Luxury White: l’arte della tavola apparecchiata

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By Lorenzo Sabatini
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“Sogno un bianco Natale, come quello che conoscevo …” è lo slogan dell’interior designer Lucia Cavaliere di Luxury White per le festività ormai alle porte. Il forte richiamo di proseguire il successo multigenerazionale della sua famiglia di tessutai è stato irresistibile: partendo dall’esperienza tattile della stoffa Lucia ha ampliato il suo know-how unendolo al mondo degli interni. Oggi è madre, imprenditrice di successo, e ha il forte desiderio di condividere con i suoi clienti quell’arte del saper ricevere che le ha trasmesso sua nonna sin da quando era bambina. Tornando all’imminente Natale, ritorna la tradizione del “bianco” negli oggetti home decor e nei set di tessuto Luxury White. Teli di lino candidi rifiniti a mano, tovaglioli impreziositi da impeccabili ricami personalizzati: questa è la tavola firmata dalla home designer. A completamento del set total white la trasparenza del cristallo nei bicchieri e nei candelabri, le alzate per dolci e frutta di regale sapore. Immancabile anche un touch di verde, con l’aggiunta di raffinati materiali di impatto: bronzo e marmo rispettivamente per i candelabri e i sottopiatti. Bandita la trasandatezza: per le feste occorre fare fare le cose in grande! Scoprite in questa intervista i consigli imperdibili della interior designer per voi.

La prima domanda che vorrei sottoporre ad una celebre interior designer è di descrivermi la sua abitazione.

Ho scelto la mia casa nel cuore di Milano: a Brera, dove la vita è ancora a dimensione di quartiere e porta i segni di una lunga storia stratificata. Mi piace la sua bellezza e la sua storia – nel mio cortile sono ancora presenti tracce di un foro di epoca romana. Ogni giorno mi calo in queste memorie e vivo un presente fatto di incontri con persone, spazi e botteghe che hanno ancora una dimensione autentica. Sono nata a Vietri dove le “case si parlano” e tutto è vicino e raggiungibile. Qui ho trovato la stessa dimensione. Della mia casa, che vivo un po’ come un rifugio senza tempo, ho voluto rispettare il sapore e la storia: la tradizione vive accanto a un design contemporaneo, nelle scelte dei materiali, degli oggetti d’arredo e nei toni dei colori. Come in ogni mio progetto anche nella mia casa, il bianco ed il grigio sono i motivi conduttori. Ho rispettato la matrice originaria degli antichi pavimenti, con parquet di recupero che corrono con i loro toni e i loro discreti tratti geometrici su tutta la superficie dell’appartamento. I restauri delle pareti e dei soffitti conservano tracce del passato e per le palette di colori ho scelto solo toni neutri accostati a boiserie in legno e pietra naturale sui piani di appoggio e lavoro di bagni e cucina, in toni leggermente discordanti. Un tessuto di antica tradizione come il lino ricopre tutti gli imbottiti: sedie, letti e divani. Su questo scenario lineare e neutro, circa ogni sei mesi modifico con passione la disposizione o la scelta di arredi differenti, che incontro nelle mie ricerche e di cui mi innamoro. Vivo la casa come una sorta di “allestimento” permanente e questo, a volte, diventa destabilizzante per chi vive con me. Da questa tentazione verso il cambiamento mi distraggo solo progettando nuovi spazi sia nella mia area privata – come gli spazi di lavoro miei e di mio marito, o la casa in montagna – ma soprattutto per il mio pubblico di affezionati clienti, che quasi sempre rientrano anche nelle mie frequentazioni di vita.

 

La più grande lezione che hai imparato da tua nonna, che so averti molto ispirata.

