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Il suo momento è arrivato e, quando si prende il ritmo, difficilmente ci si ferma di colpo. Mario Sgueglia è bello, tenebroso, laureato in Giurisprudenza e con una carriera teatrale decisamente invidiabile. Recentemente abbiamo potuto apprezzarlo in Suburra, la prima serie italiana targata Netlix nella quale interpreta il ruolo di Quirino. Un trampolino di lancio che lo ha proiettato in tutte le case degli italiani, visto che ora lo possiamo vedere in onda su Mediaset con Rosy Abate – La serie. Nello spin-off di Pietro Valsecchi, Sgueglia veste i panni di Luca Bonaccorso, il vice questore che proteggerà Rosy.

Una dopo l’altra stai prendendo parte a svariate serie di successo. Dimmi qualcosa sul tuo percorso formativo.

Dopo essermi laureato in giurisprudenza nel 2004 ho deciso di seguire una passione viscerale che avevo sin da bambino: la recitazione. Ho iniziato a studiarne i fondamenti e, come sempre, tanto dipende da chi incontri e a chi ti affidi. Ho avuto la fortuna di frequentare i corsi di Beatrice Bracco, donna ed insegnante meravigliosa; la sintonia tra noi fu immediata. Dal punto di vista della recitazione parlavamo la stessa lingua e così è stato tutto più facile: mi sentivo corrisposto, motivato a dare il massimo ogni giorno, esercitandomi per ore. Nell’arte (così come nel lavoro) i puoi mettere anima e passione, ma se poi non vieni riconosciuto per quello che fai allora subentrano le insicurezze, che a loro volta portano ai fallimenti. Ed è lì che inizia il vero calvario.

 

Prima di dedicarti a cinema e tv ti sei fatto le ossa con il teatro…

Esattamente. La prima parte importante mi fu data per uno spettacolo su Vincent Van Gogh. Fu un’esperienza davvero incredibile: senza volermi paragonare a lui, ho davvero visto molte similitudini con il personaggio. Un’artista che è stato un visionario per tutta la vita e del quale si è notata la grandezza solo dopo la morte. Lo spettacolo ebbe un successo incredibile: ricevetti un premio basato sui voti di altri studenti di prestigiose accademie in giro per l’Italia, ma nonostante ciò il telefono non squillava mai. Poi per fortuna il vento è cambiato. Ora ci posso ridere sopra, ai tempi per non demoralizzarmi ho svolto altri lavori: solo cosi si può resistere. La vita dell’attore esordiente è tutt’altro che red carpet e produzioni importanti, ve lo posso assicurare.

Come è stato lavorare sul set di Suburra?

Bellissimo. Un’esperienza totalmente differente da quello che avevo fatto in precedenza. L’alternarsi dei registi (una prerogativa delle serie tv Netflix) è stimolante e “strano”, perché segui la stessa storia narrativa ma con direzioni differenti. Va specificato che quando uno terminava il proprio segmento di episodi poi si passava al regista successivo: così facendo, noi attori non ci siamo mai ritrovati spaesati. Mi sono trovato bene con tutti e tre (Michele Placido, Giuseppe Capotondi, Andrea Molaioli ndr), impossibile affermare il contrario! Però siccome mi piace dire quello che penso, Capotondi su tutti è quello che ho preferito per stile e sceneggiatura.

 

Poi è stata la volta di Rosy Abate – La Serie? Come è stato entrare nel cast? E soprattutto, ti aspettavi questo picco di ascolti?

Il ruolo di Bonaccorso? Ho avuto la parte nell’unico modo possibile. Un provino, poi il secondo, poi un incontro e si aspetta che il telefono squilli. E se non squilla, vuol dire che non sei andato bene. È la terribile legge del “le faremo sapere”, ci sono già passato. Per quanto riguarda gli ascolti, uno share così alto non me lo sarei mai aspettato: non perché avessi dubbi sul nostro operato, ma nessuno se lo immaginava! Parliamo del 19% complessivo, battendo di oltre 10 punti i programmi sulle reti concorrenti. Non ho partecipato alle serie precedenti di Squadra Antimafia, però dai feedback che ricevo e, secondo la critica, Rosy Abate – La serie è un prodotto qualitativamente superiore. Quindi mi prendo volentieri i complimenti.