Manolo Blahnik – The Art of Shoes
26 Gennaio 2017
Ale Zuber, one night al Cliff
26 Gennaio 2017

By Matteo Squillace
26 gennaio 2017

“Il teatro non è il paese della realtà : ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco”. Abbiamo deciso di scomodare Victor Hugo per iniziare a raccontare la vita dietro le quinte, sul palco e nel mondo di Luisa Menzen. 

Ph: Katharina Poblotzki

So che il tuo amore per il palcoscenico ha origini precoci…

Sin da bambina ho avuto una certa attrazione per il teatro. Sono nata a Herdecke e cresciuta a Rheda-Wiedenbrück, un piccolo paese ad una manciata di chilometri da Dortmund dove ho cominciato a studiare recitazione. A tredici anni con tutta la famiglia ci siamo trasferiti a Milano: seguimmo mio padre in Italia per lavoro, e per me fu inaspettatamente l’inizio di un percorso di crescita continuo e stimolante. Con Spazio Verticale – e sotto la direzione artistica di Lara Franceschetti – ho avuto modo di mettermi alla prova in spettacoli come “La verticale di Nina” e “Studio su tre Sorelle” (una rivisitazione del capolavoro di Cechov). Nel mentre ho conseguito la laurea presso lo Iulm: preparavo gli esami, finivo di studiare e mi fiondavo immediatamente a teatro!

E per quanto riguarda il cinema?

Assieme ad amici e compagni di teatro abbiamo girato alcuni corti, fino alla prima esperienza sul set di Eri come sei, un film del 2012 diretto da Maria Elisabetta Marelli. Esperienze importanti che mi hanno permesso di scoprire un nuovo modo di lavorare. Poi, due anni dopo, ho risposto al richiamo della Grande Mela…

Ph: Nicole Tanzini

Ovvero?

Subito dopo la laurea (era il 2014) sono volata a New York per lavorare assieme ad Aleksey Burago presso il The Russian Arts Theater & Studio: in meno di un anno ho preso parte alle rappresentazioni di opere come My Uncle Cechov, Avenue of Wonder e Crime and Punishment. Per ogni spettacolo (due ore e mezza ogni sera della settimana, a parte il lunedì) si affrontano circa quaranta repliche, quindi ogni volta mi fermo almeno tre mesi per prove e rappresentazione. Al momento sono anche l’unica “italiana” che stabilmente collabora con loro.

A tal proposito, ti è mai capitato di essere in competizione con un’attrice/un attore che lavorava nella tua stessa compagnia?

La competizione nel mondo dello spettacolo purtroppo c’è sempre, però l’ho più sentita ai casting o alle audizioni per diversi progetti. Nella compagnia di teatro finora non mi è capitato ancora. Sono convinta che la gelosia non fa bene a nessuno. Quello che importa è di lavorare e impiegarsi al massimo, imparando e ispirandosi ogni singolo giorno.

Parola d’ordine “Provare, provare e ancora provare”?

Assolutamente sì! La parte me la studio a colazione, in taxi e a momenti anche sotto la doccia. Anche perché una volta che si va in scena non si torna più indietro.

E nel poco tempo libero a disposizione, come ami vivere una città come New York?

Per ricerca e ispirazione personale trascorro interi pomeriggi al MET Museum e la Public Library. Poi al tramonto o nei pomeriggi liberi mi concedo un po’ di riflessione al Riverside Park da dove si gode una splendida veduta dell’Hudson e, in lontananza, della Statua della Libertà. Dopo le prove un drink me lo concedo nel quartiere di Williamsburg, a Brooklyn. Consiglio poi il Nite Hawk (questo è per veri newyorchesi), un cinema che trasmette grandi classici fino a tarda notte e dove si possono ordinare cocktail e “junk food” fino a tardi.

Ph. Left: Joe Henson/ Right: Katharina Poblotzki

Ricerca e ispirazione, due aspetti fondamentali di questo mondo. Se dovessi citarmi alcuni spettacoli che hanno lasciato un segno indelebile sul tuo percorso di crescita?

Acciaio liquido di Lara Franceschetti e Odissey di Bob Wilson al Piccolo. A New York invece ho avuto il privilegio di assistere alla rivisitazione di A view from the bridge di Arthur Miller, uno spettacolo diretto Ivo Van Hove.

Per il 2017 dove pensi ti porterà la tua professione?

Oltre a dividermi tra Milano e New York ho aggiunto Berlino alla “mappa” delle mie mete lavorative. Lì vive e lavora Jurij Alschitz, uno dei miei principali riferimenti a livello teatrale. E’ un maestro assoluto, con una visione unica del teatro. Con lui ho già seguito diversi laboratori, ma non mi stanco mai di ascoltarlo: sono convinta che solo mantenendo alta la voglia di apprendere dai migliori un attore/attrice possa aspirare alle vette più alte. Poi faccio un lavoro in continuo movimento, non pongo limiti alla provvidenza: sono pronta a cogliere qualsiasi progetto ed opportunità.