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By Alessandra Mazzolari
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La crisi tarpa le ali ai giovani e volenterosi desiderosi di spiccare il volo? Non sempre: a dimostrarcelo sono Pier Carlo Montali e Alessandro Martinengo Villagana. Entrambi trentenni, sono la prova di come il successo nel mondo del lavoro arriva con impegno e competenza ma, soprattutto, senza mai smettere di credere nelle proprie capacità. Nel 2016 i due giovani imprenditori hanno fondato ITASA (sigla che che racchiude la denominazione della loro azienda, Italian Sales Accelerator), una realtà che aiuta start-up digitali e PMI ad accrescere in maniera rapida e intelligente il loro volume di vendite.

Perché proprio un business accelerator?

PCM – Dalle nostre precedenti esperienze imprenditoriali ci siamo accorti che in Italia ci sono aziende e start-up di qualità – a volte anche appartenenti a nicchie dal grande potenziale – ma con molte difficoltà nell’aumentare le vendite o a penetrare il mercato.

AMV – In Italia siamo bravi a creare prodotti eccezionali, ma in un mercato sempre più competitivo è fondamentale differenziarsi. Negli ultimi anni noi abbiamo lanciato società e ottenuto successo grazie ad un fortissimo focus su vendite, marketing e digital. Così abbiamo unito le nostre esperienze e network per creare un acceleratore di business e diventando un partner che spinge la crescita delle aziende. La nostra mission? Ridurre costi, tempi e rischi imprenditoriali.

 

Cosa manca secondo voi alle aziende di oggi?

PCM – Le maggior parte delle aziende italiane si concentra solo sulla qualità dei prodotti e servizi, non sapendo poi come venderli. Questo è normale perchè dagli anni Ottanta ai primi Duemila in Italia l’economia era talmente in crescita che i prodotti di qualità si vendevano da soli. Oggi è diverso, c’è la crisi e i settori sono saturi.

AMV – Nelle start-up, specialmente quando c’è un prodotto dal grande potenziale, manca spesso un approccio rivolto ai clienti e la reattività nel cogliere i loro feedback. Le aziende prima capiscono che sono cambiati i mercati, i consumatori e i sistemi per comunicare, prima aumenteranno le loro vendite.

 

Siete giovani. Per molti altri mettersi in proprio sarebbe un rischio…

PCM – Il rischio per noi era quello di rimanere dipendenti in qualche azienda. Da imprenditore puoi decidere del tuo destino e seguire le ambizioni personali. Se non stai lavorando per i tuoi sogni stai lavorando per i sogni di qualcun altro.

AMV – Cinque anni fa ho lasciato una buona posizione in una multinazionale (dove ho conosciuto il mio socio) per lanciare la mia prima società. La vita di un imprenditore è dinamica, con i suoi vantaggi e svantaggi. Bisogna sempre ponderare i rischi, ma di sicuro io da allora mi sono sempre sentito padrone della mia vita.

 

Cosa consigliate ai coloro che hanno i vostri stessi sogni ma hanno paura di finire per fare il passo più lungo della gamba?

PCM – Al giorno d’oggi, con le nuove tecnologie e l’accesso al credito, fare impresa non è mai stato tanto facile. L’importante è avere un’idea business oriented, cioè che nasce con prodotti già testati per essere venduti sul mercato.

AMV – Oggi è possibile testare, misurare e crescere con budget ridotti. Quindi non “rischiate” ma imparate a fare calcoli!

 

Le imprese che seguite sono tutte italiane. Pensate di acquisirne qualcuna anche estera, in futuro?

PCM – No, la nostra idea nel prossimo anno è aiutare le imprese italiana, attraverso il digital e i social media, a crescere e vendere sempre di più sul territorio nazionale e all’estero.

AMV – Su richiesta di alcuni nostri clienti del settore moda abbiamo realizzato un sistema per acquisire buyer esteri, ma sempre nell’interesse di aziende italiane. Il nostro obiettivo ora è di ampliare questo modello ad altri settori.

 

Dati alla mano, il vostro coraggio è stato ripagato. Ad esempio, in pochi anni siete riusciti a portare un’azienda da una valutazione di tre milioni di euro a trentasei milioni.

PCM Sì è vero, ma in questi casi anche la fortuna ha aiutato…

AMV  Anche se preferiamo non citare l’azienda in questione, siamo molto orgogliosi. Ma non ci vogliamo certo fermare qui!

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