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By Fabrizio Imas
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Cristiano Caccamo, giovanissimo attore protagonista di innumerevoli fiction, ora lo possiamo vedere al cinema con la commedia Puoi baciare lo sposo, dove interpreta un ragazzo omosessuale che rientra da Berlino per annunciare ai genitori residenti in un piccolo paesino il matrimonio con il proprio compagno.

Allo stesso tempo possiamo anche ritrovarlo in Don Matteo alle prese con il dubbio se prendere i voti o meno. Ma ci ha garantito che nella vita non lo farà mai.

Quando hai deciso di fare l’attore?

Non troppo presto, in quanto avevo già iniziato l’università e avevo ventuno anni. È successo in modo veramente atipico ed è stato proprio mio padre a spronarmi a fare un corso di teatro, contrariamente a come accade nelle famiglie dove il genitore spinge il proprio figlio a trovare un “lavoro vero”, come si suol dire. All’inizio ero molto titubante e poi contemporaneamente anche una mia amica voleva intraprendere la stessa strada e cosi abbiamo sfruttato l’occasione insieme: poco dopo mi sono innamorato di questo mestiere e ho iniziato ad inseguire la passione per il cinema.

 

Cosa hai pensato quando hai letto la sceneggiatura di Puoi baciare lo sposo?

Che sarebbe stato pazzesco, e avendo scelto di fare questo lavoro proprio per la possibilità di fare o essere qualcosa che magari non sarò mai come il medico, il gangster o in questo caso un ragazzo omosessuale, per me era un’ottima opportunità di mettersi in gioco. Sono fermamente convinto che l’amore non ha sesso, è amore e basta, quindi per me era importante portare anche questo messaggio.

 

E se fosse capitato nella tua famiglia, come sarebbero andate le cose?

Per quanto mi riguarda, i miei genitori sarebbero stati super sereni. Costringere una persona a nascondersi è sempre la peggiore delle soluzioni; questo è quello che mi hanno sempre insegnato i miei fin da piccino. La verità va sempre affrontata.

Com’è stato avere Abatantuono come padre e la Guerritore come madre?

Mi aspettavo che Diego fosse così divertente, simpatico e imprevedibile, però sono rimasto meravigliato del grande intrattenitore e fuori classe che si è rivelato. Le nostre cene dopo le riprese sono rimaste indimenticabili. Invece di Monica, di cui avevo un’immagine molto più austera e impenetrabile, si è rivelata come nel ruolo del film una vera mamma, molto attenta e tenera, ma erano lavate di testa se ci vedeva intrattenerci con i telefonini sul set. Lì bisognava stare attenti.

 

Secondo te quando sarà uguale essere gay in Italia come a Berlino, per citare la frase del tuo film?

Difficile fare una previsione però possiamo dire che qualche passo in avanti da quando sono entrate in vigore le unioni civili c’è stato. Magari non è ancora una legge perfetta, ma è già qualcosa. Rimane che siamo indietro di parecchi anni rispetto a Berlino e tanti altri stati.

 

Cosa mi dici di Don Matteo?

Ecco, a proposito di religione e Vaticano, qui sono un giovane alle prese con il dubbio se prendere i voti o meno. Questa certezza nella vita ce l’ho, non mi farò mai prete e ne sono sicuro. Si tratta di una macchina super collaudata e straordinaria che va avanti da quindici anni con Nino e Terence, che sono formidabili entrambi. Per un attimo ho pensato a come sarebbe stato entrare in una famiglia come quella di Don Matteo, ma come sempre è più la paura che ti fai della realtà che poi ti ritrovi davanti.

 

Qualche anticipazione su La vita promessa?

Si tratta di una fiction per Rai Uno con la regia di Ricky Tognazzi: siamo negli anni 20′ e una famiglia siciliana sarà costretta ad allontanarsi dal paese natio per colpa della mafia, giungendo a New York. Luisa Ranieri è la protagonista della serie e interpreta il ruolo di mia madre, quindi devo dire che sulle scelte delle mamme ultimamente non mi è andata malissimo.

Qual è stata la decisione più difficile nella tua vita professionale?

Pensandoci bene non mi è mai capitato di trovarmi a un bivio dove dover scegliere un progetto piuttosto che un altro, forse anche per il motivo che non mi hanno mai offerto qualcosa di difficile da dover accettare, insomma sono stato fortunato sotto questo punto di vista.

 

Invece sentimentale?

Quella sentimentale uno schifo davvero! Sono stato fidanzato solamente una volta con una ragazza di Milano: una storia durata tre anni e poi finita (non si può mai dire bene o male) però è andata così. E da allora non ho più avuto storie d’amore.

 

Cosa non deve mai mancare nella tua valigia quando parti per un viaggio?

La prima cosa che mi viene da dire è il profumo: si dice che la prima cosa che ti viene in mente è quella da scartare. Forse dovrei dirti qualcosa di intellettuale come un libro di Kafka, oppure il necessario per dipingere, visto che è una delle mie passioni, ma alla fine la prima cosa che metto in valigia è proprio il profumo.

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