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Danilo Cascella nasce in Abruzzo nel 1966. I suoi genitori aprono le prime boutique di lusso “Cascella” a Pescara, Porto Cervo, Roma e da loro si riforniscono personaggi del calibro del principe Aga Khan o della bellissima Brigitte Bardot. Con Danilo poi le Boutique si trasformano in contenitori di emozioni per clienti che viaggiano senza valigia e che diventano interpreti di uno stile unico e sempre nuovo.

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Viaggia molto Danilo, soprattutto dopo aver aperto il Flystore a Miami e ha sempre visto nella tecnologia lo strumento per restare in contatto con la sua famiglia e il mezzo attraverso cui mettersi alla prova per affrontare nuove sfide. E proprio riguardo la sua ultima sfida ci ha voluti incontrare oggi, per raccontarci di un tavolo che cambierà il concetto di convivialità trasformandolo da mero momento di condivisione a momento di creazione e sperimentazione.

Avere i genitori che creano un business di successo implica a un figlio delle responsabilità. Nel suo caso, è stata più la passione o il senso del dovere a spingere a continuare il loro percorso?

Non necessariamente, credo che ogni persona debba seguire il proprio istinto. Nel mio caso la passione è stata travolgente mi sono reso conto fin da adolescente di essere attratto dal mondo della moda e del gusto ma senza dubbio grazie ai miei genitori ho avuto la libertà di viaggiare e fare esperienze che sono state fondamentali per la mia crescita professionale.

Gli oggetti di design e i capi di abbigliamento che presenta nei suoi Store la avvicinano quasi più al mondo dell’arte che a quello dell’imprenditoria. A tale proposito, si sente più vicino al ruolo del curatore o a quello dell’imprenditore?

Ho sempre creduto nel mio lavoro come espressione artistica di un modo di vivere, ciò che ci rende noi stessi non è altro che ciò che siamo realmente. Non ho mai pensato al mio lavoro con dedizione imprenditoriale. Le mie selezioni si trasformano in un unico stile pur mettendo insieme stili completamente diversi tra loro. Nell’ambito fashion mi reputo un selezionatore di novità per tutti i gusti mentre nel design riesco a rendere concreto il mio gusto in un oggetto per tutti.

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Proprio questa settimana si sente parlare molto del lancio del suo nuovo progetto: il D-table. Quale pensa sia il punto di forza rispetto agli altri progetti di information technology e design presenti sul mercato internazionale?

Ho pensato al D-Table dopo un periodo di grande confusione mentale, non riuscivo più a trovare stimoli in quello che trovavo ed ho avuto la necessità di creare qualcosa di mio unico e sorprendente, l’ho trovato nel design. Il punto di forza credo sia proprio questo, un oggetto che unisce molte necessità in qualcosa di unico al mondo per qualità e funzionalità.

Tra tutte le funzionalità, quella che mi ha colpita di più è la possibilità di rilassarsi suonando un pianoforte digitale. Insomma un’idea contemporanea che rimanda al classico. Come mai questa scelta?

Esattamente…. l’idea di poter suonare un pianoforte digitale in casa per gli amici o famigliari mi da una soddisfazione incredibile, il conciliare un mondo classico ed imprevedibile come la musica con un tavolo di design tecnologico mi eccita. Con il D-Table la possibilità di utilizzo è strabiliante, non c’è desiderio che non possiamo realizzare grazie al meraviglioso mondo delle App.

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I suoi tavoli hanno un taglio molto pulito ma estremamente raffinato, quasi a proseguire il concetto di Less is More di Mies Van der Rohe, pur essendo destinati al settore Lusso. Pensa che sia più difficile aggiungere o togliere quando si crea un oggetto di design?

E’ più difficile aggiungere, il concetto del less is more lo sposo alla perfezione ed è ciò che mi ha dato spunto per realizzare un qualcosa di design estremamente raffinato ma ricco di contenuti.

Con la sua esperienza e dopo i risultati ottenuti, cosa si sentirebbe di dire ai suoi figli quando si troveranno a dover decidere cosa fare del loro futuro?

Dico sempre loro di costruire il percorso attraverso le emozioni che vivono ogni giorno, anche le più banali potranno essere il giusto input per costruire il proprio sogno.

E se Less is More e i sogni son desideri, il D-table è la prova che non esiste desiderio che non possa essere realizzato.

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