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Max Emanuel Cencic

incanto e stravaganza del Barocco

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MAX EMANUEL CENCIC è considerato uno dei massimi controtenori sulla scena internazionale. StarsSystem lo incontra in occasione del suo prossimo concerto in Italia presso il Festival dei 2Mondi di Spoleto. Un evento straordinario dal titolo: “Cangianze: l’inganno del Barocco”, un progetto ideato e realizzato dalla Fondazione Carla Fendi.

Che ricordo ha della sua carriera come solista nel coro delle Voci bianche di Vienna e degli anni trascorsi presso questa prestigiosa istituzione musicale?

E’ stato un periodo molto dinamico della mia vita in cui ho imparato la musica e ho eseguito un repertorio molto vasto. Basti pensare al fatto che ogni domenica eseguivamo una Messa diversa nella Cappella Imperiale di Vienna; quindi ad esempio ho cantato tutte le messe di Schubert, Mozart, Orlando di Lasso ed altri autori. Ricordo che si lavorava molto, nonostante la mia giovane età, andando a scuola tutte le mattine, e cantando due ore ogni pomeriggio. Tutti gli anni partivamo per una tournée di quattro mesi girando il mondo e tenendo concerti cinque giorni a settimana: è stato un lavoro incredibile ma molto affascinante, poiché mi ha permesso di esibirmi in luoghi prestigiosi, come la Casa Bianca, la Corte imperiale giapponese, ecc… e davanti a tante illustri personalità.

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Lei da bambino ha vissuto una fase molto particolare della sua carriera artistica, quasi fenomenica. Chi è stata la prima persona ad accorgersi che era in possesso di un dono così prezioso come la sua voce di soprano maschile?

In casa mia la musica è stata sempre presente poiché mia madre è una cantante lirica e mio padre un direttore d’orchestra. E’ stata proprio mia madre ad accorgersi della mia voce ed ho studiato il canto con lei.

Attualmente lei canta da controtenore, che rapporto ha con la sua voce?

Sono in armonia con la mia voce e sento che è maturata negli anni. Con questo sviluppo ho capito che posso interpretare anche repertorio che prima non potevo fare. Maturare non è una cosa negativa per un cantante lirico, come invece può essere per un modello o un attore. Secondo me la miglior fase artistica per un cantante è fra i 35 e i 45 anni.

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Parallelamente alla sua carriera operistica, lei si esibisce anche come solista in concerti in tutto il mondo. Spettacoli in cui luoghi incantevoli fanno da cornice alla musica che esegue. Quanto è importante per lei avere la giusta atmosfera durante un’esibizione musicale?

Per me è molto importante avere la giusta atmosfera quando canto. Ci sono alcuni paesi in cui il pubblico è molto attento e in altri meno. Per esempio l’anno scorso ho tenuto una tournée in America e ho avuto un po’ di difficoltà, poiché la gente non era abituata al silenzio ed alcune persone entravano o uscivano dalla sala durante l’esecuzione dei brani. Sono stato costretto a fare un annuncio e a chiedere al pubblico di non muoversi mentre cantavo. Per noi che cantiamo normalmente senza microfono è molto importante mantenere la giusta concentrazione ed avere un pubblico attento e silenzioso.

Dei tanti personaggi interpretati sulla scena, quale sente più vicino a sé?

Nessuno di loro sento vicino alla mia personalità. Ho incarnato molti personaggi e penso che per un buon artista sia importante saper entrare in ogni ruolo. Ho interpretato ruoli maschili, femminili, anche eroi folli o vittime. Mi sento come un attore che entra nel personaggio durante il momento della performance; poi torno ad essere me stesso.

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Recentemente lei ha inciso un bellissimo album intitolato “Arie Napoletane” proponendo al pubblico internazionale brani di autori di Scuola napoletana mai eseguiti prima in tempi moderni. Ci parli di questo progetto.

La mia specialità è la musica Barocca italiana fra il 1700 e il 1750. In questo periodo la Scuola Napoletana era la più grande in assoluto. Talmente importante da aver influenzato perfino autori non italiani come Händel. Dopo aver interpretato nella mia carriera opere come l’Artaserse e il Catone in Utica di Vinci e di altri autori di Scuola Napoletana come Porpora e Leo, ho avuto l’interesse a realizzare un album interamente dedicato a questo repertorio per ricapitolare e concentrare in questo progetto l’esperienza stilistica che ho accumulato in diversi anni di approfondimento. E’ stato molto naturale per me entrare in questa musica ed il progetto ha avuto un grande successo con più di venticinque concerti in tutto il mondo.

Quando riscopre capolavori del passato, qual è il suo approccio con una musica così lontana dai nostri tempi?

