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By Matteo Squillace
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Per un vero tifoso o appassionato, le maglie da calcio sono la naturale sublimazione dell’amore per la propria squadra: un simbolo di appartenenza a un ciclo storico, un progetto, un’identità. E spesso, dietro le spalle decorate e i numeri ricamati di questi agognati cimeli si cela un gesto o un’impresa sportiva che li rende inestimabili e irripetibili. Presentatrice e deejay di Silver Music Radio, Elena Galliano si è rivelata una collezionista con un parco maglie da far impallidire il museo del Real Madrid. Una passione avuta sin da bambina, come la fede calcistica e l’amore per quel pallone che rotola sul manto erboso. “Le mie amiche facevano danza, invece io al posto delle scarpette volevo gli scarpini da calcio. E così, a quattro anni, sono entrata in una squadra: i miei compagni ovviamente erano tutti quanti maschi. All’inizio mi vedevano come quella diversa, poi col tempo (e dopo qualche tackle) mi sono fatta rispettare”.

Elena, prima di tutto dobbiamo dire che le maglie utilizzate nello shooting sono tutte ufficiali e che si tratta di una piccolissima parte della tua collezione. Quante maglie possiedi?

Dobbiamo subito mettere i puntini sulle “i”. Le mie maglie non sono semplicemente “ufficiali: tutte quelle che possiedo sono state indossate in campo. È infatti bene specificare che tutte le maglie da calcio possono considerarsi “ufficiali” se acquistate sugli store delle squadre o sui siti degli sponsor tecnici. Quelle che colleziono sono le maglie che su questi siti non si trovano. Si tratta, infatti, di quelle che vengono date in dotazione esclusiva alla squadra e hanno caratteristiche inconfutabili che le differenziano da quelle vendute nei negozi. I collezionisti le definiscono match worn shirts. Comunque, diciamo che la mia stanza dedicata ne contiene qualche migliaio. Per non parlare di scarpe e trofei…

 

Ci sono collezionisti che farebbero follie per avere la metà di questa collezione. Qual è il tuo “aggancio”, se puoi rivelarlo?

Certo che sì. Il voler ampliare e migliorare continuamente la propria collezione rende i veri cultori dei pazzi furiosi. C’è chi darebbe via lo stipendio di mesi per possedere un cimelio del proprio atleta preferito. E non è una battuta. Qualche tempo fa mi sono imbattuta in una conversazione su un’asta per una maglia di Pelè. Di fronte alla richiesta economica di svariate migliaia di euro, un potenziale compratore chiedeva se fosse possibile permutare la propria auto per la maglia. E credo che la cosa sia andata a buon fine dato che la risposta del venditore è stata “Sì, possiamo valutare l’auto”. Regola numero uno di ogni buon collezionista: mai rivelare i propri agganci. Rimanendo sul vago, posso dire che si tratta principalmente di “addetti ai lavori”. E poi ci sono le aste in giro per il mondo (benefiche e non) dove non mancano gli scambi con altri collezionisti sparsi su tutto il pianeta.

Di tutte le maglie che possiedi, ce n’è una alla quale ti senti più legata? Magari proprio perché è stato più complicato ottenerla..

Più che una maglia, un pallone che è più vecchio di me. Un regalo che mio papà mi ha fatto all’età di cinque anni, appartenuto e firmato da tutta la squadra della Juventus: in rosa c’erano Platini, Scirea, Boniek, Cabrini. Che campioni, che ricordi! Delle maglie scattate vorrei menzionare in particolare quella della Nazionale Italiana dell’Amicizia. È una squadra che scende in campo con l’obiettivo di aiutare tutti quei bambini che vivono in condizioni di estrema poverà, rimasti orfani o gravemente malati. Un piccolo rammarico? Non sono ancora riuscita trovare l’unica maglia che avrebbe il potere di farmi emozionare veramente, ossia la mia prima maglia da calcio indossata all’età di quattro anni.

 

Negli ultimi anni si è finalmente superato quel cliché “donne e calcio non possono andare d’accordo”. Anche le trasmissioni tv e i maggiori network sportivi puntano sempre più sulle figure femminili, donne capaci di parlare con disinvoltura di sport. Che ne pensi?

Grazie al cielo si è voltato pagina. Una volta alle donne che partecipavano alle trasmissioni televisive si chiedeva solo di mostrare la loro bellezza, accantonando i contenuti. Oggi invece ci sono giornaliste preparate, anche più di certi colleghi maschietti a volte troppo poco imparziali. È un segnale importante, il mondo del calcio e dello sport dev’essere tanto delle donne quanto degli uomini.

 

Semplice collezionista, simpatizzante o tifosa sfegatata?

Tifosa sfegatata ovviamente. Da sempre, e per sempre, “fino alla fine”! Il mio dna è a strisce bianconere.

Ph: Gerti Ibra