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“KETAMA GRAZIE DI AVER SALVATO IL RAP ITALIANO”, rigorosamente in caps lock. È il primo commento che appare sotto il video di “Con Te”, ultimo singolo di Ketama126. Un’iperbole, ma di sicuro dal Rione XIII è partito qualcosa che giorno dopo giorno sta scombussolando i confini del panorama musicale italiano. “Nelle mie canzoni trovi il cantautorato, la trap e l’ironia: oggi va così, domani potrei fare tutt’altro ma suonerei comunque fresco. Quello che voglio è fare musica”. Ketama126 di musica ne fa, e anche parecchia: da Trastevere pianifica con attenzione ogni sua mossa, fagocitando pezzi e video in serie a un ritmo che fa concorrenza alle abitudini americane. Merito anche di una crew di guasconi che può contare sul talento di Pretty Solero, la realness di Ugo Borghetti e la vena malinconica di Carl Brave e Franco126. Kety è un paroliere triste, un carroarmato che porta amore e musica. E sta attraversando la vostra strada proprio ora.

Febbraio 2017, apro Youtube e nei video consigliati mi appare “Gelato”. Mi sono detto: “Aspetta un attimo…”

Quel pezzo ha inaugurato un anno fondamentale per la Love Gang e i 126. Ci tengo a dire che con “Gelato” ci siamo divertiti a remixare un brano di Lil Yachty, perchè magari alcuni non lo sanno. Nel 2015, subito l’uscita di “Ketam-City”, ho cominciato a caricare pezzi e video sul mio canale Youtube: poi col tempo si sono aggiunti anche Franco e Sean (Pretty Solero ndr), e così lo abbiamo fatto diventare la piattaforma video di Soldy Music. Ai tempi loro dovevano ancora trovare il loro timbro e la loro wave, mentre io già avevo chiaro in mente cosa volevo fare in quel periodo. Ci siamo aiutati a vicenda fino a trovare la quadra che ci piaceva.

Ketama inizia vestendo i panni del produttore. In “Oh Madonna” hai lavorato con Drone, Nino B, Guido Ferrari e altri produttori. Una scelta controcorrente rispetto al trend del momento: hai cercato di mantenere intatto l’approccio musicale di ognuno oppure volevi far prendere a tutti una direzione ben precisa?

Volevo che “Oh Madonna” fosse un album trap nel vero senso del termine, con basi molto scure. Nessuno si è dovuto adeguare, tutti quelli che hanno lavorato al disco sono amici miei, siamo cresciuti ascoltando gli stessi artisti. Con Drone ad esempio ho iniziato a produrre musica quando avevo quindici anni: lui era un patito di techno, io ero fissato con altri generi ma ci siamo subito trovati. In fase di lavorazione mi capita di girare loro qualche dritta. ll prossimo disco vorrei invece che avesse una base sonora unica e non escludo che Ketama126 possa esserne l’unico produttore. Ho tanti pezzi pronti: una metà è interamente prodotta da me e ricalca un filone ben preciso, l’altra metà invece ricalca lo stile di “Oh Madonna”. Tanti pezzi li ho anche scartati perchè non volevo che suonassero come alcune produzioni americane già sentite. Sto pensando anche di mischiare un po’ di generi: guarda l’ultimo disco di XXXTENTACION. Dentro c’è di tutto, pure il latino americano: mischiare fa bene, basta farlo nel modo corretto.

 

“Con te”, il tuo ultimo singolo, è un assaggio di ciò che troveremo nel nuovo disco?

Sicuramente è una proposta “diversa”: dentro una sola traccia ho voluto mettere tanti generi. Chitarre dei Black Sabbath campionate con a fianco l’808: tutt’ora ascolto un sacco di rock, quindi vorrei creare una commistione particolare che potrebbe influenzare tutto l’album.

Due pezzi agli antipodi: quello che ti ha fatto passare notti insonni e quello che invece hai chiuso con più facilità.

Ti dirò, i pezzi che riaggiusto troppe volte di solito non li faccio mai uscire. Però un pezzo sul quale abbiamo avuto dei ripensamenti e poi è uscito (l’unico ndr) è “Non è un gioco”. La produzione se la dividono Il Tre, che ha composto il beat iniziale, e Zollo che riarrangiato il beat della canzone e ce l’ha confezionato su misura. Tutti gli altri pezzi sono usciti fuori naturalmente: la maggior parte delle rime fiche mi viene in mente mentre faccio un’intervista o sono a bermi una birra, e poi da lì creo il resto del brano. Ragiono con un filtro mio, non è che tutto quello che mi viene in mente finisce per diventare musica: capita anche che la strofa di una canzone te la scrivo in un pomeriggio, mentre per la seconda ci metto un mese. Poi finchè non trovo la chicca da inserire a metà pezzo il brano non esce…

 

C’è qualche inedito rimasto fuori da “Oh Madonna” con cui confezioneresti una versione Reloaded?