Il mio obiettivo nella riscoperta è di trovare opere di qualità sia a livello drammaturgico che musicale. Penso che non tutte le opere barocche siano dei capolavori della stessa altezza, quindi cerco di scegliere quelle più adatte ad essere riproposte in tempi moderni.

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Quali sono i suoi prossimi impegni artistici?

Il concerto a Spoleto per il Festival dei 2Mondi, e di seguito sarò impegnato con un progetto discografico molto significativo, ovvero l’incisione del Germanico in Germania di Porpora. Poi canterò nell’Orfeo ed Euridice di Gluck alla Staatsoper di Berlino e nell’opera Ezio, sempre di Gluck, all’Opera di Francoforte. Infine chiuderò l’anno con un tour di concerti a Londra, Marsiglia, Berlino, Strasburgo, Madrid. Sarà un autunno molto impegnativo (ride).

Le piacerebbe sperimentare nuovi progetti musicali se stimolato artisticamente?

Sono molto concentrato nel repertorio barocco e per il momento non penso a nuovi progetti. Ho alcune idee in mente che vorrei sviluppare in futuro…

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Lei non canta molto spesso in Italia, è felice di tornare a Spoleto in questa occasione così particolare?

Ho già cantato diverse volte a Spoleto e sono molto felice di tornare in questa occasione così particolare. E’ una città che mi piace e di cui conservo bei ricordi. In Italia ho sempre avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico. Fui invitato la prima volta nel 2002 al Teatro San Carlo di Napoli e da allora ho cantato anche in altre città come Genova, Cremona, Bologna, ecc…

Lo spettacolo di cui farà parte per il Festival dei 2Mondi è dedicato alle stravaganze del Barocco. Ci parli dell’attualità di questo tema: com’è cambiato nel tempo il concetto di stravaganza?

Purtroppo nel mondo di oggi non ci sono abbastanza stravaganze: la vita è diventata molto triste e vedo il mondo abbastanza depresso. Dal periodo Barocco possiamo imparare che, nonostante le difficoltà che avevano all’epoca (pensiamo alle malattie, alla mortalità precoce, alla difficoltà negli spostamenti) riuscivano a godere della stravaganza e della bellezza, poiché la vita era troppo breve per essere depressi. All’epoca si riusciva a creare sia in campo artistico che musicale, mentre oggi con tutte le possibilità che abbiamo, non vedo molta volontà di osare e di avere una vita stravagante. Alcuni pensano che per essere stravaganti bisogna essere ricchi e avere molti soldi. Io credo invece che sia un qualcosa che arrivi direttamente dal cuore, dalla sensibilità di ognuno e dal modo in cui viviamo. Penso sia molto importante avere generosità e coraggio per vivere le stravaganze della vita.

Negli ultimi anni è stato anche regista in alcune produzioni operistiche di opere barocche. Ci racconti da dove parte il suo processo creativo: dall’estetica visiva dello spettacolo o dalla musica?

Per me la cosa più affascinante è di unire tutto insieme: l’impressione visiva, il dramma, i momenti che la musica e le parole creano. Penso che un cantante d’opera possa creare una giusta atmosfera senza grandi effetti visivi, grazie alla musica. Cerco come regista di trovare questa energia nei cantanti e di aiutarli a tirar fuori le proprie emozioni. Per me la storia e le parole sono la parte più importante.

Secondo la sua sensibilità quale opera d’arte esprime il bello ideale?

Tutte le opere d’arte esprimono il bello ideale.

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Lei sembra essere molto attento al look e alla sua immagine in generale. Che rapporto ha con il mondo del fashion?

La moda mi affascina molto e ho diversi amici nel mondo del fashion come Christian Lacroix, con cui lavorerò anche a Francoforte per i costumi e Kenzo Takada.

In alcune interviste ha dichiarato che sarebbe voluto diventare un Fashion Designer. Non ha pensando di realizzare anche questo progetto in futuro?

Si, ho pensato di realizzare questo sogno e sto lavorando su questa idea (sorride). Non ho ancora avuto il coraggio di farlo completamente fino in fondo, ma sono nella direzione di sviluppare presto qualcosa.

Quali sono gli accessori che ama maggiormente indossare o collezionare?

Sono innamorato dei gioielli. I diamanti sono accessori indispensabili per me (ride).

Il suo stilista preferito?

Non ho uno stilista preferito. Penso che la moda sia come l’arte e che quindi ogni artista può avere diversi periodi di ispirazione. Di anno in anno mi piace scoprire le mie preferenze in base alle collezioni e poter apprezzare le creazioni di un grande stilista così come di un giovane.

Un saluto per i lettori di StarsSystem.

Saluto tutti i lettori del magazine ed auguro loro molto divertimento. Siate glamour, favolosi ed enjoy life!

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Ph: Anna Hoffmann
Interview: Patrizia Secchi