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By Luca Forlani
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Dal cinema d’autore alla tv del mattino; un artista dalle mille risorse. Ivan Bacchi viaggia l’Italia in lungo e in largo per raccontare le tradizioni enogastronomiche del Bel Paese. È infatti inviato di Buono a sapersi condotto da Elisa Isoardi la mattina su Raiuno. Lo incontro a Roma in uno dei rari momenti di pausa tra i suoi mille viaggi. È una giornata di gennaio dal sole caldo, quasi primaverile, e l’occasione è perfetta per parlare a lungo e spaziare dal passato al presente con un occhio deciso verso il futuro.

Una chiacchierata dominata da una rara sincerità nel raccontarsi, e nel raccontare alti e bassi di un mestiere molto difficile, spesso purtroppo descritto dai media in modo fasullo. Come si suol dire: non è tutto oro quel che luccica. Ivan lo sa bene, ma passione e determinazione gli hanno sempre permesso di persistere e, spesso, di reinventarsi. Dulcis in fundo, la candidatura ufficiale per partecipare a un noto reality show, ma non voglio anticipare nulla. Scoprirete tutto tra poco!

Partiamo da Buono a sapersi. Come ti trovi nel ruolo di inviato in giro per l’Italia?

Molto bene. Il programma è cambiato parecchio rispetto agli anni precedenti, e anche il titolo è diverso. È una trasmissione di vero servizio pubblico. Sono contento di constatare che c’è un’Italia che quando arriva la Rai è contenta, e orgogliosa di essere raccontata dalla Tv di Stato. L’accoglienza da parte del pubblico è sempre straordinaria. Io mi occupo di tenere una finestra aperta sulle tradizioni enogastronomiche italiane, e mi permettono di farlo con grande ironia. Così posso mettere a disposizione del programma me stesso e la mia professionalità attoriale.

 

Come hai iniziato a fare l’attore?

Studiando presso la Scuola di Teatro di Bologna “Galante Garrone”. Una volta conseguito il diploma, ho iniziato a lavorare a teatro, ma il richiamo del cinema è stato forte e con la così detta “valigia dell’attore” sono partito per Roma, colmo di sogni, speranze e determinazione. Ricordo che mio padre mi diede circa due milioni delle vecchie Lire per poter vivere i primi mesi. Poi ho iniziato a lavorare come cameriere e parallelamente ho cercato un’agenzia e iniziato a fare provini.

 

Qual è stato il tuo primo lavoro importante?

Un Posto Al Sole, e dopo qualche mese Ferzan Özpetek mi ha scelto per Le Fate Ignoranti. All’inizio della mia carriera ho avuto la fortuna di fare dei film che sono diventati delle pietre miliari del cinema; rispetto alla tv che è più estemporanea i film, i bei film, restano nel tempo. Le Fate Ignoranti non è stato un grandissimo successo al botteghino, ma è diventato un film cult. Dopo è arrivato il grande successo televisivo de Le Ali Della Vita con Virna Lisi e Sabrina Ferilli, e al cinema La finestra di fronte sempre diretto da Özpetek, Tre metri sopra il cielo dove interpretavo il fratello di Step/Riccardo Scamarcio.

Un ricordo di Virna Lisi?

Ne Le ali della vita interpretava una donna austera, e secondo me arrivava sul set già predisposta in quell’atteggiamento. La maggior parte delle scene le ho girate con l’altra protagonista: la Sabrina nazionale, un personaggio amatissimo che ha dimostrato di essere una grande attrice se diretta da registi cinematografici di valore come Sorrentino ne La grande bellezza o Virzì in Tutta la vita davanti.

 

Hai lavorato in soap opera come Un posto al sole, Incantesimo e Cento Vetrine. Le consideri delle esperienze positive per un attore?

Decisamente, prima di tutto perché per un po’ di tempo mi hanno permesso di avere una stabilità economica; aspetto fondamentale per chi, come me, non ha mai avuto una famiglia alle spalle capace di sostenermi finanziariamente in questo grande sogno. Inoltre, mi hanno permesso di prendere molta confidenza con la macchina da presa, ero talmente sovraesposto da non percepirla più. Questo permette a un attore di guadagnarne in termini di naturalezza, ma i tempi strettissimi di lavorazione portano ad approfondire poco la recitazione e ad accontentarsi.

 

Dopo queste esperienze televisive come attore sei passato alla conduzione. Com’è avvenuto questo cambio?

Dopo Cento Vetrine tutto si è un po’ fermato, non so se sia dipeso dal fatto di essere stato fuori Roma per un anno, o se sia stato un semplice caso. Ho passato il 2008 senza lavorare, ho colto l’occasione per finire l’università e laurearmi. Poi mi è arrivata una proposta da Alice Tv per affiancare alcuni chef in trasmissioni di cucina. L’esperienza è durata quattro anni, e credo di aver fatto più di trecento puntate.

 

Eri stato anche interprete di un ottimo cinema d’autore. Come hai reagito alla proposta di condurre un programma di cucina?

Benissimo. Ero contento di sperimentarmi in un nuovo mestiere. L’importante è lavorare e fare le cose bene.

Che differenze hai notato nella percezione del pubblico nel passaggio da attore a conduttore?

L’attore fa sognare e nell’immaginario collettivo è legato al divismo, questo suscita nel pubblico un’ammirazione particolare. Ammirazione che riscontro anche nei confronti delle grandi star della tv, meno verso i conduttori di programmi minori. Vorrei raccontare un aneddoto simpatico: per cinque anni ho fatto anche l’assicuratore perché lavoravo poco come attore. È stato un momento molto tosto, con grandi pianti. Dalle finestre del mio ufficio si vedeva Cinecittà, una vera tortura. In quel periodo spesso mi riconoscevano e ricordo una volta di aver sentito un dialogo tra due ragazze: «guarda quello è il fratello di Step di Tre metri sopra il cielo», «ma no, è uno sfigato che fa l’assicuratore, qui è pieno». La percezione che le persone hanno di te rispetto al mestiere che fai è incredibile.

 

Sei passato dal teatro al cinema, alla tv come attore e come presentatore. Credi che sia importante la poliedricità per un artista?

Un artista dovrebbe essere in grado di fare più cose, poi c’è sempre la cosa che ti permette di emergere, dandoti un’identità più definita. In realtà, per la mia esperienza, molte scelte professionali sono state dettate dal dover guadagnarmi da vivere con il mio lavoro. Nel nostro Paese, purtroppo, non si premia molto la poliedricità.

 

Pensi che i reality abbiano tolto credibilità ai lavori artistici?

Oggi, purtroppo, molti pensano che per diventare un attore bisogna fare un reality e non un’accademia di recitazione. Non farei però di tutta l’erba un fascio. Amici, per esempio, dà ottime possibilità a giovani che magari non avrebbe la possibilità di coltivare il proprio sogno altrimenti. Certo, uno su mille ce la fa, però è comunque un’opportunità concreta. Il Grande Fratello è più un esperimento sociologico ma io personalmente non lo avrei mai fatto.

 


Quindi non parteciperesti mai a un reality?

Vorrei fare Pechino Express, colgo l’occasione per lanciare la mia candidatura. Mi piacerebbe raggiungere un pubblico più giovane rispetto a quello che segue Raiuno e farmi un bel viaggio avventuroso fuori dall’Italia.