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Manuel Frattini: Sogna Charlie Chaplin ma ci commuove con Pinocchio

Federico Tavola: Focalizzare l’attenzione, stimolando riflessioni indipendenti
14 Ottobre 2015
Elia Piatto
14 Ottobre 2015

Manuel Frattini

Sogna Charlie Chaplin ma ci commuove con Pinocchio

Manuel Frattini classe 1965.
Uno splendido cinquantenne che interpreta Pinocchio? Questa è la magia che piace a noi di StarsSystem e che solo a teatro è possibile assistere.

Nasce a Corsico (Milano), ma ha scelto la campagna, nel pavese, dove vivere. Muove i primi passi come ballerino all’interno degli studi Rai prima: Fantastico e Pronto… è la Rai?, Mediaset dopo: La sai l’untima? e Festivalbar. Ma è il teatro ad adattorlo definitivamente attraverso i tanti Musical da lui interpretati grazie all’incontro con Saverio Marconi e la Compagnia della Rancia. Da ricordare A Chorus Line, Cantando sotto la pioggia (grazie a questa interpretazione riceve due importanti riconoscimenti: il “Premio Bob Fosse – un Oscar per il Musical 1996” e il “Premio Danza & Danza” come miglior giovane interprete italiano della stagione 1996/1997 non solo, riceve il “Primo premio nazionale Sandro Massimini”, compianto Re dell’operetta). Lunga la lista di Musical interpretati da Manuel, sempre con dedizione, impegno e professionalità, qualità che gli hanno permesso di sviluppare, partendo dalla danza, doti eccezionali di showman fantasioso, versatile e completo.

Pinocchio ha debuttato nel 2003, dopo più di 10 anni ritorni ad interpretare questo personaggio. Com’è cambiato il Pinocchio di Manuel Frattini?

È cambiato il cast e questo mi ha permesso di rinnovare l’entusiasmo. Pinocchio è un personaggio che attraversa talmente tante sfere emotive che l’entusiasmo non è per niente cambiato.

Anagraficamente parlando…

Molti avranno pensato o detto: “Cinquant’anni e interpreta ancora Pinocchio!”. Lecito pensarlo o dirlo, ma se solo avessi avuto la sensazione di non essere credibile, non sarei andato in scena. Prima di cominciare le prove ho parlato con Saverio Marconi e con il coreografo Fabrizio Angelini dicendo loro: “La mia energia, la mia forza e il mio entusiasmo sono gli stessi del 2003, ora tocca a voi dirmi se da fuori corrisponde alla realtà, ma dovete essere molto onesti nei miei confronti”

Sono stai onesti. Difficoltà tecniche?

Tecniche e fisiche sono una costante, non solo nei momenti coreografici, se pensi che Pinocchio non sta mai fermo; salta sul tavolo, scende dal tavolo, corre di qua, corre di là.

Una bella palestra.

Altroché, da pigro quale sono mi mantiene in forma. È un allenamento pazzesco. Grazie a questo lavoro io resto giovane, il mio spirito resta giovane.

Un eterno Peter Pan, giusto per citare un altro tuo Musical.

Eggià, Sindrome di Peter Pan nel bene e nel male. Nel bene perché la crisi dei trenta, dei quaranta e mettiamoci pure dei cinquant’anni non l’ho avuta ma non perché mi senta un super eroe. Nel male perché rifiuto tutte le responsabilità dell’adulto; mi dimentico le multe o le bollette da pagare e non solo!

Manuel Frattini riesce a tenere a bada Pinocchio?

Difficile dire se lo tengo a bada, di fatto non lo controllo perché è lui che prende il sopravvento su Manuel è come se venissi quasi posseduto dall’energia e dallo spirito di Pinocchio.

Geppetto è un papà single…

“Questa è la mia notte dei miracoli,
camminerò sul filo tra stelle tutte mie,
sceglierò quali amici avere intorno,
magari un po’ diversi come me.
E’ un diritto la felicità,
ho un biglietto per la libertà,
se non giochi mai non puoi mai vincere.
Questa notte è perfetta e cambia la vita mia”

Nella canzone La notte dei miracoli Pinocchio canta: “è un diritto la felicità”, secondo te, è un bambino felice con un padre single?

