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By Alessandro Nava
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Rime vere e taglienti, un animo feroce da sfogare tra lo studio di registrazione e il quadrato di una palestra di arti marziali. Microfono o guantoni, non fa differenza, le tue origini e la tua storia ti accompagneranno per sempre e prima o poi verranno fuori. Decise, istintive, potenti. Dopo tre anni passati a gestire (e imparare a dosare) fama e successo, Emis Killa era di nuovo pronto per incidere un disco. I testi e i beat di “Terza Stagione” colpiscono come un jab dritto al volto: inevitabile, visto che l’hip hop è anche una questione di muscoli, velocità e tecnica.

Sei stato ospite di Asics Tiger presso un palcoscenico inedito, il Pitti Uomo 91. Come nasce questa collaborazione?

E’ stato un interesse reciproco. Tanto per rimanere in tema, è un “featuring” ancora agli inizi però mi piace molto lo stile del brand: sportswear ma anche un po’ pettinato rispetto ad altri marchi, quindi sicuramente ho intenzione di portare avanti questa partnership.


Specialmente prima, durante e dopo kermesse come il Pitti si tende ad abusare un po’ troppo del concetto di stile. Che declinazione dai a questo tema?

Essere ben vestiti, se vogliamo anche appariscenti, ma senza mai cadere nel ridicolo. Purtroppo è un concetto che non entra in testa a molti, che tendono a scambiare eventi del genere (oppure la Fashion Week) per una sfilata di Carnevale.

 

Il tuo ultimo album, “Terza Stagione”, rappresenta un ritorno alle origini per te: affronti con forza e in maniera piuttosto cruda tematiche legate alla società, e ho letto che spesso hai parlato di esserti ritrovato davanti a un “bivio” durante la realizzazione dell’album. Che cosa intendi?

Inizialmente ero quasi tentato a sperimentare sonorità più “pop”, però a un certo punto mi sono accorto che non era il momento. Sono troppo radicato alla cultura rap e mi sentivo di assecondare questo istinto viscerale di raccontare da dove vengo, delle mie radici, il mio background musicale. Un disco che probabilmente non avrei potuto proporre tra qualche tempo, doveva uscire in questo momento particolare della mia carriera.

Era il 2011, ed esordivi con “Il Peggiore”. Oggi sei già arrivato al tuo quarto album ufficiale. Quanto sacrificio ci vuole per fare ciò che si ama?

Ti dirò, si fa molta meno fatica dal punto di vista creativo, ma devo ammettere che quando si arriva a un certo livello ed entrano in ballo le case discografiche uno deve fare i conti anche con i risultati. Se punti a raggiungere degli obiettivi mirati ogni tanto capita di dover cercare un compromesso – non solo con chi ti supporta ma anche con te stesso – perché non ti senti di fare quella canzone oppure non sei d’accordo su un beat. Alla fine però mi sono sempre ritrovato soddisfatto della riuscita dei miei lavori, al cento percento.

 

Sulla copertina di “Terza Stagione” vieni ritratto con gli “attrezzi del mestiere” di chi pratica arti marziali. So che è una tua grande passione…ci puoi parlare di come è avvenuta la contaminazione con l’album?

Ti piace? La metafora vuole essere quella di un campione che torna sul ring per difendere il titolo dopo essere stato per tanto tempo lontano dalle scene (dal suo terzo album, Mercurio, sono passati ormai tre anni ndr). In più dal punto di vista estetico l’immagine, la posa e i colori mi piacevano di brutto!

 

L’estetica per te è senza dubbio importante, si nota. Sei un bellissimo ragazzo, credo che questo sia stato un fattore comunque importante per te a livello mediatico.

Assolutamente sì, ha contribuito ad accrescere la mia visibilità e l’hype attorno al mio personaggio, specialmente tra il pubblico femminile…

 

Una connessione, quello tra te e i fan, che alimenti alla perfezione grazie ai social. Come ti rapporti con questi strumenti e fino a che punto racconti di te su Instagram e Facebook?

Sono sincero, per i primi tempi ho sempre fatto il minimo indispensabile: inizialmente mi limitavo a utilizzarli per comunicazioni ufficiali oppure per il mio lavoro. Poi col passare del tempo ho capito che per farli fruttare dovevo inserire sempre più qualcosa di personale e privato, di mio. E devo dire alla fine che la direzione è quella giusta: in questo momento sono in una fase sempre più transitoria. Da questo punto di vista posso dire a tutti di rimanere sintonizzati perché presto ne vedrete delle belle.

 

Andiamo a sviscerare nel dettaglio “Terza Stagione”. Vedo che ci sono featuring con Neffa, Jake La Furia e Fabri Fibra. Tutte collaborazioni di altissimo livello, quindi non sei poi così individualista…

Dal punto di vista delle produzioni sì, faccio tutto da me, e rispetto a un collettivo è molto più complicato dare vita ad un album. Per quanto riguarda i featuring, penso di averli scelti in maniera molto attenta e in linea con la musica presente nel disco. Ero nella posizione di poter operare scelte molto più – passami al termine – “paracule”, invece ho preferito rimanere fedele a quanto esprimono le mie rime.

Recentemente sei stato ospite di Vegas Jones in Chic-Nisello. Vegas è uno dei talenti più in voga di questo nuovo filone di rapper che si è imposto nel 2016. Per il 2017 chi dobbiamo tenere d’occhio?

Sicuramente ti dico Mida: è un ragazzo di diciassette anni, liricamente è fortissimo, per me è un vero fenomeno. Per le produzioni ti segnalo invece Drillegittimo, un giovanissimo beatmaker di talento che seguo da parecchio tempo. Segnatevi questi nomi, ne risentiremo parlare molto presto.

 

Un’ultima domanda: al giorno d’oggi che ruolo ha un artista. Che cosa dovrebbe dire e cosa no?

Non credo che esista un diktat. Nei miei testi racconto tutto quello che mi sento di dire: l’importante è rimanere coerenti con se stessi. Credo che invece si possa anche non rimanere fedeli alle proprie idee: quelle che ho io nella testa e che mi sono fatto in questi anni sono molto diverse rispetto a quando sono entrato a far parte del rap game.