I Miei Migliori Complimenti – Qualcosa è già cambiato

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Indie è piangere al Rocket, indie è italiano e fare troppe fermate di 9, proprio come è capitato a Walter Ferrari, mente e voce del progetto I Miei Migliori Complimenti. Dopo aver ottenuto la consacrazione come uno dei progetti più interessanti della scena indie milanese – con ascolti in continua crescita come la sua Colazione da Gattullo e Inter-Cagliari, il 2018 si è chiuso con la pubblicazione dell’EP Le cose cambieranno. A metà del suo tour di concerti, Walter ci è venuto a trovare in redazione per parlare di fantacalcio, scrittura, incroci passati con il rap e in che direzione sta andando la sua musica.

Partiamo da un tema che, per ciò che io ascolto e conosco, sei il primo in assoluto ad avere trattato in una canzone: il fantacalcio. Io sono un appassionato. Tu parli di calcio e di amori infranti. Da dove nasce la canzone Sabato?

In realtà lo aveva già fatto Rita Pavone con la sua canzone in cui cantava “la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone”. Quando ho scritto quel pezzo era un sabato ed è il giorno della settimana in cui si fa la formazione del fantacalcio. Sono stato un grande appassionato di calcio fino al 2010. Poi ho smesso di seguirlo, ma sono rimasto fan del fantacalcio e l’ho sempre fatto. Mentre scrivevo il pezzo, pensavo a tutti gli elementi che caratterizzano il sabato. Ho pensato che la passione per il fantacalcio accomuna molte persone e parlarne sarebbe potuto risultare simpatico. In realtà in quel pezzo poteva anche non esserci la parte del fantacalcio – poteva funzionare anche senza –  ma è una chicca, quel qualcosa in più. Il pezzo è nato così, dal desiderio di voler fare qualcosa che raccontasse del sabato e mi è venuto in mente di inserire una parte che fosse un po’ destabilizzante. A me piace molto destabilizzare nella musica.


Poi c’è il pezzo
Inter-Cagliari. Rispetto al precedente EP i brani sono tutti più lenti, questo in particolare. Da ascoltatore l’ho interpretato in una chiave molto più introspettiva e anche con un sound diverso rispetto agli altri brani…

Non amo ripetermi. Credo che Italia a livello musicale ci sia il trend secondo cui gli artisti, appena trovano qualcosa che funziona, vanno avanti “a treno” a fare solo quello. E il pubblico apprezza. Però, per chi capisce di musica, credo sia importante andare avanti nella ricerca e non ripetere sempre la stessa cosa. Per quanto mi riguarda, questo atteggiamento mi annoia. Quindi personalmente quando faccio musica cerco di non ripetermi mai, né a livello di test, né di parole e lo stesso anche a livello di sound. I brani Sabato e Inter-Cagliari li ho scritti più o meno nello stesso periodo. L’EP nuovo non ha quasi più nulla del vecchio.


Se la tua carriera di oggi fosse nel calcio, che calciatore ti senti e che calciatore vorresti essere?

Ah… che bella domanda! Mi sento Zamorano e vorrei essere Ronaldo.

Nelle tue canzoni Milano è presentissima e si avverte tanto. È evidente che prendi spunto da tutto ciò che osservi nella tua città. Sono le persone a darti l’ispirazione. La musica che ascolti, invece, quanto incide sulla tua creatività e sulla tua produzione? La influenza?

Chiaramente influisce tanto. Prima dell’intervista stavo parlando con un collega e amico e ci stavamo domandando quanto stream facciamo. Se ascolti tanta musica credo che si arrivi a un centinaio al giorno. Magari io arrivo a qualcosa in meno, ma facendo due conti: cento canzoni al giorno, una canzone dura in media tre minuti, quindi 300 minuti… Si arriva a 5 ore in un attimo. Magari 5 ore al giorno no, ma un bel po’ di musica la ascolto. Sicuramente poi ci sarà qualcuno che sosterrà di fare una musica unica, non contaminata, ma è impossibile. Ogni cosa che ascolti in realtà ti influenza e ti influenza molto a livello di suono e di produzione musicale. A livello di testi mi capita, a volte, di leggere qualcosa che mi colpisce. Specialmente con le canzoni in inglese. Quindi poi la rielaboro.

Quando scrivi, riesci a farlo anche per strada o hai bisogno di stare in casa?

Io in qualsiasi luogo e momento ho delle ispirazioni: uno che dice una frase, la televisione, una canzone… appena mi viene una ispirazione me la segno tra le note che ho sul telefono. Poi torno a casa e la sistemo.

Sei uno di quegli artisti che a casa potrebbero scrivere per ore?

Sì, se devo mettermi a scrivere, ci sto per tanto tempo. Mi piace tanto farlo.

Ho letto che hai un passato da rapper e ho letto anche che a un certo punto, insieme al tuo produttore, hai deciso di cambiare strada. Cosa è successo? Ti sentivi troppo commerciale? Hai scelto di cambiare genere perché stava andando in una direzione lontana da te?