Guarda intanto grazie perché tocchi una tematica assolutamente attuale, aggiungi anche che Pinocchio è un bambino diverso dagli altri. Se è felice? Sicuramente è un bambino felice, al di la del fatto di non avere genitori naturali. La nostra versione è diversa da quella di Collodi dove Fata Turchina ricopriva le due figure femminili nella stessa persona, materna e magica. Saverio Marconi per dare maggior ruolo alla famiglia ha aggiunto il personaggio Angela, la donna innamorata di Geppetto e che diventerà alla fine, la madre di Pinocchio. Secondo me Pinocchio sarebbe felice anche solo con Geppetto, però diventa veramente felice quando gli verrà concesso di crescere è quello che lui desidera di più.

Ed è quello che dovrebbero fare tutti i bambini, crescere felici. Tutti noi abbiamo letto la storia di Pinocchio, mentre non conosco le cifre di spettatori che hanno assistito negli anni al Musical (sicuramente tantissimi). Eppure non mi sembra che l’opinione pubblica leggendo questa favola abbia urlato allo scandalo, né gli spettatori escano scandalizzati dal fatto che Pinocchio sia un diverso, con un unico genitore e per giunta maschio.

Alla fine per essere una famiglia felice non bastano due persone che si amino?

È molto interessante quello che dici. Pinocchio è una favola che non ho molto amato da ragazzino, non vedevo una via di fuga succedeva tutto quello che già succedeva nella realtà; non fare questo, non fare quello, se dici le bugie ti si allunga il naso…
L’ho rivalutata, per me è stata terapeutica e il tuo pensiero mi piace e mi piace sottolinearlo e visto che non si scandalizza nessuno davanti a una storia come questa, così dovrebbe essere nella vita di tutti i giorni. Tirerei le somme dicendo; “dove sta il problema? Ma soprattutto perché dovrebbe essere un problema”, nel momento in cui c’è amore è soltanto amore la parola giusta. Lo spettacolo si conclude proprio con questa frase.

Lasciamo le polemiche e torniamo a parlare di te.

Grazie al Musical Pinocchio è nato il Teatro della Luna a Milano. Il tuo Pinocchio è stato l’unico spettacolo ad arrivare a Broadway. Hai mai sognato l’America?

Sono cresciuto a pane e Fred Astaire. L’America degli anni 50 e i Musical di quel periodo mi hanno fatto innamorare di questo lavoro. Ho visto molti colleghi partire per l’America, ma io avevo un forte desiderio di riuscire a realizzarmi nel mio paese. Certo sarebbe stata un’esperienza meravigliosa, però non farla nel mio paese mi sarebbe in qualche modo spiaciuto. Fortunatamente ho aspettato che i tempi cambiassero ed incrociassi nella mia strada la Compagnia della Rancia.

Il rigore e la professionalità che c’è a Broadway la ritrovi in Italia?

Ci sono ancora persone che come me arrivano solo dalla danza, la mia formazione è avvenuta sul campo, la mia palestra è stata il palcoscenico. Alle audizioni, oggi, arrivano artisti bravissimi e preparati grazie alle Accademie che sono nate negli ultimi anni e che ti preparano a 360°. In America c’è una lunga tradizione, iniziano a studiare canto, musica e danza fin da piccoli, la loro preparazione è molto più forte della nostra però a volte, lo dico con molto rispetto, ho trovato freddezza in loro mentre noi abbiamo più cuore e nonostante la perfezione e l’eccellenza americana, preferisco le nostre sporcature. Ripeto, lo dico con grande rispetto.

La senti la responsabilità di indurre molti spettatori ad appassionarsi al teatro? Migliaia di bambini sono cresciuti grazie ai tuoi Musical.

Ricevo tantissimi messaggi di persone che mi ringraziano. Molti non solo si sono appassionati al teatro ma hanno scelto di intraprendere questa carriera. Ho visto mamme che sono venute nel 2003 con il pancione, mentre adesso arrivano che i loro figli che a soli 12 anni sono più alti di me… e non ci vuole molto!
Per me è una piacevole responsabilità, far scoprire ai giovanissimi il fascino del teatro è una cosa bellissima.

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Però molti dicono che il teatro è morto?

