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By Luca Forlani
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Attore, autore, regista e speaker, Mario Acampa è un vero vulcano, una macchina sempre accesa capace di sfornare idee e progetti a ritmo continuo. Lo incontro durante una pausa tra i mille impegni che lo dividono tra teatro, tv e radio. La passione sembra essere il fil rouge della sua vita e del suo lavoro. Segnatevi il suo nome perché sentiremo molto parlare di lui.

Hai da poco concluso una felice esperienza a Radio Due con Commessi Viaggiatori

Una trasmissione in cui abbiamo parlato di viaggi in senso lato. Mi ha affiancato la bravissima Luisa Mann, purtroppo scomparsa poche settimane fa. L’idea del titolo mi è arrivata vedendo Morte di un commesso di un viaggiatore diretto da Eros Pagni, mi ha colpito quest’ossimoro “commesso viaggiatore”. Il commesso è un lavoro sedentario mentre il viaggiatore è l’esatto opposto, viaggiare anche stando fermi, con la mente, la trovo un’immagine bellissima.

La trasmissione è andata in onda dagli storici studi di Via Asiago a Roma. Che emozione hai provato il primo giorno?

Un’emozione fortissima. C’è un corridoio pieno di foto con tutti i più grandi. In quella sede realizzarono anche i leggendari radiodrammi. La radio è un mezzo meraviglioso e immediato. Sei tu e un microfono. Mi affascina l’intimità che si crea con gli ascoltatori. È stato un piacere rinunciare alle vacanze.

 

Sei autore e conduttore di TAO su Sky Classica, una trasmissione che racconta l’opera. Come ti è venuta quest’idea?

TAO – acronimo di Tutti All’Opera – è un programma di cui vado particolarmente orgoglioso. Mi sono avvicinato all’opera prendendo parte come attore anni fa a un’operetta Al Cavallino Bianco, poi sono andato all’Arena di Verona a vedere Carmen di Bizet, è stato amore a prima vista. Con TAO ho cercato di unire divulgazione e intrattenimento.

 

L’opera è una delle forme d’arte più tipicamente italiana, ma sta attraversando una forte crisi di affezione. Ti sei dato una spiegazione?

L’opera porta l’italiano in tutto il mondo senza traduzione. Nello spot del programma dico “l’opera lirica è immortale perché va dritta al cuore ma per amarla bisogna capirla”. Pur parlando delle stesse urgenze umane che abbiamo ancora oggi, è necessario fare un grande sforzo di comprensione e in una società frenetica come la nostra risulta piuttosto complicato. Nella trasmissione facciamo ascoltare delle arie a ragazzi giovanissimi e filmiamo le loro reazioni: sono davvero sorprendenti, alcuni si commuovono e anche i più prevenuti si convincono di andare all’opera.

 

La tua opera preferita?

Tosca di Puccini.

E il tuo teatro d’opera preferito?

L’Arena di Verona. Non posso non menzionare La Scala, l’Opera di Parigi e il Metropolitan Opera House di New York.

 

Hai iniziato come attore di teatro, cosa ti ha insegnato la recitazione?

L’ultima parte della mia formazione l’ho avuta a Los Angeles con Ivana Chubbuck e mi sono reso conto che non puoi recitare se non ti immergi completamente in quello che fai. In teatro c’è l’immediatezza del pubblico. Ho imparato ad andare in profondità nelle cose. Il personaggio diventa te, tu diventi il personaggio e si crea un bellissimo scambio. Altrimenti metti solo muri e maschere.

 

Stai portando nei teatri Processo a Nureyev, di cosa si tratta?

È uno spettacolo che ho scritto io, racconta la vita del grande ballerino e io ho l’onore di vestirne i panni. Narra un lungo interrogatorio ad opera dei servizi segreti russi e nella scrittura mi sono basato su documenti storici. È un dialogo tra Nureyev e un agente. Sono orgoglioso di portare in teatro questa figura così affascinante.

 

A quando una trasmissione sulla danza classica?

Sto pensando a un’edizione speciale di TAO tutta dedicata al balletto.

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