Mah… io ti dico che anche adesso non sarei credibile a fare il rap perché comunque credo che i rapper di qualità, che poi son quelli che funzionano, debbano raccontare storie belle, magari farcite di qualcosa, ma reali, che hanno vissuto in prima persona. Se io provassi a fare questa operazione, risulterei poco credibile, farei quello che non mi piace dell’indie del rap. Quando ho deciso di smettere di fare rap avevo il desiderio di fare qualcosa di mio, di pop. Non volevo fare Frah Quintale, non volevo fare Willie Peyote. Loro sono sicuramente sinceri in quel che dicono. Per me il connubio sincerità e musica è fondamentale. E questo ti legittima a scrivere tutto quello che vuoi. Se sei un artista pop, le canzoni te le può scrivere chiunque e poi te le cuciono addosso. Io faccio anche l’autore. Riesco a distaccare completamente il lavoro da autore dal lavoro che faccio per scrivere per me stesso. Nel lavoro d’autore si deve ragionare sull’utilizzo delle parole, su come possono funzionare o meno. Quando invece scrivo per me stesso, scrivo pensando solo all’idea che ho in testa. L’importante è che io faccia qualcosa che mi piace come artista. Quando invece faccio l’autore, il pensiero è esattamente opposto. Penso a qualcosa che possa piacere a tutti. Un errore che secondo me compiono in molti è scrivere e cercare di piacere a tutti. Ecco, quando qualcuno lo fa, io lo capisco subito. Dietro c’è la marchetta, in mezzo c’è la roba catchy, poi il claim… insomma, ciò che chiedono i discografici. A me risulta finto e lo riconosco subito. I rapper che hanno spaccato in questi anni sono quelli che hanno cantato testi veri e raccontato cose vere. Ti faccio l’esempio di Ghali, ma anche della Dark Polo Gang. Per fare rap sono necessari determinati argomenti e io sarei risultato poco credibile e forzato. Nel disco che stavo facendo nel 2014 come rapper si notavano molte forzature, compresa la scrittura. Ero arrivato al punto che non mi piaceva più scrivere. Sembravo un autore che scriveva per il gruppo e quello mi ha fermato. Non volevo fare dell’indie-rap perché lo fanno tutti quelli che non sono riusciti a fare i rapper. Io l’ho capito e ho cercato di fare qualcosa di diverso, di sperimentale. Ora, non voglio dire che io sono il figo che ha cambiato completamente mentre gli altri no. Però sto dicendo che avevo proprio una necessità interiore mia di voler cambiare totalmente genere. Quando ho scritto Le disavventure amorose non c’era nulla dell’it pop. Ascoltavo i Tre Allegri Ragazzi Morti, gli Zen, l’Officina della Camomilla: l’it pop ancora non esisteva. I Cani erano forse quelli che si avvicinavano maggiormente. Io avevo proprio l’esigenza di staccare completamente dal rap e ascoltavo quel tipo di musica. Per me l’indie era un mondo nuovo e ho voluto percorrerlo.

Siamo in un periodo d’oro per l’it pop: c’è quello un po’ più crudo, quello che strizza l’occhio al mondo americano, c’è ci cerca di fare qualcosa di veramente indipendente. Secondo te questo manca nel mondo dell’indie?

Nell’indie, secondo me, sta succedendo che i discografici si sono accorti che funziona quindi stanno prendendo tizio e caio, gli mettono in mano una chitarra e gli fanno suonare dei testi a caso pensando di fare musica indie. E lo è, perché ci sono tanti artisti che riempiono le playlist. Si rende il mercato omogeneo. Lo si satura e, una volta scremati i veri artisti, resta solo chi fa cose diverse. Nel rap sta succedendo esattamente questo. Lo stesso è accaduto anni fa con la trap: erano in moltissimi, ne sono rimasti soltanto una ventina ma fanno numeri seri. Poi è chiaro che nell’universo musicale continuano a esserci ragazzini che fanno trap, ma qualche anno fa si sponsorizzavano unicamente i trapper. Adesso sta succedendo la stessa cosa con l’indie.

Se dovessi scegliere un artista per un featuring…

È difficile rispondere. La musica voglio che sia una cosa mia. Se dovessi scegliere mi piacerebbe fare qualcosa di respiro internazionale. Mi sono chiesto se all’estero l’indie esiste. Sì, esiste e c’è molta roba figa però non è percepito come in Italia. Qui è radicato, ormai prende la massa come il pop, nel resto del mondo no. Lì può essere che rimani un figo underground e magari fai anche i soldi pur facendo i numeri di Calcutta. Qui non si può fare. Per quanto riguarda il featuring mi piacerebbe fare un pezzo con i The 1975. Mi piacerebbe tanto con loro ma sono irraggiungibili adesso. In italia, se lavorassi con Cosmo uscirebbe una cosa figa. Anche Pop X mi piace molto ma allo stesso tempo forse un po’ mi spaventa. Mi piacerebbe fare un pezzo insieme e lui aveva espresso un apprezzamento nei miei confronti dicendo che aveva sentito le basi ed erano molto curate.

Ho visto che  il tuo nome è tra gli artisti del concerto che si terrà a Treviso nell’ambito del Core Festival. È una bella ciliegina sulla torta, ho letto date in tutta Italia…

Sì esatto. A giugno sarò lì. Abbiamo già fatto diverse date in tutta Italia. La data di Treviso è sicuramente un bel palco.

I tuoi progetti futuri…

Usciremo con un video per Mathilda e Futura e un libro: il Libro dei nomi dei bambini del futuro. Lo si potrà acquistare sul nostro sito al concerto ed è un libro con 100 regole, 100 nomi futuristici pensati e inventati da me e 100 illustrazioni che rappresentano i nomi. 80 illustratori diversi. È la conclusione di questo capitolo che è iniziato un anno fa con Inter-Cagliari.

Finito il tour cosa farai insieme anche ai tuoi compagni d’avventura?

Appena finiamo il tour abbiamo già pronti 5 pezzi. Tre sono già anche prodotti. Speriamo di uscire con due singoli prima dell’estate.

Ph: Ragazzi nei Paraggi