Reebok cambia il modo di fare shopping
13 Dicembre 2016
Inaugurata la nuova Fondazione Feltrinelli
14 Dicembre 2016

By Pietro Rebosio
12 Dicembre 2016

Camilla Locatelli è un’illustratrice di talento.
L’acquarello è il mondo, le dame art nouveau le sue modelle.
Ha ventisette anni ed è di Parma. Finite le scuole superiori si iscrive
a medicina, ma il richiamo artistico è troppo forte. Abbandona,
quindi, per frequentare la NABA -nuova accademia di Belle Arti-
e dedicarsi a moda e illustrazione.

Abbandonare medicina, con esami che stavano andando bene fra l’altro, sembra un po’ una stupidaggine. Sono tempi difficili e una laurea in medicina ti avrebbe dato sicurezze che altri campi raramente sono in grado di dare. Un desiderio
di espressione artistica incontrollabile?

“Sì. Da sempre. L’arte, la bellezza, le immagini in sé le mastico da quando ero bambina. Mia mamma è uno storico dell’arte, mio padre è ingegnere ma dipinge. Ho provato a fare medicina, ma la mia vocazione era un’altra”.

E sei approdata alla moda…

“Sì. Anche se la moda in se non so quanto di fatto mi affascini. Ho sempre amato disegnare gli abiti, prima ancora di idearli e crearli. Sono una grande appassionata di illustrazione di moda. Mi concentro lì prevalentemente”.

Illustrazione e non fotografia?

“Beh c’è un certo mondo illustrativo strettamente legato alle immagini fotografiche. Io cerco di creare immagini leggere, a tratti fiabesche. I personaggi delle mie illustrazioni hanno studiato molto il manierismo, la pittura decò e quel mondo gestuale andato forse oggi perduto”.

Le immagini che ci circondano oggi sono lontane?

“Insomma, sì. Sono forti, hanno tratti decisi, caratteri talvolta aggressivi. Io voglio restare più tenue. Amo i tratti gentili. In tutto”.

Questa tua mano così leggera viene compresa dai più?

Si, in linea di massima si. Una bella immagine è una bella immagine. Certo è che c’è poca educazione nell’osservare. Osservare con attenzione, si intende. Si prediligono sempre immagini di altra natura rispetto a disegni, quadri e così via…

Nel senso che sono immagini che richiedono maggiore sforzo di comprensione
e questo provoca l’allentamento da parte di un certo pubblico?

“Sì, diciamo di sì. Senz’altro si reputa molto più accattivante una rotondeggiante top model di un quadro di Rubens”.

E fa riflettere questo. Dovrebbe far riflettere…

“Da un lato è inevitabile e legittimo. Dall’altro ci si potrebbe sforzare maggiormente, già nelle scuole, a rendere consapevoli i giovani di ciò che ci circonda. Viviamo in Italia, basta uscire di casa per essere inghiottiti da arte e storia. Invece l’arte è considerata un po’ la Cenerentola. Quella contemporanea non la si affronta nemmeno. Passa completamente inosservata”.

Ed è una grave perdita?

Sì, vengono meno le basi per acquisire disciplina e metodo necessari alla comprensione di questa. Una vita priva di arte e bellezza non riesco nemmeno ad immaginarmela.

Pochi ma buoni. Gli amanti e studiosi dell’arte.

Pochi si. Anche perché in Italia è un percorso difficile da intraprendere.

Però hai lavorato e lavori, quindi è possibile.

Certamente con molto impegno è possibile. Appena uscita dalla NABA ho trovato un primo impiego, proprio come illustratrice. Ho illustrato una collezione di abbigliamento, poi ho collaborato con Glamour Germany e Le Palm Magazine, molto forte negli Stati Uniti. Mi ha contattata perfino un’azienda qui vicino a casa, che non c’entra con il fashion system. Avevano necessità di una lunga storia aziendale tutta illustrata e animata. Le occasioni lavorative ci sono. E importante saperle cogliere.

Però hai lavorato e lavori, quindi è possibile.

Certamente con molto impegno è possibile. Appena uscita dalla NABA ho trovato un primo impiego, proprio come illustratrice. Ho illustrato una collezione di abbigliamento, poi ho collaborato con Glamour Germany e Le Palm Magazine, molto forte negli Stati Uniti. Mi ha contattata perfino un’azienda qui vicino a casa, che non c’entra con il fashion system. Avevano necessità di una lunga storia aziendale tutta illustrata e animata. Le occasioni lavorative ci sono. E importante saperle cogliere.

Questo in sintesi è il mondo Atelier Antea, il tuo sito si chiama così, come mai?

Antea viene da un quadro del Parmigianino, realizzato a metà del 1500. La posa, l’espressione, i dettagli. Ha un forte collegamento con quello che voglio realizzare ed esprimere. Viene da lì Antea.

Per il futuro?

Non saprei. So solamente che voglio continuare a disegnare. Mi pongo poche domande. Vado avanti con determinazione e impegno e quello che viene, viene.

Restando fedele al tuo stile

Sono una fan della gentilezza. Nella vita privata, sul lavoro e nei disegni. Tecnicamente magari in futuro ci saranno cambiamenti. Ogni animo anche minimamente creativo è in costante evoluzione. Ma voglio che continuino ad esprimere grazia e gentilezza.

C’è bisogno di gentilezza vero?

Si. Molto. Più necessaria perfino dell’arte. Rappresenta il mio mondo, la gentilezza. Cerco di renderla visibile in ogni cosa che faccio.

Clicca qui per visionare tutti i lavori e le illustrazioni di Camilla Locatelli