Angelo di Genio: Coast to Coast
26 Febbraio 2018
Oscar 2018: i film in pole position
26 Febbraio 2018

By Fabrizio Imas
26 Febbraio 2018

Il destino di Eugenio Franceschini, veronese, figlio dell’attore di Gianni Franceschini, era forse già scritto. La sua vita si divide tra cinema e fiction, l’avevamo apprezzato nella serie TV I Medici ora invece lo possiamo vedere con il film corale Sconnessi, una commedia che racconta uno spaccato della realtà social che viviamo quotidianamente senza rendercene nemmeno conto.

Quanto ha inciso sulle tue scelte essere figlio d’arte?

Tantissimo. Quando sei piccolo, anche se non è una tua scelta razionale, per osmosi assorbi tutto quello che ti circonda. Quindi volente o nolente devi fare i conti con la tua vita e realizzare quello che sei diventato. L’ambiente in cui cresci è sempre difficile da sradicare.

 

Perché bisogna andare a vedere Sconnessi?

In conferenza stampa c’è stato un bel dibattito, ne sono veramente felice e sorpreso allo stesso tempo in quanto non me lo aspettavo; il pubblico ha reagito molto bene. Per me è sempre difficile capire quando sono sul set come sarà il risultato finale perchè ci sono dentro, ma vedere le reazioni della gente dopo la proiezione rimane sempre un qualcosa di imprevedibile. Sconnessi dà la possibilità a chi lo guarda di riflettere sull’importanza spaventosa che hanno i social sulla nostra vita, senza fare distinizioni sull’età della gente.

 

Quale ricchezza ti ha lasciato lavorare ad un grande progetto internazionale come I Medici?

Nel cast ho trovato la mia attuale fidanzata: già sotto questo aspetto è quindi stata un’esperienza grandiosa. E poi era la prima volta che mi confrontavo con una produzione così importante e con dei mezzi decisamente notevoli. Parlando degli attori con cui ho lavorato, sia del cast italiano che di quello inglese, o meglio scozzese, ho trovato persone estremamente professionali e divertenti sia dentro che fuori dal set.

 

Ci sono due lati di te che emergono: bravo ragazzo, ma per certi versi anche bad boy. Come ti schieri?

Non saprei proprio cosa risponderti, credo di rientrare nella normalità. La realtà sta negli occhi di chi guarda, sono punti di vista.

Vuoi dirmi qualcosa sul film Vita Spericolata, che uscirà prossimamente nelle sale?

Forse è un po’ presto per parlarne: io stesso non ho ancora visto il montaggio finale del film. Le riprese sono state travagliate come è emerso dai media, ma posso dire che per me è stato il prodotto più soddisfacente che abbia mai fatto a livello cinematografico e televisivo da quando ho intrapreso questo mestiere. Ci tengo e spero veramente tanto nel risultato finale, presto vedremo se sarà all’altezza delle aspettative. Non lo nego, ci rimarrei male se non fosse così.

 

C’è qualcosa che hai fatto e che non rifaresti più?

A livello artistico rifarei tutto, anche le cose che non mi hanno entusiasmato, o ancor peggio che non mi sono piaciute o non sarei andato a vedere se le avesse fatte qualcun altro. Non provengo da una famiglia benestante e ho dovuto adattarmi a quello che mi veniva offerto per potermi sostenere con le mi gambe in maniera autonoma. Ognuno all’inizio della propria carriera deve fare i conti con la realtà dei fatti e se come me non hai una lira in tasca non puoi certamente permetterti di scegliere un copione. L’obiettivo principale in quel momento non è lavorare per vincere il David di Donatello ma pagare le spese; tutto questo fa parte della crescita della vita.

 

Se non avessi fatto l’attore che cosa avresti fatto?

Ci sono tante persone che vengono da una realtà di provincia come me e che vogliono fare questo mestiere e mi fanno domande come “se non ti avessero preso al centro sperimentale di Roma che cosa avresti fatto?”.  Io dico sempre che va bene avere un’alternativa, ma allo stesso tempo credo che spossa anche essere controproducente. Come mai? Se non hai un piano B nella vita ti metti in gioco completamente e hai una marcia in più. Questa è la mia esperienza personale: non avendo una seconda possibilità ho potuto e voluto percorrere solo una strada. Chissà, forse è per questo che la vita mi ha premiato.