti giornalieri. Quando faccio dei colloqui chiedo sempre qual è una delle prime cose che fanno la mattina. In pochissimi casi mi dicono che leggono un giornale o si informano sulla quotidianità delle notizie. Poi si devono conoscere i meccanismi del fashion system (visto il mio caso) dell’editoria e dei media, una buona conoscenza delle lingue è anche una naturale propensione ad alimentare e mantenere contatti sociali, unita ad un’innata cordialità e capacità relazionale… questo è fondamentale. Sottolineo, non si tratta di pettegolezzi: il pr non è e non deve essere una Elsa Maxwell.

 

Qual è stato il miglior suggerimento che le è stato dato ad inizio carriera?

Sii modesto e cerca di far sentire la persona accanto a te importante; e sii sincero. Su questo mi ricordo sempre quando Francine Crescent (a quei tempi direttore di Vogue France) mi disse: “puoi identificarti con il brand che rappresenti, ma cerca di essere molto open mind. Sii sempre sincero. Se un vestito non sta bene a una signora, falle capire che dovrebbe sceglierne un altro: te ne sarà riconoscente sempre”. E cosi è stato, in maniera sempre elegante e diplomatica naturalmente.

Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa del suo percorso lavorativo?

Sono felice del mio percorso. Ho conosciuto persone straordinarie, uniche…no, non cambierei assolutamente niente.

 

Quali caratteristiche occorrono per farsi notare e avere rilevanza nell’industria della moda?

Oggi farsi notare è semplice. Per un attimo tutti possono attraverso i social diventare “famosi”, ma è un attimo. È difficile quando non hai dietro un colosso o le finanze, però credo molto nella creatività assoluta. Creatività che diventi poi possibilità di vendita dei capi, per poi capire dove va il mercato moda e poi unire il concetto di creatività con la struttura dei social network, usati in modo giusto. Trovo che esempi come Who is on next? siano dei fashion scouting importanti, danno un grande aiuto. Rinnovo il mio pensiero che è indispensabile accettare di fare la gavetta. Tanti giovani credono che la loro bravura e creatività li faccia diventare i Versace o Armani del momento, ma non è così. Il successo si costruisce giorno dopo giorno.

Sappiamo che è un noto filantropo. Ci vuole raccontare di questa sua esperienza di vita?

La mia formazione scolastica e il mio percorso di studi in seminario forse hanno un po’ influenzato questa esperienza di vita. Dodici anni fa ho accettato di fare parte di una piccola onlus e grazie al mio lavoro nel campo della moda e social siamo riusciti a diventare una onlus che si estende in Etiopia, Uganda, Mali, Palestina, Colombia, con scuole, centri di primo soccorso etc. I miei clienti sanno tutto sulla onlus, li faccio sempre partecipi delle iniziative che facciamo e sono sempre presenti. Questa è una grande soddisfazione. Il mio sogno nel cassetto è quello di vedere realizzato in ogni centro dei laboratori, scuole e centri formativi finanziati dai grandi della moda… è un’ardua sfida, ma ci riusciremo.

 

Infine, un po’ di amarcord: ci racconti della sua amicizia con il signor Valentino Garavani.

Più che amicizia direi riconoscenza, rispetto, stima…ho iniziato come venditore nella boutique Valentino di Zurigo (parlando il tedesco) e facendo poi le stagioni a St. Moritz. A lui devo tutto. La sua influenza culturale, sociale e professionale mi dà la forza di continuare a fare il mio lavoro, tante sono le situazioni e i personaggi conosciuti sopratutto nei periodi passati all’estero. Ricordi assolutamente indimenticabili!

Cover Photo: Leonardo Cestari