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Redazione
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Gabriele Ciampi non è solo compositore e direttore d’orchestra, ma un artista che ha fatto del crossover uno stile di vita e di fare musica. Per lui non esistono confini o separazioni, infatti, partendo dalla musica classica ha saputo sperimentare spingendosi fino ad arrivare al pop e all’elettronica. Il Maestro Ciampi ha formato e dirige un’orchestra di cento elementi scelti fra le eccellenze nel mondo dove i ruoli principali sono affidati a donne.  Una scelta assolutamente voluta, per sostenere il ruolo delle donne che in musica, come in molti altri campi, nonostante tutte le battaglie fatte, non hanno ancora il rispetto e la parità dovuta. Gabriele Ciampi, compositore e direttore d’orchestra, unico italiano membro dell’Academy dei Grammy Awards, ha suonato alla Casa Bianca su invito di Michelle Obama e tutt’oggi impegnato in prima persona con la fondazione di Obama a sostegno del #blacklivesmatter, si racconta per noi con la modestia che solo i grandi possono concedersi. She Walks in Beauty è l’ultimo singolo edito da Universal che anticipa il quarto album, in uscita a novembre. Un ennesimo crossover col quale il Maestro ci sorprende sconfinando nel pop soul internazionale con un messaggio di speranza e resilienza.

Gabriele Ciampi, come hai trascorso queste settimane in Italia?

Ho trascorso, finalmente, un po’ di tempo in famiglia e con gli amici cercando di riordinare le idee. La musica, come ogni cosa, non sarà più la stessa e il cambiamento è palese: questo rappresenta l’anno zero in cui mettere un punto e ripartire. Per me sono stati mesi d’intenso lavoro in vista del nuovo album e di nuovi scenari. Il futuro della musica sarà nello streaming e negli Stati Uniti ci si sta già organizzando in questa direzione. Non sappiamo quando torneremo ad assistere a concerti con migliaia di persone e per quanto mi riguarda, credo che la musica potrebbe trarne vantaggi potendo ritrovare una qualità che veniva sacrificata per la spettacolarità dei grandi eventi.


Sei uno sperimentatore e la tua CentOrchestra ne è una riprova. Raccontaci com’è nata.

La particolarità della CentOrchestra è la presenza di giovani musiciste provenienti da vari Paesi come Elena Nefedova (virtuosa pianista russa), Carolina Leon (colombiana, prima viola e direttore d’orchestra), Jiujie Jin (meno-soprano solista presso l’Opera di Pechino). La figura e la valorizzazione della donna musicista sono i principi su cui si fonda l’orchestra, un modo concreto per sostenere il ruolo delle donne e per abbattere ogni barriera culturale: la musica è protagonista assoluta e sopra ogni cosa. Ritengo che il talento non abbia confini e che la coesione tra culture possa portare linfa vitale e creatività alle composizioni eseguite. Per me è una grande gioia avere sul palco paesi diversi, culture opposte che si fondono in occasione di un concerto.

Due mesi fa abbiamo salutato Ennio Morricone. So che non hai voluto rilasciare dichiarazioni a riguardo. Lasciando da parte la sfera privata, è vero che è stato oggetto della tua tesi?

Assolutamente vero. Nella mia tesi ho voluto fare un confronto tra la musica di Nino Rota e quella di Ennio Morricone. Due grandissimi artisti che partono da due situazioni compositive diverse: Morricone dalla melodia, Roda dall’armonia. La formazione del Maestro Morricone si è evoluta attraverso la collaborazione con Sergio Leone. Insieme hanno introdotto effetti speciali, utilizzando rumori prodotti dall’orchestra che per gli anni ’70 era avanguardia pura. Leone e Morricone con i loro western italiani hanno scritto un nuovo modo di fare musica da film. Morricone e Rota, apparentemente lontani, hanno molto in comune  essendo riusciti entrambi a sottolineare alla perfezione il tema del film con le loro composizioni. La loro è una musica che accompagna il film, dall’inizio alla fine, definendone i tratti e rendendolo indimenticabile. Per quanto mi riguarda, sono e saranno per sempre i più grandi innovatori di un genere di musica che ha fatto la storia del cinema.


Com’è cambiata oggi la musica da film?

In tutto e per tutto. La musica fa solo da sottofondo, non ne delinea i temi. Spesso sono brani famosi, che sono utilizzati con ruoli marginali. Ennio Morricone scriveva la musica prima della sceneggiatura e da quel tema Leone costruiva il resto. Un’unica tessitura che legava la composizione alla trama, riuscendo a creare atmosfere che rimanevano impresse nella memoria, legandosi a filo doppio al successo del film.


Hai ricevuto da Obama una lettera alla quale hai risposto prontamente co  il tuo sì. Che cosa farai con la tua musica per sostenere il movimento #blacklivesmatter?

Continuerò a parlarne, invitando alla riflessione. Lo spirito del movimento e dell’Obama Foundation è proprio quello di sottolinearne i valori attraverso l’informazione, l’arte e la cultura. Sarebbe davvero un bel segnale se tanti artisti vi aderissero: in Europa sta trovando tanto appoggio e ormai, sta dilagando in tutto il mondo.  In tutti gli eventi possiamo sostenere il movimento come una sorta di catena che possa annullare ogni confine, ogni separazione di razza e stato sociale. Personalmente anche con la mia CentOrchestra ho voluto raccontare come sia importante che le culture s’incontrino per regalare alle composizioni quante più sfumature possibili. Credo che nella vita e nella musica sia meraviglioso potersi incontrare, confrontandosi liberamente e con uguaglianza.

Ph: Federico Gulberti