Gianmarco Saurino: “Io, eterno insoddisfatto”

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Gianmarco Saurino ha solo 28 anni ma vanta già un curriculum d’eccezione. Meglio conosciuto come l’avvocato Nicodemo Santopaolo nella serie televisiva Rai, Che Dio ci aiuti, Gianmarco ha anche partecipato alla miniserie C’era una volta Studio Uno e alla seconda stagione della fiction Non dirlo al mio capo. E, last but not least, lo vedremo per le prossime settimane su RaiUno nei panni di Lorenzo Lazzarini, collega di Luca Argentero in Doc – Nelle tue mani.

Gianmarco, sei un ragazzo molto giovane ma hai già recitato in diverse fiction seguitissime. Da dove e quando nasce la tua passione per la recitazione?

Ho iniziato il mio percorso a 17 anni, in Puglia, dove sono nato. Non ho mai pensato in realtà di fare questo mestiere anzi, ho sempre pensato che avrei fatto tutt’altro nella mia vita. Volevo fare il giornalista d’inchiesta e viaggiare ma dopo un po’ di esperienza diciamo che mi è passata la voglia. Così ho iniziato a lavorare nei villaggi turistici e da lì ad apprezzare quello che era il rapporto con il pubblico, il vivere il palco in tutte le sue sfaccettature. Così mi sono iscritto a un laboratorio di teatro a Foggia e, passato un anno, ero pienamente convinto di voler continuare questa strada, come poi ho fatto. 

 

Fare l’attore è uno di quei sogni che tutti abbiamo da bambini, un po’ come fare il calciatore o l’astronauta. Lo era anche per te o questa scelta è arrivata dopo?

La mia è stata un scelta relativamente matura, arrivata attorno ai 17/18 anni e questo ha condizionato molto il modo in cui poi mi sono interfacciato con il mio mestiere: non potevo relegarlo a un semplice passatempo. Fare l’attore è un mestiere complesso e per questo mi riconosco una certa deontologia professionale. Considero la mia professione un canale per trasmettere un contenuto, un valore e un messaggio per questo sono sempre più convinto che l’approccio richieda un certo metodo e una certa dedizione, verso il lavoro stesso e verso il pubblico. 

 

Qual è stato il tuo percorso di studi? Hai frequentato delle scuole di recitazione?

Ho iniziato a studiare lavorando con il piccolo laboratorio teatrale in Puglia, poi ho cercato di accedere alle migliori scuole italiane: ho bussato alle porte della Scuola Nazionale di Cinema, al Centro  Sperimentale di Cinematografia, e ho avuto la fortuna di entrarci. Ho studiato lì dai 19 ai 22 anni, è stato il mio primo approccio a questo mestiere, fondamentale direi, perché non credo che si possa fare l’attore senza aver studiato. Ti dirò di più, la domanda successiva dovrebbe sempre essere “perché”: perché vuoi fare l’attore? Se scegli di intraprendere questa carriera devi riconoscere anche il fatto che tu sia un operatore culturale, il fatto che tu abbia un dovere nei confronti del pubblico che ti guarda in televisione o che ti viene a vedere a teatro.

Questo lavoro porta tanto affetto da parte del pubblico. Come gestisci la tua popolarità?

Partiamo dalla premessa che sono una persona molto riservata, non lo considero né un pregio né un difetto, è semplicemente un dato di fatto, sono così. All’inizio è stato molto strano ricevere questo carico di attenzioni perché poi fondamentalmente tu sei sempre la stessa persona di prima con la differenza che ora ti fermano per strada, ti viene chiesta una foto. È stato un piccolo trauma, mi vergognavo che la gente mi riconoscesse in giro; poi ho notato il lato positivo della cosa, mi sono detto che se la gente mi ferma alla fine riconosce il mio lavoro, vuol dire che qualcosa di buono sono riuscito a trasmettere facendo quello che è sempre stato il mio sogno. Adesso sono felice che il pubblico mi chieda un autografo, sono grato a queste persone perché significa che viene riconosciuto il mio mestiere. 

 

Sul tuo profilo Instagram  scrivi “sono uno di quei ragazzi dello spettacolo che piace alle mamme”. Quindi ti domando: ti chiedi mai il perché di questo successo?