Non ci voglio neanche pensare. Sono un ottimista per natura, cerco sempre di guardare il bicchiere pieno. Mi piace pensare che in questo momento storico di crisi, abbia dato una mano nel far scegliere alla gente la qualità, laddove la qualità non c’è non sopravvivere alla crisi. Mi piace pensarla e vederla così.
Un teatro come il Teatro della Luna (circa 2000 posti) quando è esaurito è quasi fantascienza, ma il mio entusiasmo, il mio impegno e la mia passione è identica se vedessi in platea dieci persone o ne vedessi 2000. Non amo quando in un cast, non parlo di questo, ma in passato è successo, sentire: “Oh mamma mia c’è poca gente, che palle”, mi mortifica, non mi piace, non perché lo spettacolo non ha funzionato ma perché non puoi avere questo pensiero, è inutile. Se uno spettatore ha scelto di uscire di casa, pagare un biglietto e venire a teatro, fossero anche solo due persone, io gli devo dare il massimo.

Com’è avvenuto il tuo incontro con la Compagnia della Rancia?

Nel ‘91 per le audizioni di A Chorus Line. Saverio Marconi dopo la scommessa di mettere in scena con successo La piccola bottega degli orrori decise di portare in Italia A Chorus Line. Altra scommessa vinta e non solo, lo spettacolo vinse il Biglietto d’oro per due stagioni di seguito. Come ballerino ho esordito in un Musical d’eccellenza tra l’altro era la mia storia, era quello che mi accadeva tutti i giorni; audizioni nella speranza di entrare in un corpo di ballo ma soprattutto un lavoro.

Saverio Marconi quanta libertà lascia nello sperimentare?

Nello spettacolo A Chorus Line eravamo tutti ballerini (ai tempi ballavamo e basta) non cantavamo né recitavamo. Marconi ha avuto il pregio di riuscire a far recitare dei ballerini, ci suggeriva le intonazioni delle battute ma subito dopo ci diceva che non dovevamo ripeterla come l’aveva detta lui perché tutto doveva partire dal pensiero e dall’ascolto anzi, si arrabbiava molto se nel suggerire una battuta uno la ripeteva esattamente come lui.

Lo spettacolo a cui sei più legato e quale partner anima maggiormente i tuoi ricordi?

Sono tanti. In primis Raffaele Paganini, un altro che arrivava dalla danza e che si messo al servizio del teatro, con lui sono stati quattro anni di lavoro meravigliosi. Il mio primo anno con Paganini c’era un mostro di bravura, Chiara Noschese, dalla quale ho rubato e assorbito il suo talento. Con Sette spose per sette fratelli la meravigliosa Tosca cantante di una poesia nella voce pazzesca.
Un’altra palestra è stata con Christian De Sica, Christian non è uno che ama seguire il copione e per la prima volta ho dovuto sperimentare l’improvvisazione. Christian è un’artista meraviglioso, grandissimo talento, ma un grande insicuro per alcune cose, nel momento in cui si andava in scena, se non avevi la prontezza di agire venivi affossato ed io non potevo permettermelo. E poi c’è Paolo Ruffini, anche con lui ho dato libero sfogo all’improvvisazione, ma con una consapevolezza maggiore.

Prima di approdare in teatro hai mosso i primi passi in TV. La TV dimentica in fretta i suoi personaggi più talentuosi?

La TV dimentica i suoi personaggi talentuosi (pausa, lunga pausa). Sicuramente sì, ma forse non sono più arrivati personaggi talentuosi, per me i personaggi talentuosi sono quelli che vediamo in programmi come Techetechetè. L’unica sopravvissuta è la mitica Raffa (Raffaella Carrà) grande professionista le si riconosce un talento anche se non era una grandiosa ballerina né una cantante, ma resta la Raffa nazionale. La TV oggi è cambiata talmente tanto che a me spiace molto, spiace in quanto ballerino. Passavo i miei sabato sera a casa, non me ne fregava niente di andare in discoteca, dovevo guardare il varietà. Il varietà è morto, scomparso. L’unico che ogni tanto ci riprova è Fiorello, fa il varietà esattamente come lo si faceva tempo fa. Son convinto che il varietà possa piacere di nuovo, ma il pubblico andrebbe rieducato.

