Gli incredibili 2: il film d’animazione dell’anno
27 luglio 2018
Weekend is Playlist vol. 24
27 luglio 2018

By Lorenzo Sabatini
27 Luglio 2018

Toscano, classe 1972, titolare di Marco Arienti Studio, si occupa di fotografia e postproduzione insieme alla moglie Stefania Vannucchi. Porta avanti una tradizione fotografica di famiglia iniziata nel 1945 dal nonno Massimo, e proseguita dal padre Luciano a partire dal 1969. Le sue immagini sono state esposte in diverse occasioni sia in Italia che all’estero; negli anni si è occupato inoltre di formazione e di insegnamento. Parallelamente al suo impegno in studio, si occupa della direzione artistica del Festival Fotografico ImagO, ruolo che lo ha portato in contatto con numerosi esponenti storici e moderni della fotografia italiana e internazionale.

Quando hai capito che la strada professionale intrapresa da tuo padre sarebbe diventata anche la tua?

Ho iniziato a lavorare come assistente part-time di mio padre molto presto, a 14-15 anni, ma in tutto il mio periodo di apprendistato non ho avuto grosse velleità, mi bastava riuscire a eseguire bene quello che mi veniva chiesto. Non credo ci sia stato un momento vero e proprio durante il quale ho realizzato che sarei stato un fotografo, ho sempre trovato la cosa in qualche modo estremamente naturale. Ricordo invece chiaramente quando, una decina d’anni più tardi, ho capito che la fotografia poteva essere un mezzo per esprimere me stesso, ciò che mi colpiva. Ero ancora lontano dal riuscire a mettere in ordine e concretizzare tutte le idee che si sovrapponevano nella mia testa, anche perché avevo una gran quantità di interessi diversi. Col tempo ho imparato a osservare di più e mettere meglio a fuoco. Soprattutto sono riuscito a trovare la lucidità necessaria per capire meglio me stesso e la mia indole, ovvero ho imparato non solo a interrogarmi ma, finalmente, anche ad ascoltare le mie risposte. Credo sia un processo inevitabile, fisiologico, forse si può arrivare alle stesse conclusioni per vie diverse, ma sono vie che conosco.

Sei un appassionato del genere musicale new wave. Quanto la musica influenza il tuo processo creativo a livello di immagine? Ascolti musica mentre fotografi?

Sono un appassionato di musica in generale, la cosiddetta new wave ha comunque rappresentato per me un punto di partenza importante, non solo musicale. Con la scoperta della musica indie di inizio anni ’80 ho scoperto, ad esempio, l’esistenza di movimenti e canali sotterranei che vivevano al di fuori del circuito mainstream delle radio, di MTV, dei quotidiani nazionali, dei telegiornali; la curiosità ha fatto il resto. Al tempo stesso, prendendo spunto da testi e interviste, mi sono aperto ad altre forme d’arte: cinema, pittura, letterature e certo, fotografia. Ho iniziato a leggere con attenzione Kafka e Camus perché citati più o meno direttamente nei testi dei primi album dei Cure, così come ho conosciuto Burroughs e Kerouac grazie ai King Crimson. Tom Waits, invece, mi ha ‘regalato’ Anders Petersen e Jim Jarmush, molto carino da parte sua… Ancora oggi la musica ha un ruolo importante nella mia vita e, di conseguenza, nel mio lavoro, e se non posso ascoltarla spesso la immagino. Quindi direi che non solo ascolto musica mentre fotografo, ma anche mentre penso a cosa e come fotografare e mentre lavoro in post sugli scatti eseguiti. Inevitabilmente, penso, nell’estetica delle mie immagini affiorano talvolta gli echi degli LP che giravano sul piatto o gli innumerevoli fotogrammi assorbiti durante le nottate passate davanti a Fuori Orario.

Parlaci un po’ del Festival fotografico ImagO che ormai è un punto di riferimento della fotografia in Toscana, e raccontaci di un momento che hai particolarmente a cuore.

ImagO è un progetto che ho visto crescere negli anni grazie alla passione e al lavoro di molte persone, abbiamo puntato in alto e siamo stati ripagati dalla presenza di grandissimi esponenti storici e moderni della fotografia italiana e internazionale: Franco Fontana, Oliviero Toscani, Eolo Perfido, Pier Paolo Cito, Marianna Santoni, Gabriele Rigon, Stefano Mirabella, Andrea Boccalini, Pierpaolo Mittica, sono solo i primi che mi vengono in mente. Inizialmente il festival iniziava e si concludeva nel giro della prima settimana di settembre, attualmente è un cantiere costantemente aperto, con appuntamenti sia nel periodo estivo che invernale. Lo scorso dicembre abbiamo avuto l’onore di poter ospitare Ferdinando Scianna, un vero e proprio “gigante”. In questi anni sono stati molti i momenti che hanno lasciato un segno, grazie al festival ho avuto la fortuna di incontrare ottimi fotografi e belle persone, con molti degli ospiti ho mantenuto rapporti di stima reciproca e amicizia. Con particolare affetto ricordo Pier Paolo Cito e Eolo Perfido, che per primi hanno accettato di partecipare e di dare fiducia a una manifestazione ancora sconosciuta. Ho seguito negli anni il loro lavoro e i loro corsi, averli assieme accanto a me durante la chiusura dell’ultima edizione mi ha fatto veramente molto piacere. Così come ricordo con emozione l’incontro con Franco Fontana, uno dei più importanti fotografi italiani del dopoguerra e persona assolutamente straordinaria. Al pari di Mario Dondero, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e a cui abbiamo dedicato una mostra in memoria nel 2016, l’anno successivo alla sua scomparsa. Potrei continuare a lungo, sono stati realmente anni ‘densi’ di appuntamenti importanti, per me e sicuramente anche per Orbetello, sono orgoglioso di aver contribuito.

Qual è il tuo fotografo preferito?

Domanda difficilissima, sarei tentato di cavarmela rispondendo semplicemente Peter Lindbergh. In realtà, come per altre forme di espressione, della fotografia mi affascinano molti aspetti e sono attratto dal rigore tecnico e stilistico tanto quanto dal caos delle avanguardie. Sarebbe una lista piuttosto lunga e mai definitiva, in sostanza. Con molto affetto e pochissima retorica, mi piacerebbe dedicare questa risposta al fotografo che i fotografi e la fotografia me li ha fatti conoscere, cioè mio padre.

 

Un soggetto che ti manca e che vorresti scattare?

In questo momento c’è molta voglia di sperimentare, di andare oltre, ma non per quanto riguarda i soggetti da riprendere, direi più nel modo di riprenderli. Con questo punto di vista ben chiaro in testa, mi sto aprendo molto alle collaborazioni, mi piace osservare il punto di vista di persone diverse riguardo lo stesso soggetto. Sottolineo il termine ‘persone’, quindi non necessariamente altri professionisti del mio campo, perché non è tanto una faccenda tecnica, quanto piuttosto umana. Sono curioso, in generale, di vedere in quale modo gli altri leggono la scena e mettere la cosa in relazione col loro carattere, col loro modo di essere.

Related Post