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By Matteo Squillace
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Ludovico Franchitti, in arte Ludwig è un artista, dj e producer romano. La sua prima passione è la musica elettronica che lo ha portato a girare il mondo tra i migliori club. Dopo aver prodotto per alcuni degli artisti più influenti della scena trap nazionale come Junior Cally e Mambolosco e aver accompagnato la Dark Polo Gang nel loro ultimo tour, Ludwig decide di puntare su un progetto tutto solista. Il successo del suo primo singolo Un Po’ de Que è tanto incredibile quanto inaspettato e lo spinge a pubblicare il suo primo EP, Curioso. L’amore di Ludovico per l’EDM è percepibile in tutte le tracce, dopotutto il suo obiettivo è solo uno: farci tornare a ballare con la musica elettronica.

Tu dici di appartenere al mondo della EDM. Qual è lo stato di questo genere in Italia?

La verità è che è un genere che non se n’è mai andato dal club. Chi dice che l’EDM è morta si sbaglia di grosso. Non c’è più l’hype di un tempo, non è più di moda, soppiantata dalla trap, ma esiste ancora e sta tornando. È un genere che non puoi togliere del tutto. In discoteca, anche quando vuoi essere innovativo, devi almeno dedicare un’ora alla musica elettronica. Io vengo da quel mondo, che rispecchia il mio personaggio.

In 11 anni di carriera ti sei avvicinato prima all’elettronica e solo in un secondo momento all’hip hop

Esatto. Vengo da Roma e lì subito dopo la dance anni Novanta è arrivata la house di Diabolika, Emanuele Inglese, Emix e tanti altri. Gli Swedish House Mafia hanno dato una grande impronta a questo tipo di musica elettronica progressive e da lì sono nati tutti gli altri come Martin Garrix, Nicky Romero, Afrojack. Solo negli ultimi anni mi sono spostato su un altro genere.

 

Come nasce Un po’ de Que?

Dal mio desiderio di cambiare rotta. Venivo da un ambito trap, avendo seguito la Dark Polo Gang durante il Twins Tour e avendo prodotto per artisti affini a questo genere, quindi mi sono detto “perché no?”. Mi aspettavo un feedback negativo. Mi aspettavo gli insulti e invece no, ho fatto sold out all’Atlantico di Roma.

Come si differenzia questo singolo dal resto della tua produzione?

È più commerciale, più ottimista. E alla gente è piaciuto, nonostante a livello di produzione e contenuti sia praticamente l’opposto di quello che avevo fatto fino a quel momento.


Un cambiamento che ha fatto anche la Dark Polo Gang…

Sì, in un certo senso. I loro testi restano sempre un po’ dark, anche Taki Taki ha comunque un’essenza dark di fondo. Loro secondo me stanno facendo un percorso da paura e giustamente la trap sta diventando meno cruda di quanto fosse all’inizio. Spetta alle new entry esplorare qualcosa di più serio, non a chi lo ha già fatto.


Tornando al discorso EDM in Italia, cosa significa di preciso questo nome?

È molto generico. Significa Electronic Dance Music. C’è Skrillex che fa dubstep così come Diplo e Major Lazer, ma anche Don Diablo propone future.È un acronimo che racchiude un po’ tutta la musica elettronica.


In Italia la EDM è stata capita?

Da pochi. Quello che voglio è proprio portare l’Italia a capirne l’essenza, fondendola con i generi di punta del momento. Il mio obiettivo è portarla in giro e mantenerla viva.


Qual è il tuo processo di produzione?

Ho iniziato da autodidatta a produrre progressive house melodica. Mi sono subito attaccato alla tastiera e da lì ho cominciato. Quello che mi passa in testa cerco di tradurlo subito in un arrangiamento. Le mie canzoni hanno sempre dei beat solari, e testo e musica vanno sempre di pari passo.

Le canzoni sono sempre cantae da te. Una scelta diversa da quella della maggior parte dei dj.

È una cosa che in parte ho deciso io e in parte mi è stata chiesta dalla mia fanbase. Sono riuscito a creare un bel gruppo su Instagram e loro volevano che le canzoni fossero mie. Volevano sentire me. Quando ho pubblicato la prima canzone ho fatto un sondaggio sul mio profilo con uno spezzone chiedendo solo “sì o no”. Il 93% ha detto sì.

Adesso è uscito anche il tuo EP Curioso. Ti piacerebbe in futuro aprire a qualche featuring?

Per il primo EP volevo essere solo io. È una scelta che ho preso con il mio team. Volevo prima farmi conoscere per quello che sono, non sfruttare le mie amicizie. In futuro ci saranno però dei feat importanti che usciranno magari in un album.

Ormai quella del dj e producer è una figura che fa storia a sé, basta pensare a DJ Khaled…

Era il mio progetto iniziale, ma poi nel tempo mi sono più avvicinato allo stile dei The Chainsmokers, dove uno dei due canta.


Con una canzone hai fatto sold out all’Atlantico. Secondo te questa non è la prova per aprire un un nuovo periodo d’oro della musica elettronica in Italia?

Potrebbe tornare, ma non me la sento di fare grandi dichiarazioni. Il mondo della musica è un po’ strano, pensi a una cosa e poi ne accade un’altra. Purtroppo la discoteca è oggi vista un po’ come un pericolo, visto tutto quello che accade nel mondo.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate?

Un tour, appena iniziato. Nei prossimi mesi girerò tutta l’Italia. Anche se è molto stressante, è un’esperienza bellissima.

Come il Twins Tour?

Lo scorso anno con la Dark Polo Gang mi sono divertito tantissimo, siamo molto amici. Devo ringraziarli perché mi hanno offerto una finestra per farmi conoscere. A volte essere bravi non basta, serve l’occasione per entrare a contatto con la gente.