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Giampiero Judica è quello che possiamo davvero definire un attore internazionale. Dopo tanti anni di teatro e di serie televisive italiane, una chiamata alle 5 di mattina lo porta a New York – dove già aveva studiato recitazione – per lavorare al fianco di Steve Buscemi nella serie TV Boardwalk Empire. Un’esperienza unica che lo aiuta anche ad assicurarsi una parte nel film di Ridley Scott Tutti i soldi del mondo. Ora lo possiamo vedere al cinema con la commedia generazionale Succede.

Come hai deciso di formarti negli Stati Uniti?

Mi sono laureato in giurisprudenza a 21 anni. Avevo già iniziato a fare teatro, poi essendo cresciuto con il mito degli attori e delle scuole di formazione americani mi è capitato di vincere una borsa di studio per un master in recitazione e regia negli gli Stati Uniti, non ci ho pensato due volte e sono partito. Il caso ha anche voluto che ottenessi la green card per poter lavorare e così ci sono rimasto per diverso tempo. Credo fermamente che non ci sia in assoluto un metodo migliore per imparare questo mestiere, credo solo che ognuno di noi debba trovare quello che funziona meglio per sé stesso, nel mio caso essere un method actor funziona.

Come ti è successo di lavorare con Ridley Scott?

Avendo già lavorato in USA nella serie Boardwalk Empire di Martin Scorsese ero riuscito a farmi notare, così quando la mia agenzia americana ha saputo che Mr. Scott stava per girare un film in Italia si sono subito attivati. Il regista per la maggior parte dei ruoli non voleva incontrare personalmente gli attori, quindi come per tutti gli altri ho mandato un self tape, poi un altro, fino ad arrivare a ottenere la parte. Ho conosciuto Ridley Scott il primo giorno di riprese insieme a tutti gli altri attori della banda dei rapitori come Marco Leonardo e Nicolas Vaporidis.

 

Quale differenza sostanziale trovi nel lavorare in USA o in Italia?

Le nostre troupe sono un’eccellenza, infatti tutti i film stranieri che girano nel nostro paese si affidano alle nostre maestranze con risultati eccellenti. In America la forza è ovviamente il budget, che dà la possibilità a tutti di lavorare in maniera più rilassata e con la differenza di poter sbagliare senza essere sbranati dagli sguardi di chi farà uno straordinario non retribuito.

 

Hai mai pensato di rimanere solo negli States?

L’ho fatto per tanti anni, però sono italiano e preferisco rimanere qui, e quando il lavoro c’è volare in America. Mi manca sempre troppo la mia Sicilia. Essere diviso tra i due continenti ormai è il mio equilibrio.

Ora sei al cinema con Succede di Francesca Mazzoleni. Parlami di questo film.

Si tratta di una commedia generazionale dove per la prima volta mi capita di fare il padre, una figura più amichevole che autorevole nei confronti della figlia. Mi sono divertito tantissimo e spero di poterlo trasmettere a chi lo vede.

 

E invece col teatro che rapporto hai?

Per me è qualcosa di imprescindibile. Mediamente faccio due o tre spettacoli l’anno. Mi piace l’adrenalina che si genera quando è il momento di confrontarsi con la platea, è qualcosa di cui non riesco a fare a meno.

 

Ph: Simon
Style: Paolo Carraro