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Come descrivere la scintilla scaturita dalla conversazione telefonica con il designer bresciano Daniele Niboli? Abbiamo scoperto un giovane e talentuoso fashion designer molto disponibile al dialogo il quale ci ha raccontato punto per punto il suo mondo e la genesi della collezione SS20, presentata lo scorso settembre a Milano. Essa nasce da un ricordo, quello di un viaggio on the road nel sud della Spagna, dove le molteplici influenze presenti in questa zona si sono intrecciate a una lettura che l’ha molto colpito. Sedimentandosi così nel suo subconscio creativo, questi molteplici input hanno dato vita a una linea uomo e donna che dialoga, a tratti genderless, ma pur sempre tenendo il focus sul fitting delle differenti corporeità. L’originale interpretazione dell’Andalusia è proposta in chiave notturna; essa è la fascinazione dark di Daniele, che per sua stessa ammissione si sente maggiormente creativo di notte e che ben si ritrova nelle tonalità calde e scure dei suoi outfit impeccabili e avvolgenti. Scopriamo insieme la narrazione stilistica di questo imperdibile clash di culture.

Il tuo brillante percorso come designer da Blumarine perdura nel tempo. Quando è nata l’esigenza di creare un progetto solista che ha debuttato con la tua SS20 lo scorso settembre a Milano? Ce ne vuoi parlare?

È nato tutto dall’esigenza di esprimere la mia estetica valorizzando un lato intimo più dark, e raccontarmi (il modo che so usare meglio per esprimermi). Tanti designer magari fanno un percorso lavorativo e si capisce che sono stati da questo o quel designer. Il mio punto di forza è stata la versatilità. Da Dolce & Gabbana progettavo seguendo le linee guida del marchio, da Blumarine tiro fuori il mio lato più romantico, ma in realtà io sono tutt’altro. Sono felice del percorso che ho fatto. In questa esigenza di raccontarmi sentivo il bisogno di progettare menswear, cosa in cui non mi ero mai cimentato lavorativamente. L’uomo nel mio dna l’ho sempre sentito e non vedevo l’ora di confrontarmici. Voglio un brand che segua i trend o che racconti me stesso? Beh, prima di tutto voglio dare vita a un brand che abbia un’identità forte. e per farlo sono partito da un racconto intimo.


Hai proposto menswear e womenswear in un continuum di tessuti e volumi che si amalgamano alla perfezione. Cosa ha ispirato la collezione Daniele Niboli SS20?

L’ultima collezione è nata da un viaggio on the road nel sud della Spagna ed in seguito si è arricchita di molti altri elementi. Invece delle forme e dei colori più battuti ho preferito cogliere i dettagli della notte affiancandoli a rimandi più classici come le forme dei giacchini che riprendono i tajes de luces dei toreri, e il clash tra la cultura iberica e nordafricana che si ritrova nei drappeggi, nei cappucci, nei rossi accessi. Anche il libro Torero di Ruven Afanador, un altro elemento determinante per le atmosfere dove le nudità e il corpo vengono raccontati in maniera poetica e cruda allo stesso tempo, è stata una preziosa fonte dalla quale attingere. In generale non parto mai da un’ispirazione forzata ma più da tutto ciò che mi provoca un’emozione… Un viaggio, una canzone, una foto o un ricordo; come fossero tante frasi scritte di getto che vanno poi a comporre un racconto. Ad esempio la stampa conchiglia chiamata pettine di Venere è legata a un ricordo d’infanzia: mio zio aveva fatto un viaggio e mi ha portato questa conchiglia, che ha viaggiato con me trasloco dopo trasloco. La mia donna dialoga fortemente con l’uomo, i volumi sono simili ma non uguali (per me il fitting è importantissimo, credo sia fondamentale a livello estetico). A livello anatomico però essi sono diversi. Una sfiancatura, una pence occorrono comunque. Ecco perché i capi non sono unisex, ma declinati.

Sbirciando sul tuo bellissimo profilo instagram si respira un animo gipsy. Cosa ti dona il viaggio? E la prossima volta che preparerai i bagagli dove vorresti andare?

