Paolo Briguglia: l’uomo dai mille volti
30 luglio 2018
Venezia 75: il cinema si mette in mostra
31 luglio 2018

By Matteo Squillace
31 Luglio 2018

I capelli che variano colore e lunghezza in base all’umore, come le sue canzoni. E anche lontano dallo studio di registrazione, Martina May si lascia guidare dalle emozioni: testi scritti di getto, non si limita a sopravvivere nel suo ambiente naturale che quello è della musica black, romantica a modo suo. E quando le chiediamo se le piacerebbe essere una apripista col il suo modo di fare r’n’b ci risponde di avere un sogno, per lei e per le tante ragazze che l’hanno presa come punto di riferimento.

Martina, partiamo da un progetto del passato che in qualche modo ti riguarda: era il 2013, Genesi di Roccia Music e quel feat con Achille Lauro in Scarpe coi Tacchi pt. 3. È in quel momento che Martina May ha preso consapevolezza dei propri mezzi?

La collaborazione con Lauro, che oltre che apprezzare come artista considero anche un amico, è nata mentre lui stava scrivendo Scarpe coi Tacchi pt. 3 per Roccia Music. Lui riteneva ci stesse bene un feat femminile e ha pensato a me. Siamo andati in studio e mentre registravamo per gioco è nato il ritornello, anche se all’inizio dire “scopiamo” sembrava un po’ troppo forte… il video poi fu girato con un budget ridottissimo e dietro casa mia, a Vigne Nuove. Non c’erano stylist, truccatori, era tutto un po’ home made. Però non è stato quello il momento in cui ho deciso di mettermi in proprio, di scrivere e fare musica. In quegli anni già avevo collaborato con altri esponenti della scena romana come ad esempio Cor Veleno, però a differenza di adesso non avevo trovato il terreno giusto e persone che avessero la mia stessa visione.

L’immagine per un artista è sicuramente un elemento fondamentale: negli ultimi anni hai abbracciato un cambio di look decisamente radicale. Sei stata tu a volerlo o in un certo senso sono stati la musica che fai e tutto il mondo che vi gravita attorno a suggerirti questa scelta?

Quella di cambiare spesso e volentieri è una mia prerogativa: mi stufo in fretta di tutto ciò che è materiale. Sicuramente se ci rivedessimo tra una settimana mi troveresti con i capelli corti oppure di un altro colore. Come puoi vedere non ho neanche tatuaggi perchè cambio idea talmente in fretta… non ce la farei mai ad avere una cosa per tutta la vita addosso.

Un’analisi dell’attuale scena musicale nostrana. Nonostante la grande popolarità che il rap ha faticosamente conquistato nel tempo, in Italia alcuni generi che sono facilmente associabili fanno ancora fatica a spopolare ed essere apprezzati. Uno di questi è l’ r’n’b.

Vero fino a un certo punto. Nell’ultimo periodo bisogna dire che questa esplosione del rap ha fatto un po’ da “cavallo di Troia” per tanti altri sottogeneri che gli gravitano attorno. Quando ero più piccola, ma chi se lo ascoltava il rap?! Mi ricordo che al liceo eravamo in tre a scambiarci le riviste americane ed era un evento trovare qualcuno che conoscesse Tupac. Invece adesso è diventato mainstream, grazie a Dio: forse va pure troppo di moda, però almeno in radio cominci a sentire Kehlani, SZA, Bryson Tiller. In Italia un artista come Liberato è molto più r’n’b che neomelodico per il modo in cui canta: uno così, che riscuote un successo pazzesco e che in America sarebbe da prime dieci posizione della classifica urban di Billboard, fa bene a tutto il movimento perchè abitua l’orecchio dell’ascoltatore a suoni nuovi. Dieci anni fa probabilmente non avrebbe avuto lo stesso appeal, e anche se ora i tempi sono maturi per far sì che il mercato italiano accolga il “nostro” genere dobbiamo comunque scontrarci con quella che è la realtà dei fatti.

Cioè?

Cioè che in Italia abbiamo culturalmente una tradizione di musica pop e cantata dalla quale è difficile schiodarsi. Io ti dico la verità, non ho mai ascoltato granchè di musica italiana, a casa mia si ascoltavano solo Aretha Franklin, Otis Redding e Fugees. Il mio obiettivo è quella di proporre un sound che si ispira a artisti del genere senza però scimmiottare nessuno. Spesso invece si tende a fare una copia di quello che esce in America (magari con quattro/cinque anni di ritardo rispetto al trend) e lì c’è il rischio di diventare quasi una macchietta. Dipende a cosa punti, a me viene naturale stare attenta a certe cose: se vuoi la hit dell’estate e guadagnare un sacco di soldi allora entri in studio e ti comporti in un certo modo. Altrimenti puoi cercare la via più difficile provando a creare qualcosa da zero, basandoti solo sul tuo gusto e su quel valore aggiunto che è l’identità personale di ognuno di noi.

I social quanto hanno cambiato il tuo lavoro? La musica è diventata ancor più specchio della nostra società grazie a piattaforme come Instagram e Facebook.

Guarda, ti dico che ultimamente ricevo un sacco di messaggi da parte di ragazze mi scrivono dicendo che hanno cominciato a fare r’n’b. Ragazzine che ci provano, cantano davanti allo specchio la stessa roba che ascolto io, coltivano un sogno. Questo mi rende felicissima. La mia ambizione è anche questa: trovare artisti che vogliano costruire un’identità e creare una “scena” anche su questo filone. Sarebbe importante che tutti quello che fanno questo tipo di musica facessero sentire la loro voce, ognuno col proprio stile. Vedendo che siamo in tanti magari la smetteranno di dire che siamo indie solamente perchè non sanno come etichettarci.

Roma: giungla musicale o ambiente stimolante capace di sfornare talenti e nuove proposte?

Te la giro così. Roma da questo punto di vista e una città vivacissima che però non sa esportare e valorizzare i propri talenti. Se vai a Testaccio la sera trovi un sacco di posti che fanno jam session e open mic ma organizzare un festival diventa ogni volta un’impresa titanica; ci hanno chiuso Villa Ada e un sacco di altri locali. Come si fa a farsi conoscere così? Eppure non ci manca nulla: da Roma arrivano cantautori come Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, e guarda il successo che stanno avendo Calcutta, Coez e Carl Brave.

Album a parte, che stai per ultimare, Martina May cosa vuole fare da grande?

Quello che sto facendo ora, magari da un altro punto di vista. Sogno di fondare e un’etichetta e fare il direttore artistico, ma non certo per la gloria personale. Piuttosto per quelle ragazze che ti dicevo prima, quelle che mi seguono e mi scrivono chiedendo pareri e consigli. Per quanto riguarda il disco, che uscirà per Asian Fake, ci siamo quasi. Tra poco darò buone notizie ai miei fan: non sarà un concept album, non ci sarà un fil rouge a livello di contenuti ma a livello di suoni sicuramente sì. La ricerca fatta sui beat è stata davvero meticolosa e mi ha fatto dire sì “ora sei davvero pronta”.

 

Ph: Serena Pirredda
MUA: Vladyslav Rotaru
Styling: Eleonora Gaspari
Special thanks to: Maison Operative (BA) and Australian

Related Post