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By Luca Forlani
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Nel contrasto tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge D’Annunzio segreto, il nuovo spettacolo di Edoardo Sylos Labini. Tra amore e grande letteratura, gelosie e tradimenti, arriva a teatro un Gabriele D’Annunzio come non lo avete mai visto. Un ottimo teatro che fa cultura raccontando la Storia (quella con la “S” maiuscola) ed emoziona con attori di grande calibro. In scena al Teatro Ventidio Basso di Ascoli il 3 febbraio, e dal 5 al 7 febbraio al Teatro Manzoni di Milano.

Che uomo era il D’Annunzio ritiratosi a vita privata al Vittoriale?

Un uomo deluso. L’Impresa di Fiume non era andata come lui avrebbe voluto. Mussolini lo aveva ricoperto d’oro purché non entrasse nell’agone politico. Nonostante la vecchiezza non rinunciava a incontrare le sue amanti, soprannominate “le badesse”. Al Vittoriale era molto forte la presenza di Eleonora Duse, morta da tempo. C’era anche un busto che la ritraeva, ma che era stato “velato”. D’Annunzio faceva delle sedute spiritiche per richiamare il fantasma della Duse; infatti, “la divina” proprio sotto forma di spirito apparirà nello spettacolo (interpretata da Viola Pornaro, ndr).

 

Che tipo di lavoro attoriale ha fatto per interpretare un uomo così anziano?

Ho lavorato molto sulla postura e sul pensiero di un uomo, un eroe, amato e ammirato come pochi altri e che si ritrova alla fine della sua vita, ricurvo, senza un occhio e arrabbiato per non essere morto da eroe in trincea come avrebbe desiderato.

 

Come descriverebbe il rapporto tra D’Annunzio e la Duse?

Un rapporto estremamente conflittuale ma anche fortemente appassionato. Si potrebbe dire che furono la coppia che inventò il gossip. Lui la sfruttò per far produrre tutti i suoi spettacoli. Nella rappresentazione teatrale c’è una scena in cui si racconta un duro scontro durante la messa in scena de La Città Morta. D’Annunzio voleva rivoluzionare il teatro con quel testo. Potrebbe sembrare uno vero e proprio scontro pirandelliano tra autore e interprete, uno scontro intellettuale e artistico tra due artisti di altissimo valore, e lui alla fine decise di far debuttare in quello spettacolo Sarah Bernardt, grandissima attrice e acerrima rivale della Duse.

Lo spettacolo rappresenta una sorta di sequel di D’Annunzio tra Amori e Battaglie. Che differenze ci sono rispetto a quello spettacolo?

D’Annunzio tra amori e battaglie è nato su proposta di Giordano Bruno Guerri, Presidente de Il Vittoriale degli italiani, in occasione del centocinquantesimo dalla nascita di D’Annunzio. In quello spettacolo la figura del Vate era simile a quella che abbiamo studiato sui libri di scuola. Un uomo rivoluzionario e incendiario. Un amante appassionato e un seduttore incallito. D’Annunzio Segreto arriva in scena per commemorare gli ottant’anni dalla morte del grande Poeta e racconta gli ultimi attimi della sua vita. Non è più il “Superuomo” narrato dalla Storia, ma un uomo vecchio, a fine vita. La vicenda è ambientata al Vittoriale, dimora del Vate dal 1921 e meravigliosa casa museo da lui donata, alla sua morte, agli italiani.

 

D’Annunzio, oltre a essere un grande poeta, è stato uomo del suo tempo impegnato anche in campo civile e politico. Condivide questa visione dannunziana?

Certamente, anch’io nella mia carriera ho sempre perseguito questo modello: non essere un artista chiuso ma uno che cerca di portare avanti battaglie politiche. E per battaglie politiche non intendo militare in un partito per ottenere un posto in Rai o la direzione di un teatro, ma combattere per riaffermare valori e ideali culturali e civili oggi sempre più dimenticati. Non è un caso che il 6 febbraio, al Teatro Manzoni di Milano, alle ore 17 prima dello spettacolo, lancerò un nuovo movimento culturale di cui sono estremamente orgoglioso: Cultura Identità. Dal palco “dannunziano” presenteremo il manifesto di questo gruppo che stiamo creando e che rappresenta una risposta concreta al decadimento culturale a cui stiamo assistendo e alla globalizzazione delle menti, delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Un paese come l’Italia deve puntare sulla cultura, è un reato non farlo. Il nostro è un Paese invidiato in tutto il mondo per la sua bellezza artistica. La speranza mia e di tutta la rete di Cultura Identità è di poter indirizzare chi ci governa verso necessarie battaglie culturali, sempre più necessarie.

 

A proposito di divulgazione culturale, lei ha portato in scena grandi uomini della storia, spesso anche piuttosto controversi come Italo Balbo, Nerone, Tommaso Marinetti…

Ho cercato di dare nuova linfa a personaggi che spesso, purtroppo, sono solo immagini impolverate su libri di scuola. Nerone, per esempio, è stato sempre considerato un pazzo incendiario invece fu un grande statista. Trovo che sia importante raccontare la storia da vari punti di vista. Il teatro, inoltre, è carne viva; in Italia è decisamente bistrattato ma è immortale. In quest’epoca dominata dal web, il teatro è un’esperienza che i giovani devono fare, è uno dei pochi luoghi d’incontro reale rimasti. È importante che alcune battaglie culturali partano dal teatro: un luogo simbolico, un tempio laico.