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By Fabrizio Imas
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Abbiamo conosciuto Chiara Iezzi ancora giovanissima, quando alla fine degli anni ’90 fu parte di una storia discografica di grande successo fatta di numerose hit, anche internazionali; poi il cambio di pagina decisivo. Oggi Chiara è una bellissima e austera attrice che si divide tra l’Italia e Los Angeles. Il coraggio si vede quando c’è la voglia di cambiare e quando questa arriva dal profondo del cuore. Ora il cinema è la sua vita ed è  con una passione immensa che racconta i suoi ultimi lavori.

Quando hai deciso di intraprendere il mestiere di attrice?

In realtà è un desiderio che tenevo nel cassetto fin da bambina, infatti ricordo ancora il momento preciso in cui l’ho pensato per la prima volta, avevo dodici anni e stavo guardando un film. La vita poi mi ha portato a fare un percorso diverso. Ad un certo punto però mi è capitato di cambiare appartamento, per caso ho trovato una scuola di recitazione a due passi da casa e mi sono iscritta. Come spesso succede nella vita ci sono incontri e coincidenze che cambiano il destino. Non posso dire sia successo tutto all’improvviso, ma nel giro di poco tempo mi sono innamorata di questo mestiere, e ora non potrei vedere la mia vita diversamente.

So che ti dividi tra Milano e Los Angeles, hai studiato lì?

Sì certo, ho frequentato tanti corsi e stage partendo da quello che è il sogno di tutti coloro che iniziano a intraprendere un percorso attoriale come me, l’Istituto Strassberg, dove sono passati tutti i grandi di Hollywood da Marilyn Monroe a Marlon Brando. Forse trovare la mia tecnica di recitazione confrontandomi con svariati metodi è stata proprio la parte più interessante del mio percorso. Ognuno di noi è diverso e quello che può funzionare per uno non è detto che vada bene per un altro. Il vero punto di forza degli attori americani è che hanno una formazione continua, come dovrebbe essere. Fare l’attore è come fare l’atleta, bisogna sempre essere in allenamento.

 

Torneresti a cantare?

Come carriera musicale credo di aver dato tutto quello che mi sentivo di dare, però se fosse un qualcosa al servizio di un film perché no. È già complicato a quarant’anni decidere di cambiare strada e di tenere il piede in due scarpe non me la sentirei proprio in questo momento. Ho un’innata passione per la professionalità e ora non potrei vedermi a fare altro.

 

Dimmi qualcosa dei tuoi ultimi lavori.

Sicuramente molto interessante è stato il mio ruolo di “villain” al femminile per la Disney, dove ho interpretato una madre narcisista ed egocentrica con troppe aspettative riposte nella figlia che era la “boss girl” della scuola, un’antagonista in chiave disneyana che sconfina con il grottesco dove mi sono divertita moltissimo. Invece per Louis Nero ho lavorato in The Broken Key in cui mi sono ritrovata ad assumere il ruolo di Ester, guardiano e direttrice degli archivi del museo Egizio di Torino, con la capacità di leggere l’anima delle persone che varcavano il museo. Devo dire che è stata veramente un’esperienza fantastica di cui ricordo particolarmente l’illuminazione e l’odore della location, davvero suggestiva.

Quale ruolo vorresti interpretare e magari con quale regista?

La verità è che come ogni attore voglio recitare il più possibile e a volte la realtà può essere molto più sorprendente di quanto ci possiamo immaginare, quindi vediamo cosa mi riserverà il destino. La mia passione sono i film politici, religiosi e le biografie.

 

A che cosa non rinunceresti mai nella tua vita?

Sicuramente ai miei spazi, che non c’entrano niente con il mio lavoro, ho avuto troppi anni frenetici quindi adesso se posso amo dedicare tempo a me stessa.

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