Quindi non ti manca la TV?

Mi manca la tv di quel tempo. La mia grande fortuna è stata nel momento in cui c’è stato questo cambiamento, e un mio calo di interesse verso la TV (mi svegliavo la mattina e non avevo più voglia di andare a lavorare), è arrivata la proposta del teatro.

Accetteresti di partecipare ad un reality show? Se si quale?

Ce n’era uno che però non andò benissimo; Reality Circus, condotto da Barbara D’Urso. Mi sarebbe piaciuto poter imparare il trapezio, camminare sul filo, fare il giocoliere, sarebbe stato bellissimo. Di andare su di un’isola non me ne può fregare de meno, come si dice a Roma. Ho fatto un provino per Tale e Quale Show, ma essendo in scena con Pinocchio non ho potuto andare fino in fondo, Pinocchio aveva la precedenza.

Danza, canto, recitazione e regia. Qual è il ruolo che più ti rappresenta?

Regia no, non l’ho mai fatta né mi interessa. È una responsabilità così grande che non fa per me, mi piace molto assistere da lontano come occhio e orecchio esterno che si è sviluppato nel tempo questo sì, però non è un mio obiettivo per il momento. Forse il coreografo, lo vedo più vicino a me, ma non sarei un coreografo per tutte le tipologie di musica. devo essere molto ispirato per poter essere in grado di creare una coreografia.

Una domanda che faccio a tutti gli artisti che intervisto, cosa vorresti che si portasse a casa uno spettatore dopo aver assistito ad un tuo spettacolo.

Tornando al discorso di prima, consapevole di aver visto uno spettacolo di qualità, che fa la differenza, sembra presuntuoso però ti posso assicurare che la Compagnia della Rancia confeziona spettacoli bellissimi. Poi va a gusto, ti può piacere oppure no, ma indubbia la qualità. Nel caso di Pinocchio mi piacerebbe spolverassero valori che noi andiamo ogni tanto dimenticando; la famiglia, l’amicizia, una riflessione su quello che abbiamo detto prima per esempio un papà single, una mamma single e la diversità. Che si accorgessero un po’ di tutto questo e che si lasciassero veramente coinvolgere dall’emozione forte che so, consapevolmente, questo spettacolo riesce a regalare ad un pubblico di tutte le età.

Quando potremo vederti in un Musical sulla vita del grande Charlie Chaplin?

Mamma mia, guarda è una chiacchiera che facevo proprio ieri sera con amici. Spero, prima o poi, una produzione abbia il coraggio di imbarcarsi in uno sperimento così. Un personaggio come Charlie Chaplin ha talmente tanto da raccontare, è talmente mondiale e conosciuto da tutti che ha i giusti requisiti per poter avere successo ed incuriosire. Io ci credo, nella mia vita torna spesso questo nome che alla fine qualcosa succederà, me lo auguro.

In attesa che si avveri questo desiderio, i prossimi appuntamenti dopo Pinocchio?

Dopo la tournée con Pinocchio ci saranno date sparse qua e la dello spettacolo Sindrome da Musical ma di preciso ancora non so. Nel frattempo vediamo cosa succede.

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Noi di StarsSystem auguriamo a Manuel di realizzare presto il suo sogno, diventare Charlie Chaplin, nel frattempo ci commuove con il suo Pinocchio in scena fino al 18 ottobre Teatro della Luna, Assago (Milano).

Di seguito le prossime date:
10-15 Novembre – TORINO – Teatro Alfieri
21-22 Novembre – AVELLINO – Teatro Carlo Gesualdo
24-25 Novembre – COSENZA – Teatro Rendano
28-29 Novembre – LEGNAGO – Teatro Salieri
1-3 Dicembre – VERONA – Teatro Nuovo
8 Dicembre – ASSISI – Teatro Lirick
12-13 Dicembre – FIRENZE – Teatro Verdi
17-20 Dicembre – GENOVA – Politeama Genovese
31 Dicembre / 5 Gennaio – IMOLA – Teatro Comunale Lo Stignani
9-10 Gennaio – BOLOGNA – Teatro Europauditorium
16-17 Gennaio – VICENZA – Teatro Comunale