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By Lorenzo Sabatini
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Master of Ceremonies del suo progetto GCDS (God Can’t Destroy Streetwear, ndr), che sta riscuotendo un successo planetario, Giuliano Calza, napoletano classe 1988, si racconta a Starssystem. Il suo è uno dei brand più amati dai millennials, una miscela esplosiva di sartorialità partenopea dal respiro internazionale. Influencers, it girls, rappers e musicisti di ogni parte del mondo vestono questo brand, sensazionale rivelazione delle ultime passerelle milanesi.

Sei un ineccepibile creativo e comunicatore. Partiamo con un consiglio che vorresti dare ai giovani designer che sognano di imporsi sul mercato con successo come hai fatto tu.

Quello che mi ha aiutato è avere tanto impegno e avere una visione dell’obiettivo. Ho desiderato avere un progetto made in Italy ma dal respiro internazionale. Quando mi dicevano “sarà faticoso” non capivo, adesso so che la mole di lavoro aumenta sempre di più. Ancora oggi mi definisco intern di me stesso, lavorare tanto significa montare le scatole, Instagram, scrivere comunicati, fare customer-care, piegare vestiti tutto il giorno, etichettare; tutto senza mai dimenticare di disegnare e creare qualcosa che abbia un valore, quindi continuare a comunicare, e non dimenticare di immaginare proprio quel prodotto che vorresti vedere realizzato.

 

La tua ultima sfilata durante la MFW è stata ispirata al mondo delle fiabe. Sei un adulto che conserva il cuore e l’entusiasmo di un bambino? Cosa ti emoziona?

Ho il ricordo vivido di come mettevo nel lettore VHS le cassette e tutto intorno diventava un nuovo mondo. Ho sempre sognato questo, di poter creare qualcosa in cui le persone potessero emozionarsi o pensare. L’obiettivo di ogni collezione è quello di creare una narrativa tramite i capi, lo show e la campagna in cui il logo GCDS si accresce di contenuti.

 

La moda è anche dedizione e sacrificio. Immagino che tu abbia delle deadline severe, miriadi di mail da leggere e molti doveri, oltre al successo. C’è qualcosa che rimpiangi della tua vita pre-GCDS?

Avevo il tempo di fare la spesa in tranquillità, cucinare per ore e organizzare cene. Adesso mi limito a prendervi parte o ordinare delivery. Alle volte dimentico di mangiare.

 

Ogni creativo lo è a modo suo. Puoi descrivere il tuo “rituale”? Come nasce il concept di una collezione GCDS?

Voglio parlare di qualcosa che mi interessa, o che mi appassiona al momento. L’hotel era un ricordo felice, da lì partiva il tema e poi la festa ballroom. L’ultima SS è ispirata da ricordi di infanzia italiana e spunti cinematografici. Leggo tanto e spesso ci sono dei romanzi di cui immagini interi rail di looks.

Piccole curiosità per conoscerti meglio: un tuo talento segreto e una cosa in cui sei negato.

Parlo e scrivo il cinese, sono bravo ad andare a cavallo. Non ricordo mai date e orari, perdo voli e fusi orari ma non sono mai ritardo ai meeting.

 

La tua opera d’arte preferita?

Le ninfee di Monet. Avevo 16 anni e studiavo a New York, entrai nella sale del MOMA e mi sentii completamente assorbito. Ma porto nel cuore molti altri artisti asiatici come Eddie Kang: guardate il suo Learning how to paint. Il più delle volte mi sento cosi.

La tua cucina preferita?

Cinese.

 

Un posto che vorresti visitare che ancora non hai visto?

Il set di Jurassic Park alle Hawaii.

 

Un artista musicale che è attualmente nelle tue playlist e che magari ti ispira al momento e perché no, che vorresti vestire?

Ho tante icone di anni ormai andati, ma attualmente adoro un’artista turca che si chiama Sevdaliza, ha un incredibile immaginario. Ma anche Cardi B mi diverte un sacco.