Claudio Trotta: “Azioni individuali, conseguenze collettive”

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Claudio Trotta è uno storico produttore di concerti italiani, che ha sempre avuto una visione ben chiara del proprio lavoro. In pieno Covid19 ha concepito assieme all’associazione culturale Slow Music un progetto per la ripresa delle attività di spettacolo e musica dal vivo chiamato Vengo Anch’io. Coinvolgendo professionisti del settore e medici, hanno creato un documento che permetterebbe di lavorare in sicurezza in spazi all’aperto, dal primo di agosto alla fine di ottobre.

Claudio, a chi hai mandato questo progetto e che risposte hai ottenuto?

 

È stato mandato al Governo, ai ministeri rilevanti, in particolare modo a Franceschini – Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – al suo Capo Gabinetto Lorenzo Casini, al Vicesegretario Nastasi, all’ANCI – che riunisce tutti i sindaci italiani – alle Regioni, e poi Arci, Assomusica, Siae… Responsi: dal Governo, zero. È andata meglio con Comuni e Regioni. Devo però rilevare che il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17 maggio riprende una frase scritta da noi, quella dei posti preassegnati seduti che è alla base di una delle parti della filosofia del progetto.

 

 

Un passettino (finalmente) lo stanno facendo?

C’è un problema di fondo: o chi ha elaborato il Decreto è un ignorante, nel senso che non conosce le dinamiche, la realtà economica, professionale, civile, la penetrazione nel tessuto sociale dell’intero sistema del mondo dello spettacolo, o ha degli enormi pregiudizi e crede che il pubblico non sia in grado di rispettare modalità che si chiedono altrove (ristoranti, supermercati, palestre e parrucchieri). Non capisco che differenza ci sia tra uno che lavora in fabbrica e uno che lavora nel mondo dello spettacolo: non parlo solo di big, musicisti o attori, ma anche rigger (gli operai arrampicatori ndr), tecnici del suono, facchini, costumisti… Il mondo dello spettacolo è fatto di tantissimi piccoli eventi, non può permettersi di fermarsi per un anno, come fanno intendere certe dichiarazioni di artisti e associazioni, riportate dai media forse in maniera non sufficientemente completa. È necessario riaprire, nel rispetto di tutte le norme.

 

Cosa faresti se il Governo ti chiedesse di far parte del pool di esperti?

 

Non vedo perché dire di no, nella misura in cui avessi la totale libertà di azione e voce in capitolo. Se fossi solo uno specchietto per le allodole, no grazie.

 

 

Tornando a Vengo Anch’io, chi assorbe i costi del personale in più, dei sistemi di protezione per il pubblico, dell’igienizzazione pre e post evento?

È evidente che bisogna considerare l’applicazione di una nuova economia, dove tutti dovranno fare la propria parte: le amministrazioni locali concedendo gratuitamente gli spazi; chi sta sul palco, chi scarica i camion riducendo le proprie aspettative e i compensi in conseguenza dell’economia reale, l’unica modalità con cui tutti devono essere remunerati, a partire dall’artista. Inoltre, non si capisce il perché di un decreto che metta limiti alla ristorazione: se possiamo mangiare in un ristorante, perché non in un’area in cui si fa un concerto? 

 

Sei più incazzato o preoccupato per come stanno rispondendo ai problemi reali della filiera dello spettacolo?

Più preoccupato. Non mi stupisce la disattenzione da parte del Governo e dei media: facendo parte di questo mondo da più di quarant’anni, l’ho già vissuta. Anche il pubblico ha la sua notevole responsabilità, perché è troppo condizionabile, orientato verso il gusto medio, alimentato da un sistema informatico e formativo che definire mediocre è già fargli un complimento. Sono preoccupato per tutte quelle persone che non sanno come fare ad andare avanti. Io faccio quello che posso, perché aiutando loro aiuto me stesso: è importante portare dei risultati. Ogni volta che mi definiscono un Don Chisciotte non mi fa piacere. Io mi considero uno che non molla mai e se crede in qualcosa si impegna. Ho fatto decine di battaglie, molte le ho vinte molte le ho perse, fa parte della vita.

 

Guardando avanti, cosa farai nel prossimo futuro?

 

All’inizio del lockdown abbiamo creato un rotocalco culturale chiamato Slowclub che continueremo produrre: un conduttore, degli ospiti, editato e montato professionalmente, tutto live con pochi tagli come il tributo bellissimo di Franco Fabbri in una versione di Vengo anch’io no tu no con due strofe che erano state censurate; lo abbiamo accompagnato con una versione eccezionale della linea di Cavandoli interpretata da Mauro Masi Sand Art. Con Slow Music stiamo andando avanti nella pressione politica e mediatica per far conoscere Vengo Anch’io. Per settembre vorremmo portare il progetto A.R.M.O.N.I.A. nelle foreste dello Stelvio e di altre località. Vorremmo anche costruire un circuito che tocchi una decina di città italiane con la certezza – voglio essere ottimista – che il Governo metterà mano all’errore principale del DPCM sulla capienza massima per eventi in teatro e all’aperto che non andava espressa in numeri assoluti ma in relazione ai singoli spazi e alla loro adattabilità alle norme previste dalla situazione in essere . A livello personale spero di mettere mano a un nuovo libro, o a una riedizione di No pasta no show con un capitolo che contenga tutto quello che ho scritto durante il lockdown del Covid. Con Barley Arts stiamo riprogrammando i tour per primavera-estate 2021 nella speranza che per allora si ritorni a fare spettacoli senza limitazioni. Sarà un anno più ricco di proposte, per certi versi complicato per la tanta offerta e noi saremo tutti più poveri di quanto non siamo già adesso. Il Covid deve insegnarci a tornare all’essenza, a stare molto attenti ai nostri comportamenti nel rispetto degli altri, dell’ambiente, della natura. Non serve far girare per l’Europa venti, cinquanta, cento bilici quando potresti utilizzare molte attrezzature noleggiandole sul posto e portandoti in giro solo le cose essenziali. La gente va a principalmente ad un concerto per partecipare, cantare e vedere le emozioni di chi sta  sul palco quindi credo si debba rimettere al centro l’essenza di tutto questo e non farsi travolgere dalla smania della sovrapproduzione e del gigantismo non sempre davvero necessari. 

 

Intervista realizzata il 21 maggio 2020