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By Matteo Squillace
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La prima domanda è anche la più sbagliata che potessi fare. “Ci-erre-elle-enne si pronuncia…?” “Caroline” mi risponde Carolina con un pacchetto di cracker in mano. Non proprio il pranzo che si gradirebbe alle sei di pomeriggio dopo una giornata di interviste, shooting e quattro Enjoy perse per una manciata di secondi. Precipitazioni, il suo primo album ufficiale uscito per Macro Beats, è un compendio di notti incerte, sentimento e una voce capace di posarsi con delicatezza su qualsiasi strumentale.

Sono più forte di ciò che faccio vedere e Stare male è una terapia inevitabile: CRLN sta esattamente in mezzo a queste due affermazioni?

La verità è che di base sono una persona masochista: non riesco mai a vedere il bicchiere mezzo pieno, e l’album è nato da questo presupposto, da questa sfumatura del mio carattere. La musica e le esperienze che sto facendo mi stanno aiutando a lasciarmi questa tara mentale alle spalle. Durante i primi live pensavo “Non ce la farò mai”, pensavo di bloccarmi sul palco, oppure di non reggere lo stress che scaturisce dal preparare e costruire un album. Invece le difficoltà e anche i giudizi negativi mi sono serviti come spunto: basta mettersi alla prova per capire quali sono i tuoi limiti.

 

Precipitazioni è un album che offre varie angolazioni: c’è il brano più pop, quello più melodico e anche la dancehall. Ci sarà spazio in futuro per una contaminazione della tua musica da parte di nuovi generi o pensi di voler approfondire il discorso musicale appena intrapreso?

Sono molto curiosa e ascolto veramente di tutto, ma ormai credo di aver trovato la sintesi che volevo tra suoni, tematiche e musicalità. Anche il mio primo EP (Caroline, ndr), riascoltandolo l’ho trovato troppo soul. Non è una critica, ma questa palette di suoni che ho trovato ora mi rispecchia appieno. Per raggiungere questo equilibrio ci siamo un sacco ispirati alla roba che si ascoltava negli anni ‘90. Col risultato che alcuni sono arrivati a dire che ricordo molto Meg, ma io proprio questo paragone non lo ritrovo.

 

Cosa ascolti ultimamente e cosa ascolti di solito per stare bene?

Partiamo dai dischi recenti: è un anno che non riesco a staccarmi da Process, l’ultimo disco di Sampha. Poi è stata una sorpresa anche Arca: pensavo fosse troppo strano per me, invece dopo un po’ di ascolti sono entrata in quella dimensione lì e mi sta piacendo tantissimo. Shlomo e Bonobo li ascolto quasi tutti i giorni, Alina Baraz quando voglio stare tranquilla e rilassarmi. Nei momenti di felicità devo ascoltare per forza qualcosa in italiano, perchè ho bisogno di canticchiare le canzoni. Quindi le cose che vanno ora in Italia me le ascolto: Motta e Frah Quintale, ad esempio. 

San Benedetto, Roma e Milano: per ognuna di queste città c’è un evento in particolare che più di altri ha segnato Carolina come donna e cantante?

Allora…mi vengono in mente un botto di cose e non saprei a quale dare più importanza. Quando stavo a San Benedetto volevo scappare da quella realtà: il primo passo è stato uscire di casa, prendere la valigia e andare a fare l’università lontano. Poi Roma, dove non mi sentivo comunque a mio agio. Troppo caos, impossibile coltivare amicizie e in sostanza ero da sola: la cosa assurda è che lì ho conosciuto Macro Marco, il mio produttore. Quindi da questo punto di vista è stata una tappa fondamentale. Milano è il luogo dove ho concretizzato ciò che volevo fare, ma proprio quando stavo per spiccare il volo sono dovuta tornare a San Benedetto per scrivere la tesi di laurea. Solo che lì non avevo più niente, ho fatto ritorno per un anno in un posto dal quale ero voluta fuggire con tutte le mie forze. Non avevo più la mia indipendenza.

