Marco Mori: “Essere perfetti? Che noia”

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Marco Mori è un designer sicuramente fuori dagli schemi. Nato nel 1992 a Lindau, città della Baviera affacciata sul lago di Costanza, in Germania, inizia nel 2016 a studiare i media interattivi ad Augusta, dove impara progettazione e programmazione e si innamora perdutamente del 3D e del motion design. Da allora tutta la sua concentrazione e tenacia si sono rivolte a questo ramo: realizzare concretamente le sue idee e sperimentare nuove tecniche e nuovi stili è la sua mission continua. Fin qui tutto normale, ma di normale (sempre che l’aggettivo in questione abbia ancora un significato univoco) c’è ben poco. O meglio: in una società in cui chi riesce ad emergere punta soprattutto alla bellezza e all’impatto visivo, concentrandosi sulle armonie e sulla capacità di apparire piacevole alla vista, ecco che Mori ribalta la situazione e si immerge in un terreno inesplorato, l’altra faccia del bello e del perfetto ad ogni costo. 

La sua arte visiva, intelligente, grottesca, divertente e oscura gode ​​di una manipolazione nauseabonda della forma umana attraverso esperienze disumane, da corpi che rimbalzano senza ossa giù per una scala a teste che si espandono, si sciolgono e si scontrano. È possibile che parte di questo interesse per la malleabilità umana provenga dall’ispirazione che gli stessi hobby di Marco hanno avuto sulla sua vena artistica. “Provengo dallo sport e dallo skateboard, ho visto cosa era possibile fare, quindi ho iniziato a ricercare ed imparare”. 

Guardare le immagini di Mori all’inizio potrebbe creare qualche difficoltà. Eppure c’è qualcosa che inchioda allo schermo e che consente di non smettere di trovare tutto ciò profondamente e disgustosamente umano, reale e vero. La bellezza nella bruttezza, la verità nel fastidio, senza filtri: la vecchiaia, la pelle cadente, i denti non allineati, l’obesità, i muscoli flaccidi rendono la visione crudele ma onesta di ciò che è la vita. Senza inganno. Gorillaz, Kanye West, Roddy Rich, Yung Bans, Young Thug e altri artisti hanno scelto Marco Mori e la sua arte per i propri progetti artistici. Segno che la bellezza e la perfezione a tutti i costi non è sempre così interessante.

 

La tua arte è innovativa, geniale e con massiccio utilizzo della tecnica 3d: raccontaci da dove proviene il tuo interesse per l’arte digitale. Sei un artista che ha scelto di riprodurre corpi grassi o vecchi o non belli: cosa ti spinge a cercare tutta questa bruttezza?

Instagram è pieno di pseudo splendidi corpi umani. Tutti cercano di mostrare il loro lato più perfetto sui social che sicuramente non riflette la verità. Io voglio mostrare corpi reali con caratteristiche vere, con le loro angolarità e le loro piattezze.



Hai all’attivo tantissime collaborazioni con numerosi artisti musicali e personaggi noti: come ha influito questo aspetto sulla tua popolarità?

Al giorno d’oggi è molto più facile ottenere una vasta portata con strumenti come i social media. Ho avuto la fortuna che grandi siti su Instagram condividessero alcune delle mie clip. Siti seguiti anche da celebrità. Come nel business dei video musicali, band o cantanti sconosciuti fanno un grande concerto per un noto musicista e subito altri musicisti iniziano ad apprezzarli. Lo stesso è successo a me. La forza del passaparola è potente e prodigiosa.

Spesso i tuoi video risultano disturbanti per lo spettatore, ma allo stesso tempo la tua arte è ipnotizzante. Come conciliare il fastidio e l’amore allo stesso tempo?

In realtà non lo sto facendo consapevolmente, come non sto pianificando la relazione tra loro due. So solo che tutto ciò mi dà una sensazione speciale, sento che sto facendo qualcosa che mi sembra giusto.

 


Qual è il tuo prossimo passo: ti piacerebbe provare qualcosa di nuovo?

Lavorare a stretto contatto col mondo della musica è senza dubbio stimolante: come successo in passato, mi piacerebbe realizzare altri progetti di animazione completi.

Amore e arte, spesso una combinazione indissolubile. Cosa rappresenta questo concetto per te?

L’amore è solo un sottotipo dell’arte. Proviamo a pensare a quante canzoni parlano d’amore. Nell’arte digitale penso che vi sia un più ampio uso dei sentimenti e una maggiore diversità nell’esprimerli anche se ciò può sembrare strano e spesso già definito. Ma trovo che il mondo digitale sia pieno di arte e quindi anche di amore.