Sì, è lei la principale responsabile della mia passione per le cose speciali della casa. Era una maestra nell’arte del ricevere, grazie alle sue scelte ma anche alla sua naturale eleganza femminile. L’ho osservata organizzare centinaia di accoglienze e di eventi, tutti dedicati agli ospiti della sua casa: da un incontro “d’affari”, come si diceva una volta, alle grandi occasioni fino a un semplice saluto improvvisato: tutto si trasformava in un set dalla calda atmosfera. Nella loro casa ogni giorno era una festa. Un suo suggerimento che faccio sempre mio: “Se non hai nessun cibo speciale da offrire, prepara una tavola magnifica e vedrai che i tuoi ospiti saranno comunque felici”. Direi proprio che è lei che mi ha fatto nascere l’amore per la mise en place, della tavola soprattutto.

Ci parleresti del tuo progetto Luxury White?

Luxury White è nato un po’ come una rivoluzione e insieme anche una scommessa. Ad un certo punto della mia vita mi sono resa conto che ciò che facevo non mi rendeva felice. Così sono ritornata ai miei interessi ed alle mie passioni, per ridarmi una vita nuova… che oltretutto coincideva e si conciliava con l’arrivo di una vera nuova vita: quella di mio figlio. Sono cresciuta in una famiglia di tessutai da generazioni e i miei genitori, per passione e per lavoro, hanno sempre acquistato mobili antichi o di modernariato e anch’io con loro, così ho pensato di ricostruire quel sapore e quella passione. Il primo spazio che ho aperto voleva ricordare proprio l’atmosfera di un confuso bric-à-brac, racchiuso tra pareti grigie naturali e cornici in gesso bianco candido. Ho riempito tutte le nicchie di scaffali con federe di lino bianco e ho arredato ogni angolo con mobili di recupero acquistati in Francia. Per finire ho inondato il soffitto con più di cinquanta lampadari antichi di diverse fogge. Gli avventori entravano nel mio mondo, e mi sono accorta che non volevano soltanto acquistare oggetti o biancheria di tradizione, ma cercavano quel sapore o quella disposizione… È così che ho cominciato a progettare i primi spazi, oltre che le prime tavole o il corredo di casa. Tutti gli oggetti erano pensati e personalizzati a tal punto che non ne esistevano di identici, come non esiste ancora oggi una collezione permanente. Non creo nulla di seriale, ogni volta reinvento e cerco degli elementi assolutamente dedicati al singolo progetto.

Naturalmente la tavola per un evento speciale è stata l’attività più “consumata” nei miei interventi, con creazioni personalizzate su richiesta. Anche nella camera da letto ho inserito nuove creazioni che rendessero giustizia alla materia millenaria del lino o del cotone. Dopo solo tre anni di questa attività ho sentito che il passo successivo era avere un vero e proprio studio di progettazione che – se pur vicino alla strada per raccoglierne gli stimoli – mi consentisse, la concentrazione e la riservatezza adeguata ai miei speciali e affezionati consumatori. È così che ho cercato, sempre a Milano e sempre nel quartiere di Brera, uno spazio che rispecchiasse il mio percorso, e ho trovato in quello che amo definire il mio” piccolo paradiso”, in via dell’Orso 12. Qui ogni cliente si trova come in un salotto di casa. Uno spazio dove non solo può prendere visione di buona parte della nostra proposta di complementi per la casa, in tessuto e sentirne il tocco e la leggerezza, ma un luogo dove poter reinventare con noi la propria casa, oppure studiare un nuovo modo di accogliere i propri ospiti in armonia con la loro storia. Con il tempo il nostro è diventato un vero studio di progettazione d’interni dove ogni elemento è pensato e progettato in maniera dedicata. Sempre da questa mia passione è partita anche l’idea di progettare la Brera Luxury Suite di via Brera 17, dove ricevere i nostri ospiti o i visitatori di Milano, in un ambiente interamente progettato e realizzato per un’accoglienza da hotel di lusso ma capace di ricreare quell’atmosfera di coccole e relax tipica della propria casa.

 

Focus sulla cucina: di quale nazionalità è la tua preferita e perché?

Forse un po’ in contrasto con le mie radici mediterranee, confesso che la mia cucina preferita è senza dubbio quella giapponese. I piatti e la loro presentazione sono sempre una specie di rito e il loro tocco clean nei colori e nelle forme geometriche mi lascia estasiata e stimola la mia fantasia: un nighiri di branzino ben posizionato sul fondo di un piatto, mi appare come il primo tratto dal quale far partire un vero e proprio disegno del proprio piatto personalizzato.