 

Un ritorno in gabbia, praticamente…

Ti assicuro che è stato un periodo della mia vita nel quale non provavo nulla. Passavo le giornate a letto senza riuscire a riprendermi, non avevo amici con cui parlarne quindi mi sono dovuta affidare a figure esterne. Poi non so come sono riuscita a rimettermi in carreggiata grazie alle piccole cose di ogni giorno: ho conosciuto la mia vicina di casa, ho ripreso a uscire e fare conoscenze. Non do la colpa di tutto questo al terremoto del 2016, il malessere c’era già.

 

E questo ovviamente ha inciso anche sull’uscita di Precipitazioni.

Sono stata ferma praticamente un anno senza riuscire a scrivere niente, non so davvero dirti dove stavo con la testa in quel momento ma di sicuro non c’ero. Ora so solo che la voglia di scrivere è tantissima.

Trovo che un pregio dei tuoi testi sia la trasversalità: sei in grado di parlare sicuramente ai più giovani, ma alcuni passaggi ti permettono di arrivare anche a un pubblico più adulto.

Questa è una cosa che noto anche dai commenti delle persone che mi scrivono, molti sono anche over 30. L’album non parla di quotidianità ma di sentimenti, quindi riesce a fare presa anche su gente che ricerca temi un po’ più alti. Invece quando mi ritrovo a dire “il sushi scarso che ci faceva male”, ovviamente ci si può ritrovare un ragazzo della mia età.

 

E tu come valuti la tua capacità di scrittura?

Oddio, credo di avere ancora tantissimo da imparare perchè scrivo ancora di getto. Invece conosco artisti come Dutch, ad esempio, che arrivano in studio con un testo già pronto da inserire su un quattro quarti. Io noto la differenza fra il testo di “Fragile”, che ha scritto Nicola (Enne ndr) e tutti gli altri testi dell’album. Però è una questione di priorità: questo album è venuto fuori così e mi piace tantissimo. Mi sono concentrata di più sulle strumentali, sul connubio tra voce e melodia: siamo stati molto più attenti a questo, le parole giuste arriveranno.

 

La copertina dell’album, come è nata?

La foto l’ha fatta Ciro Galluccio, che ha studiato graphic design a Roma con me e…è uscita fuori per caso. Volevamo fare una foto copertina ma non riuscivamo a catturare l’attimo giusto, nessuna comunicava abbastanza. Poi alla fine abbiamo risolto con un proiettore e la luce dello schermo del telefono. Fine. È stata un’odissea, quasi quanto l’album.

È un periodo dove la musica tratta l’attualità in modo molto scanzonato, giocandoci su: tu come la vedi?

Personalmente mi sento un unicorno: non voglio tirarmela eh, perchè questi album “scanzonati” come li definisci tu me li ascolto. Però sì, il mood della mia musica è certamente malinconico e riflessivo. Mi sento un po’ sola in questo panorama così “colorato”, ma se sono sola vuol dire che a modo mio sono unica. Quindi un lato positivo c’è. Alla fine i sentimenti vincono.

 

Ora che arrivano i live, la prima cosa che ti viene in mente vedendoti sul palco? Hai già qualche indicazioni per il tour ufficiale?

Ansia pazzesca. Ho suonato recentemente all’Eremo Club durante un festival: cactus, sole, prati immensi e con il mare lì a fianco. È stato quasi commovente: tra poco il Mi Ami, ma sinceramente non ci penso. Quando inizio un live non guardo mai il pubblico perchè ho troppa paura, devo ancora prendere piena confidenza col palco e così le prime due canzoni le eseguo fissando un punto indefinito. Per quanto riguarda il tour sta prendendo forma: tra non molto ci saranno risposte anche in questo senso.

 

Chiudiamo così: come sarà il prossimo disco di CRLN?

Per il prossimo progetto vorrei utilizzare un po’ di più il vocoder e l’harmony singer, però ancora non saprei dirti con certezza perchè sono ancora concentrata a scovare pregi e difetti di Precipitazioni. Sicuro qualche featuring in più. Mi piacerebbe aprire ad artisti come The xx. Con loro in particolare ne avrei la possibilità perchè sono nel roster di Radar Concerti. Quindi mai dire mai…

Ph: Serena Pirredda
Style: Matilde Zunino
Thanks to: SMC Europe

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