Guarda, “Oh Madonna” più che un concept album è un concentrato di tutto quello che avevo in testa nell’ultimo anno e mezzo. Quindi ci ho messo tutto il possibile, non ho voluto tralasciare nulla: è un diario senza censure dei miei pensieri. Per me non manca nulla. Quando chiudo un progetto ho la testa e qualcosa di pronto per l’uscita successiva.

 

Hai due featuring da spendere per il tuo prossimo album e devi scegliere tra una rockstar del passato e un rapper di fama internazionale: chi scegli?

Dunque…il mio sogno è sicuramente un
feat con Ozzy. Lui almeno è uno dei pochi ancora vivi (ride) e se la gioca con Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers. Su tutti dico Amy Winehouse: feat femminile, voce soul su base un po’ scura. Sarebbe una figata. Di rapper ti dico sicuramente XXXTENTACION, anche se mi sembra un presuntuoso esagerato fa musica di un altro pianeta, e Kodak Black. Con lui più che stare in studio vorrei passarci una giornata assieme: di sicuro ti fa sbracare dalle risate per quanto è real. Poi c’ha quella faccetta simpatica che ti leva la depressione, tipo personaggio di South Park.

Nel tuo ultimo passaggio a Milano sei stato ospite di Radio Raheem, e durante il tuo dj-set hai messo un pezzo di Lil Peep: oltre ad avere in comune la passione per il rock e le chitarre distorte, tutti si sono accorti di lui dopo la sua morte. Un po’ come è stato per Pantani, e chi ha ascoltato “Oh Madonna” sa di cosa sto parlando. Ketama si sente un po’ Lil Peep e un po’ Pantani?

“Pantani” è un il brano copertina di “Oh Madonna”, nel senso che è un po’ il mio biglietto da visita, una sorta di rivalsa personale. È una storia che mi ha ispirato. Lil Peep invece ha fatto quello che io mi sono messo come obiettivo: creare un’atmosfera da zero legando due generi musicali. Lui è più emo/punk, ha preso Gucci Mane mischiandolo ai Blink ed è stato qualcosa di geniale, specialmente in un periodo in cui la trap era diventata un po’ stucchevole. Tante voci come nel rock, chitarre elettriche…è stato un precursore perchè il genere sta andando in quella direzione lì. Si parla sempre meno di ghetto e di spaccio, sono i problemi personali ad essere in primo piano. Un po’ come ha fatto Yung Lean: massimo rispetto, perchè nonostante venisse da un paesino del cazzo della Svezia ha cambiato le regole del rap mondiale. Prima di lui potevi fare trap solo se eri nato ad Atlanta o eri stato al gabbio, lui invece è riuscito a mettere l’Europa sulla mappa e attirare l’attenzione delle major d’oltreoceano: basta pensare che Travis Scott lo ha chiamato per la direzione artistica del suo album e capisci di che mostro stiamo parlando. Senza Yung Lean probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno il cloud rap.

 

Battuta finale dedicata al tuo tour: come è andato?

Siamo stati in giro tre mesi a suonare, almeno una volta settimana, ed è stata una soddisfazione dopo l’altra. Un giorno arriviamo in una città di provincia della Campania – non mi ricordo il nome –  e ci sono centocinquanta persone sotto al palco. Poche? Punti di vista, sapevano tutte la canzoni di di “Oh Madonna” a memoria e saltavano come degli scalmanati. Questo è essere lovegang.

 

Tre mesi tra interviste, concerti e tutto il resto: alla lunga non è sfiancante?

Sono nato per questo, ci vivo. E poi mi sfianco di più a stare a casa non fà un cazzo. Quando sono impegnato a fare quello che amo sono pieno di energie, sono concentrato. Poi ho bisogno di girare: Roma è una città fantastica e piena di talenti musicali, ma per chi ci vive è anche un po’ opprimente. E se non te ne vai mai poi finisci per fare qualche cazzata.

Ph: Serena Pirredda
Thanks to: AsianFake, SMC Europe