 

Sempre rimanendo in cucina, parliamo dell’arte di apparecchiare a tavola. Si avvicina il periodo delle festività. Ci daresti qualche consiglio esclusivo per i lettori di Starssystem al fine di allestirle nel migliore dei modi?

Spesso quando penso al Natale mi vengono in mente le tradizionali feste di famiglia ricche e colorate, con l’immancabile tovaglia bianca che spesso accoglie l’oro, e tocchi di rosso e il verde nei decori…ma al momento ho una nuova passione… che si concentra sull’accostamento di due materie inconsuete: il marmo e il bronzo. Sulla mia tavola in questo Natale 2018 ho realizzato dei piatti con delle marmette di marmo bianco per piatti e sottopiatti, e al centro tavola disporrei sontuosi e insieme lineari vasi e candelabri color bronzo. Questo sulla mia tavola. Quando qualcuno mi chiede invece un progetto per la propria tavola di Natale, mi piace partire da un elemento irrinunciabile che già esiste nella casa e intorno a questo far ruotare il nuovo set decor. Potrebbe essere essere un piatto, un vaso o una decorazione preziosa e da questi elementi far partire la nuova ispirazione dedicata. Un solo must: la tavola di Natale deve necessariamente essere sempre ricca di dettagli, e di molto “superfluo” come si addice alla migliore tradizione, ma anche per regalarsi un po’ di sogno… Classica o rinnovata, vince la tovaglia e il tovagliolo ricamato, il sottopiatto, i ricchi piatti da portata e tutto il corredo di vettovaglie, posate, segnaposto, Non possono mancare il centro tavola, le candele e soprattutto un tocco di verde .

Potresti descrivere il tuo processo creativo?

Solitamente, dopo averne ascoltato i desideri, capito il suo stile e le sue abitudini di vita, chiedo al mio referente di visitare la sua abitazione. Quasi sempre in questo percorso si resta folgorati da un dettaglio (un quadro, una lampada, un pavimento, un arredo). È da quel dettaglio che nasce la mia ispirazione. Mi piace ricreare degli ambienti all’interno dei quali il cliente si senta a proprio agio, e molto spesso mi piace anche dare nuova vita o nuova collocazione ad arredi che già gli appartengono.

 

Un pensatore che ti ha particolarmente influenzata e perché?

Più che ad un pensatore vi è una donna che è riuscita a creare uno stile unico e riconoscibile, un mondo ricco e pieno: ovviamente penso a Madame Coco Chanel. Al di là della memorabilità delle sue creazioni, amo il fatto che sia una bella storia, tutta al femminile. Una figura di donna che con la sua grazia e intelligenza unita allo stile, si è ritagliata uno spazio immenso nella memoria della moda. Una storia fatta anche di rivincita. Mi ha appassionato leggere la sua biografia e faccio sempre mio il suo memorabile dettato “prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa”; anche quando guardo una casa penso sempre a questa frase e cerco di non “caricarla” mai troppo. L’eleganza in una casa deve solo trasparire, mai essere ostentata e sempre citandola “Il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce”…compresa quella di “apparire”.

 

Un’abitazione di un personaggio celebre con cui sogni di collaborare?

Un luogo che accolga molte persone e diverse le une dalle altre, come un piccolo bistrot in stile parigino. Mi piacerebbe moltissimo anche perché ritengo che in un progetto per un locale sia più facile osare. Per restare nell’area dello stile in cucina, mi piacerebbe progettare qualcosa insieme a Chiara Maci, una donna e una mamma che fa della semplicità il proprio stile distintivo. Mi piacerebbe anche lavorare alla rivisitazione di una dimora storica nel cuore di Parigi. Chissà dove abita Maria Grazia Chiuri? Oggi vive e lavora nella Ville Lumière, ma è troppo ambizioso pensare che abbia bisogno di un mio intervento. Mi piace pensarlo però!

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