Prima di tutto dipende dal tipo di prodotto che fai; io sono partito da Che Dio ci aiuti, serie generalista, mainstream, che riunisce le famiglie, quindi in un modo o nell’altro io spesso vengo riconosciuto dalla ragazzina di 15 anni come dalla madre o dal padre. Diciamo che la mia è un po’ una presa in giro al fatto che spesso chi mi incontra mi dice che nonna o zia sono pazze di me e io allora mi dico sempre “e tu come fai a riconoscermi? Vuol dire che anche tu mi guardi in realtà”. Così ho coniato questa frase.

 

C’è un attore o un personaggio del mondo dello spettacolo a cui ti ispiri o con cui ti piacerebbe lavorare?

Mai come in questo momento probabilmente l’attore più bravo che c’è in Italia è Piefrancesco Favino e quindi ti dico che poter fare un film con lui, potersi interfacciare con lui, sarebbe il sogno di ogni giovane attore. Ma come Favino tanti altri. Credo che questo sia un ottimo momento per gli attori per mettersi alla prova perché sono convinto che i progetti che stanno arrivando in Italia siano davvero interessanti, è una fase molto proficua dove sta aumentando la qualità.  È un momento dove fioriscono le serie di nicchia, le stesse che sono mancate in passato in un paese dove negli anni abbiamo avuto solo serie della tv generalista; ora con l’avvento di Netflix, Amazon Prime, Apple e molti altri la qualità è molto più alta e anche la tv generalista si sta adeguando co-producendo con questi colossi diverse serie. Mi piace dire che tocca alzare l’asticella perché poi è giusto dare anche ai giovani un prodotto di qualità senza che debbano per forza iscriversi a Netflix e tutti gli altri. L’unico concetto che mi fa strano è che poi passare al fenomeno opposto è un attimo: basta pochissimo per ritrovarsi a guardare tutto quello che passa su questi canali senza riconoscerne il reale valore.

 

Ti piacerebbe approdare sul grande schermo? O provare un percorso differente?

Ho appena finito di girare il mio primo film per il cinema da protagonista, un’opera prima con la regia del giovane Matteo Pilati, dove a fianco ho Giancarlo Commare ed Edoardo Valdambrini. È la storia di un ragazzo omosessuale che arriva alla sua emancipazione totale e si ritrova catapultato nel mondo gay di oggi dopo la fine di una relazione, come capita a chiunque di noi dopo la fine di una lunga storia d’amore, alle prese con il ricostruire i rapporti con le altre persone.  Giancarlo (che interpreta questo giovane, ndr) incontra me ed Edoardo che siamo un po’ come il gatto e la volpe e cerchiamo di farlo entrare in questo mondo invitandolo a uscire dal suo guscio. È il mio primo film e quindi ti dico sì, il cambio di percorso è previsto ma sarà tutto in divenire perché sono convinto che non sia l’attore a scegliere se fare teatro o cinema o tv: molto dipende dal flusso degli eventi.

 

Sappiamo che ci sono dei bei progetti per l’immediato futuro, ma se potessi vederti da qui a dieci anni cosa ti auguri?

Tra dieci anni in parte vorrei essere come sono adesso, cioè completamente insoddisfatto per continuare a inseguire i miei sogno. Vorrei riuscire ad arrivare a tutto quello che mi auguro e allo stesso modo no perché questa è la cosa che mi aiuterà a spingermi sempre oltre, sempre più lontano. Risentiamoci tra dieci anni e vediamo se avrò rispettato le mie parole.  È tutta una questione di avere una soddisfazione continua che ti spinga a mordere sempre di più, ad avere sempre fame. 

 

Se potessi dare un consiglio a chi come te ha il desiderio di intraprendere questa strada cosa diresti?

Negli ultimi anni con la mia compagnia di teatro ho iniziato a lavorare con i ragazzi e fare con loro degli stage per cui spesso mi trovo ad interfacciarmi con giovani alle prime esperienze amatoriali che molte volte mi pongono proprio la stessa domanda. Ti dirò che non ho una risposta, perché non possiedo una palla magica, perché io stesso non so dove sarò fra due anni; quello di cui sono certo è che serve studio, formazione e soprattutto testardaggine. Se vuoi fare questo mestiere realmente, lo farai, ci devi credere con tutto te stesso e impegnarti più che puoi. Questo serve prima di tutto, in attesa che anche la fortuna guardi dalla tua parte.


Ph: Davide Musto