Alla fine tutti si sono accorti di Bresh

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In uno dei suoi primi singoli, Gaston, Bresh cantava “Ripenso ai percorsi che ho preso da prima / Salgo su una scala e guardo la mia vita”. Una scena talmente sorprendente, semplice e poetica da immaginarsi che era solo questione di tempo prima che Andrea Brasi ci regalasse nuovi incastri del genere con Che Io Mi Aiuti, il suo primo album uscito per Sony Music. Cresciuto con il mare davanti, il rap e i pomeriggi a Marassi, Bresh con il suo primo progetto ufficiale vuole esortare e far capire che che per essere più fieri di se stessi bisogna aiutarsi da soli, anche se ogni tanto ci sembra di non farcela e lasciarsi cadere sarebbe la soluzione più immediata… Perché solo così possiamo veramente esprimere il nostro carattere e la nostra persona.

Nella opening track dell’album, Scooter, si sente una tua nota audio dove dici “se volete iniziare iniziate pure, tanto poi arrivo. Prendo la moto e ci metto un secondo.” Alla fine sei arrivato, e con Che Io Mi Aiuti se ne sono accorti tutti.

Col pensiero cerco di guardare un po’ più in là, ma voglio godermi il momento e Che Io Mi Aiuti è sicuramente un punto cruciale e atteso di un percorso molto travagliato: ho fatto mille lavori diversi mentre portavo avanti la mia musica, a Milano e Genova. Cameriere, in cucina, in giro a vendere sconti per palestre… ho sempre saputo che stavo raccogliendo quello che stavo seminando, non di più e non di meno. Quindi prima, un po’ per scelta un po’ perché vedo quello che si ascolta la gente, non potevo avere lo stesso risalto di altri anche perché sapevo di far uscire poco. E poi ci sono state vicissitudini importanti che hanno inciso anche sulla mia scrittura.

 

A proposito di scrittura: sei uno che scrive di getto e poi riaggiusta o cerchi da subito l’incastro a effetto seguendo un tema ben chiaro?

Io sono uno che butta giù rime in continuazione, scrivo veramente tantissimo e poi seleziono. Che Io Mi Aiuti ha avuto una gestazione lunga perché in questi anni ho scritto talmente tanto che ho fatto fatica a scegliere i pezzi da inserire nell’album. Così, tra i brani che già avevo pronti e quelli prodotti da Shune ho creato un filone unico che è quello che troviamo nel disco.

Nell’album hai collaborato con Chris Nolan, Garelli, Andre Blanco e Shune. Specialmente con quest’ultimo si è instaurata un’alchimia particolare…

Da sempre rapper e producer assieme tirano fuori un valore aggiunto se riescono a viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda. Shune ha un talento pazzesco, è un musicista a tutto tondo; insieme lavoriamo benissimo e siamo davvero complementari. Sicuramente il nostro sodalizio in futuro si rafforzerà e avrete modo di conoscere la sua musica ancora più a fondo.


Esiste secondo te una “scuola genovese” nel rap? Su Youtube si trovano lavori come il mixtape Amici Miei, che meriterebbe un capitolo a parte per il suo spessore lirico, che fanno capire che tra voi (Tedua, Nader, Disme, Vaz Tè) c’è un feeling particolare…

Siamo cresciuti insieme: questo emerge subito, specialmente in Amici Miei. Non abbiamo quella superficialità che si può vedere in giro perché non siamo materialisti, in primis come persone, e non ci siamo lasciati influenzare dalla parte capitalistica del rap. Quando facciamo musica tocchiamo frequenze che non riguardano l’immagine o l’apparire, ma mettiamo al primo posto le esperienze che abbiamo condiviso, dandovi un peso particolare. Mi viene difficile dirlo con le parole, ma quello che traspare dalla nostra musica è proprio il nostro ambiente. Siamo così.


Alla presentazione del disco di Che Io Mi Aiuti ho visto tutta la tua famiglia a sostenerti: loro come si sono relazionati col tuo percorso, in questi anni?

 

Sanno che sono uno spirito libero. Con la mia famiglia e i miei genitori ho sempre parlato poco del mio lavoro, della musica in generale, e anche quando mi chiedono come vanno le cose cerco sempre di cambiare discorso. Sono un po’ repellente a parlare del mio lavoro e della mia carriera e lo capiscono: anche questo è un modo per farmi sentire il loro supporto, che in questi anni non è mai venuto meno.


Della scena rap italiana ascolti o apprezzi qualcuno in particolare?

Sarò sincero, a parte i miei amici non ascolto nulla. Nella mia playlist ci sono unicamente rap francese e americano, ma ci sono anche periodi dove ascolto zero, e solitamente sono quelli in cui scrivo di più.



Ultima domanda: com’è per un genoano crescere a Bogliasco?

Premesso che il calcio e il mio essere tifoso hanno avuto e hanno una valenza fondamentale per me (lo si sente anche nei miei testi), anche a Bogliasco siamo comunque di più noi genoani rispetto a quelli della Doria (ride,
ndr). Poi ti dico, io a Bogliasco ci sono rimasto fino ai 14 anni, poi il richiamo della città si è fatto troppo forte: unire il paesaggio della città con quello di casa, il mare e scenari delle mie zone d’origine crea una commistione unica. Ho fatto avanti e indietro per un po’ di anni, ma ora è il momento di prendere casa a Milano.

Foto: Simone Biavati