Il viaggio dona stimoli e emozioni; l’incontro di culture arricchisce e molte volte ti cambia. La cosa più interessante poi è vedere come ognuno di noi di fronte alla stesso viaggio (stessa città, stessa meta) ha un racconto ed una lettura completamente diversa, sarà che a me la diversità ha sempre affascinato. E per rimanere in tema, presto mi piacerebbe visitare Beirut: una città piena di contrasti.


Chiediamo sempre ai designer i do e doesn’t nell’abbigliamento, per avere una visione completa del vostro modo di fare moda.

Credo che nel momento storico che stiamo vivendo sia importante avere un occhio attento sul mondo dei capi green ed eco sostenibili ma cosciente e reale: nella mia ultima collezione sono presenti sul tema jersey, denim e i collant. Molte volte si rischia sempre di avere delle informazioni superficiali. Ad esempio molti puntano sul faux fur. Quindi la gente pensa che sia giusto comprare l’ecopelliccia. Ma l’ecopelliccia inquina perché è fatta con la plastica. Essere sostenibile a 360° è lodevole ma difficilissimo, così ho deciso di puntare su pochi prodotti ma completamente green: per il denim ho utilizzato il tessuto Candiani, realizzato con impatto ambientale ridotto al minimo ossia. I collant e i jersey invece sono realizzati con un filato riciclato. Infine non credo ci siano dei capi o degli oggetti out, ma credo che out sia più un modo di portare un capo, cercando magari di inseguire un tipo di estetica che non ci appartiene ma che viene recepito come trend del momento. La cosa più bella del potersi vestire oggi è appunto l’ampia scelta di brand, la versatilità dei capi e che molte collezioni sono sempre più genderless.

Si dice che la musica sia un’altra componente fondamentale nella creazione di moda. C’è qualche musicista che trovi particolarmente interessante in questo momento?

La mia giornata non potrebbe partire senza la musica:  Quando disegno, viaggio, medito, faccio sport… la moda e la musica sono un connubio perfetto, l’una serve all’altra per esprimere al meglio un’estetica. All’immaginario delle mie creazioni associo sempre un album o una canzone; durante la progettazione della SS20 la colonna sonora è stata Ritual dei Nava, tratta dal loro ultimo EP che mescola l’elettronica sperimentale alle sonorità persiane. Un’altra artista che amo particolarmente è Banks che finalmente vedrò live a Parigi. Poi nella mia playlist non possono mancare M.I.A e Sevdalidza, mentre tra i cantanti italiani ho una passione per Mahmood, Marianne Mirage, Levante e Fil Bo Riva. 

La tua abitazione rispecchia il tuo modo di fare moda? Ce la descriveresti?

Non sono un amante del nuovo a tutti i costi. A fianco di una cucina moderna trovate una libreria a montanti degli anni 50’ in cui conservare i miei libri, un tappeto recuperato in un mercatino ed un vecchio tavolo di marmo rosa sbeccato, un divano in cuoio di Flexform ed una Atollo in bronzo di Magistretti. Sicuramente un ruolo fondamentale lo ha sempre la luce, tanta e naturale e poi i tanti ricordi di viaggio. Tante foto, piante e infine il mio colore preferito: il bianco sulle pareti.

 

Sei giovane e hai già raggiunto traguardi importanti. Cosa consigli a un giovane studente di moda? E tu cosa stai imparando ora che sempre più stai raggiungendo il successo che meriti?

Passione, determinazione, sacrificio! La passione è ciò che ci fa muovere, la determinazione ciò che ci fa andare avanti e il sacrificio ciò che ci porta ad ottenere i risultati. Senza la passione non potrei mai fare il mio lavoro. Il lato emotivo è ciò che mi fa andare avanti ogni giorno. E tanta tanta umiltà! Mai sentirsi arrivati al traguardo. Quello che consiglio è scegliere uno dei propri sogni, di analizzarlo e di iniziare a farlo proprio: vi accorgerete presto che non c’è niente di più reale di un sogno da realizzare.