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By Fabrizio Imas
13 Ottobre 2017

Francesco Stella è sicuramente uno di quei volti delle fiction ai quali è impossibile non affezionarsi: bello, sexy, misterioso e con quelle cicatrici, una per ogni storia da raccontare. Siciliano, nato a Marsala e di origini umili, capisce fin da ragazzino che la sua strada sarebbe stata quella della recitazione. Ora da più di vent’anni la sua casa è a Roma.

Dagli esordi ne Il Commissario Montalbano passando per Un Posto al Sole e CentoVetrine, lo abbiamo recentemente visto in tv in A un passo dal cielo e presto farà il suo esordio ne Il Cacciatore, una nuova fiction targata Rai. A dimostrazione che nessun sogno ci è precluso se si è abbastanza testardi nel perseguirlo.

Quando ha iniziato a divampare dentro di te il sacro fuoco della recitazione?

E’ inutile stare a girare intorno all’argomento cercando di evitare i cliché ma è davvero arrivata subito, quando ero ancora un bambino. Alle recite a scuola ero sempre in mezzo alle scatole: da San Giuseppe all’asinello, i Re Magi (tutti e tre), ogni Natale decidevo di cambiare ruolo. La mia curiosità stava proprio nello sperimentare qualcosa di completamente diverso da quello che mi orbitava intorno. Provengo da una famiglia di contadini siciliani, non era proprio scontato che la mia passione fosse questa. Il passo importante l’ho fatto in quinta liceo, quando ho approfittato di uno stage della scuola con un attori professionisti. Ho potuto toccare con mano questa realtà fantastica ed ho capito che dovevo provare in qualche modo a trasformare la passione in lavoro: piano piano è stato così.

 

Il salto dalla Sicilia a Roma quanto e come ti ha segnato?

A dire il vero c’è stato un passaggio intermedio: prima di trasferirmi a Roma sono stato ad Urbino a studiare lettere. Lì sono entrato a far parte di una compagnia di strada. Un’esperienza che mi ha formato tantissimo: mi sono cimentato in giocoleria, esibizioni sui trampoli e rappresentazioni storiche ad alto livello. Dopodiché sono passato alla compagnia universitaria dove oltre ad imparare il metodo, la respirazione ed i movimenti giusti provavamo ogni singolo giorno. Quell’anno ci fu dato un copione scritto da un’autrice russa (famosissima in patria). Infatti la mia “prima” su un palcoscenico è stata a San Pietroburgo. Al termine dello spettacolo fu proprio un’attrice della compagnia a spronarmi e dirmi di andare a Roma senza aspettare troppo.

 

Hai perfezionato la tecnica attraverso scuole di recitazione?

Ho avuto un trascorso molto diverso rispetto a coloro che si sono formati in un’accademia: ho preferito fare delle cose più mirate, seguire l’istinto e fare ciò che mi serviva di più al momento. Diciamo che il mio percorso è abbastanza anomalo ma mi ha permesso comunque di trovare subito dei lavori interessanti non appena sono arrivato a Roma.

Qual è stato il primo lavoro che ti ha fatto pensare “questa è la strada giusta”?

Un film che non ha avuto troppa fortuna ma che ritengo un’ottima pellicola. Si intitolava Besame Mucho, scritto e diretto da Maurizio Ponzi: un film che parla di Napoli e delle sue inestimabili bellezze, tralasciando i problemi che la affliggono e che troppo spesso la gettano sotto una cattiva luce. Il mio era un ruolo da co-protagonista: mentre ero sul set pensai “non voglio mai più smettere di fare l’attore”. Anche se si tratta di un mestiere difficile e complicato, però qualcosa mi ha sempre riportato sul binario giusto suggerendomi di non mollare.

 

Rispetto a un film, come ci si approccia Invece per un progetto più a lungo termine come “CentoVetrine”?

Per CentoVetrine è stata una vera esperienza a 360 gradi: nel 2001 (sembrano passati secoli) ho partecipato come attore per la seconda stagione, poi a distanza di tre anni sono tornato come aiuto regista per poi andarmene e rientrare ancora una volta come vice produttore creativo. Se dovessi tornare indietro rifarei tutto esattamente allo stesso modo, ho davvero imparato tantissimo.

 

Con quale regista vorresti lavorare?

In Italia ce ne parecchi e tutti preparatissimi: Virzì ci regala ogni volta film davvero molto belli e pieni di significato. Poi c’è Valeria Golino: sono certo che di lei come regista si parlerà molto, e poi personalmente mi è capitato solo due volte di essere diretto da una donna ed è un linguaggio completamente diverso.

C’è qualcosa del tuo recente passato che ti fa dire… questo non lo rifarei mai più?

A dire il vero no, però ora che mi ci fai pensare una cosa potrebbe esserci: un musical nel quale recitai tanti anni fa. D’altro canto mi piacerebbe prendere parte a una commedia, ancora non mi è capitato. Vuoi per il fatto che ognuno di noi ha delle caratteristiche fisiche che lo indirizzano a determinati ruoli ed io, siciliano con le cicatrici ed il vocione, non rientro nei canoni classici. Staremo a vedere…

 

La nuova stagione delle fiction è appena iniziata…

Andrà in onda una serie su RaiDue “Il Cacciatore”: attualmente è ancora in fase di post produzione e non so ancora dirvi la data di uscita, ma in questa fiction interpreto il ruolo di un carabiniere, un personaggio molto interessante. Nel mio piccolo però non so stare con le mani in mano così mi sono messo a scrivere per nuovo format TV che andrà in onda dal prossimo anno e di cui ovviamente non posso svelare ancora nulla.

 

Che cosa non deve mai mancare nella tua vita?

Forse dirò una cosa banale ma di certo gli amici: quelli veri si contano sulle dita di una mano, ma sono una ricchezza che non baratterei con nient’altro.

 

Ph: Emanuele Novelli
Styling: Sara Leoni
Grooming: Enza Santoro per Aldo Coppola Roma
Abiti: JBrand – Current/Elliott

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