Michelangelo Infinito: una finzione d’autore
27 settembre 2018
Weekend is Playlist vol. 29
28 settembre 2018

By Luca Forlani
27 Settembre 2018

Erika Lemay è riconosciuta internazionalmente con la sua Physical Poetry: il suo movimento è pura poesia, un’espressività artistica che va ben oltre le sue acrobazie mozzafiato. Premiata dai più prestigiosi festival internazionali – Montecarlo, Parigi , San Pietroburgo – si è esibita sui palcoscenici più importanti del mondo e come guest star per molti eventi del Cirque du Soleil. La stampa l’ha definita una “regina aereaˮ. È ora tra i protagonisti di Maestri d’Arte per l’Infanzia, un percorso creativo dedicato a bambini di 4 e 5 anni che si terrà dal 9 ottobre al Teatro San Babila di Milano.

Da bambina cosa sognava di fare “da grande”?

Volevo volare, attraverso qualcosa da me non ancora definito. Sapevo che volevo oltrepassare i miei limiti, sotto tutti i punti di vista. Questo sentimento si è manifestato attraverso diverse idee e sogni; tuttavia, ha veramente cominciato a diventare tangibile attraverso l’espressione artistica che mi dava tanta libertà e nessun limite. Nonostante fossi “la prima della classe” e avevo tanta facilità in scienze e matematica, sapevo che c’era qualcosa di più grande che mi aspettava e che mi avrebbe fatto vibrare.

Ha iniziato con la danza classica, cosa le ha insegnato questa disciplina?

Il valore estetico e la ricerca della perfezione. Ho visto per la prima volta un livello di bellezza altissimo. Ho capito che il corpo umano, attraverso quella disciplina, poteva creare cose meravigliose. L’estremo controllo del corpo dei danzatori classici mi ha sempre affascinato.

 

È stata spesso solista ospite per il Cirque su Soleil. Quando ha iniziato a lavorare per questa compagnia?

Ho cominciato a girare il mondo come artista, a livello professionale, quando avevo 13 anni. A 19 anni, ho capito che non potevo più fare solo l’acrobata che interpreta idee artistiche di altri, allora ho cominciato la mia carriera di libera professionista. Avevo le idee chiare su come sviluppare la mia arte. Nonostante il Cirque du Soleil fosse un’ottima compagnia, ho preferito mantenere la mia indipendenza, pur collaborando spesso durante loro eventi in tutto il mondo. Grazie a questa mia scelta, non ho mai smesso di sviluppare la mia Physical Poetry e di apparire sui palcoscenici del mondo come “Erika Lemay”.

 

l ricordo più bello che la lega al Cirque du Soleil?

Durante uno spettacolo in Svizzera, verso il finale, io e gli altri artisti della serata siamo tornati sul palco per cantare durante un brano dei Supertramp. Io mi sono ritrovata improvvisamente con un microfono puntato davanti a me e vedendo il mio panico da “non-cantante” Ewan McGregor è venuto a salvarmi cantando al mio fianco. Momenti come questo mi fanno amare le collaborazioni artistiche che nella carriera “solista” sono piuttosto rare.

Si definisce un’autodidatta: qual è il segreto del suo successo?

La passione per quello che faccio. Quando sei così innamorata di quello che fai non contano le ore di lavoro, vuoi solo migliorare, raggiungere la tua visione artistica. Determinazione e tenacia sono estremamente importanti, se non essenziali. Non credo molto nei talenti puri ma nel poter sviluppare le proprie capacità con sudore e intelligenza. Non ero una bambina particolarmente dotata ma ero determinata nel voler diventare la numero uno, avevo quella luce negli occhi che può cambiare tutto. La disciplina e la determinazione sono stati i miei migliori amici. Devo ringraziare anche la mia famiglia e quegli adulti che hanno creduto in me, senza di loro non sarei andata da nessuna parte.

 

Definisce la sua arte Physical Poetry, cosa significa?

La Physical Poetry è un linguaggio fisico per esprimere le emozioni. Trova le sue radici nelle arti circensi (acrobazia, equilibrismo, contorsionismo) unite a danza, teatro e diverse espressioni artistiche.

 

È ora anche uno dei Maestri d’Arte per l’Infanzia nel percorso creativo che si terrà da ottobre al Teatro San Babila di Milano. Qual è il motivo che l’ha spinta ad accettare?

Quello di ispirare le nuove generazioni a non avere paura di essere se stessi, di tuffarsi nel bello e di lasciarsi travolgere dall’arte, per tirare fuori il proprio talento. Spero in un futuro luminoso, in una società italiana che ritorni a sorprendere e a innovarsi, grazie a degli individui eccezionali che sono i nostri bambini di oggi.

Crede che l’arte sia una strumento educativo fondamentale? 

Fondamentale è poco direi. Non è solo uno strumento ma una necessità, una possibilità unica di crescita. A me l’arte ha dato tanto, più di quello che ci si potrebbe immaginare. Mi ha trasformata in una donna appassionata, mi ha permesso di fortificarmi. Mi ha insegnato a sviluppare la creatività, una disciplina di ferro, e un’intelligenza razionale ed emotiva. Mi ha insegnato il coraggio di essere sensibile, vulnerabile e di saper affrontare le difficoltà della vita. E grazie all’opportunità di Maestri d’Arte per l’Infanzia sono felice di trasmettere tutto questo ai più piccoli.

 

Ph:  Jon de Köning, Lazza.es

Related Post