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Borsalino City

Regia di Enrica Viola

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Si é concluso da poco il 33° Torino Film Festival, con un trionfo di presenze e di cinema di qualità. Come sempre la partecipazione dei cittadini é stata altissima e l’organizzazione impeccabile, insomma gli ingredienti di una manifestazione di successo non sono mancati.
Tra le varie anteprime, quella che mi ha colpito di più è stata “Borsalino City” di Enrica Viola, regista torinese che ha rappresentato, in un docu-film, la storia mai raccontata della casa di moda di Alessandria: “Borsalino”.

Come nasce l’idea di questo docu-film?

Forse proprio per la prossimità, essendo io di Torino, la storia mi era vicina. E’ stato interessante lavorare sulla ribalta e sul retroscena. Il cappello ha attraversato e segnato diverse epoche fino ad arrivare al cinema, che ha reso l’azienda riconoscibile in tutto il mondo facendola diventare un mito.
Questa storia valeva la pena di essere raccontata perché, anche se locale, negli anni del boom è arrivata ad avere 3000 dipendenti, con una saga familiare degna di qualsiasi dinastia imprenditoriale. E’ stata un vero esempio di company town, come oggi ce ne sono tante dislocate in tutta Europa, come ad esempio Bataville, dove si producono le scarpe Bata.

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Che distribuzione avrà?

Il distributore è l’Istituto Luce, quindi nazionale, sarà in sala a partire da Gennaio 2016 e successivamente in home video.
Subito dopo il cinema si vedrà sui canali Rai che lo hanno acquisito per Rai Cinema e prima ancora su Sky Arte.

Avete avuto il supporto di finanziamenti?

A dire il vero, la Torino Piemonte Film Commision è stata la prima istituzione che ha creduto nel progetto, fin dal primo momento nel 2006 con un piccolo contributo per lo sviluppo e la ricerca. Poi ci siamo dovuti fermare. Il progetto è ripreso nel 2011, abbiamo fatto domanda al Ministero, prima come sceneggiatura e poi come produzione, ed alla fine sono arrivati anche i Finanziamenti Media.

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E’ stato difficile avere la testimonianza di Robert Redford?

Si, perchè non è stato facile avere un appuntamento. Fondamentale è stato l’intervento del co-produttore francese, che ha fatto da intermediario. In realtà Redford è stato molto contento di partecipare al film, in quanto veramente appassionato di Borsalino da sempre. Ha portato anche il suo primo cappello con la stessa gioia con cui un bambino esibisce il proprio giocattolo preferito.
Gli abbiamo anche portato una lettera scritta alla famiglia Borsalino di suo pugno cinquant’anni fa, di cui non aveva memoria. E’ stato interessante, sia per noi che per lui, rileggerla.

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Nel film si dice qualcosa che mi ha colpito molto, ovvero che Giuseppe Borsalino non portasse il cappello.

Non esiste una vera e propria storiografia della famiglia, abbiamo fatto un lavoro minuzioso nel mettere insieme i tasselli e, tra le cose scritte da storici locali e testimonianze rilevate da noi, avevamo trovato questa sua dichiarazione: “ Io non porto il cappello perché mi impedisce di pensare”.