Fragrances
9 ottobre 2017
John Richmond, che ritorno!
10 ottobre 2017

By Lorenzo Sabatini
9 Ottobre 2017

Bassel Moussa, classe 1980, è un artista siriano che vive a Milano. La sua estetica è un mix tra estro mediorientale e tratto europeo, due elementi rintracciabili negli ornamenti dei suoi quadri. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Damasco si è infine laureato nel 2003 con una specializzazione in Interior Design. Il suo DNA stilistico è rintracciabile nella minuziosa tratteggiatura a puntini con cui ottiene un impressionante effetto di profondità unito ad un immaginario mondo naif. Dopo aver lavorato con successo come graphic designer per undici anni, nel 2010 sceglie di trasferirsi a Milano per seguire il suo sogno di mostrare le sue creazioni a tutto il mondo. Creazioni rigorosamente in bianco e nero.

Influenze principali?

Qualsiasi cosa può darmi ispirazione: una storia che ho visto o vissuto, qualcosa che noto per strada, una persona o anche un animale. Penso come sia accaduto a tanti artisti che le sofferenze da sempre siano un motivo in più per essere creativi…

 

Cosa pensi dei social network? Che strumento sono per voi artisti?

Sono come una finestra che permette al mondo di vedere le tue opere: basti pensare che ormai vendo quasi solamente tramite Instagram. I social network mi hanno aiutato tanto a riacquistare fiducia in quello che faccio: a volte uno stile può non piacere nel Paese dove abiti, ma attraverso questi canali puoi trovare riscontri differenti e, nella maggior parte dei casi, positivi.

Cosa hai imparato dalla professione di graphic designer?

A fare dei disegni equilibrati e dare vita a una illustrazione che abbia anche un impatto grafico attraente, impiegando i colori essenziali.

Hai studiato interior design. Descrivimi lo stile di casa che maggiormente ti rappresenta.

Nonostante disegno usando solo il nero la mia casa ideale deve essere colorata, senza una tonalità dominante, personalizzata in ogni dettaglio, accogliente e calorosa, ampia con soffitti alti e con tanta luce perché odio gli spazi stretti, .

 

C’è stato un momento preciso in cui hai deciso di assecondare la tua indole di artista?

Il disegno per me è sempre stato amore e passione, fin dai tempi dell’asilo nido: dopo l’università abbandonai questo sogno, almeno fino al mio arrivo in Italia. Ricordo che un giorno mentre ero al lavoro una persona sottovalutò le mie capacità: da lì, un po’ per sfida e un po’ per ego, decisi di aprire la mia pagina Facebook e mostrare ciò di cui ero capace. Sono passati già cinque anni…

Come è stato l’evolversi del tuo processo creativo?


Sono siriano quindi inizialmente era normale che in ogni mio disegno fosse un’esplosione di colore. Specialmente tonalità calde, come la mia terra. Poi ho deciso di provare qualcosa di diverso: ho sperimentato e conosciuto meglio colori come il bianco e il nero. In questi colori non c’è discriminazione: mi spiego meglio. Solitamente il rosa e il blu identificano ciò che è femminile e ciò che è maschile. Per me esistono solo il bianco e il nero e con loro anche la mia Siria, che si nota nei dettagli e negli ornamenti orientali presenti nei mei lavori. Non é necessario sempre avere i colori nel disegno, anzi, creare opere stimolanti senza colore è stata una sfida in più. Lo sviluppo delle tecnica è un processo istintivo: lo capisco dopo, e dopo tanto tempo, pensando a ciò che faccio, mi domando “perchè”. Tempo fa facevo disegni bidimensionali ma ultimamente con la tecnica dello stippling (disegno a puntini) i miei bozzetti acquisiscono anche la terza dimensione: è come se riuscissi a dare forma a quello che sogno.

C’è un movimento artistico del passato di cui vorresti aver fatto parte?


Amo il surrealismo, amo Dalì. Questa corrente mi ricollega al mio obiettivo di disegnare i sogni dei bambini, dove non ci sono regole, dove un elefante può avere le gambe di una giraffa.

 

Definiscimi il termine “bellezza” in 160 caratteri.

La bellezza per me è una cosa che quando la guardi ti da pace, ti fa felice: qualsiasi cosa sia, la bellezza non disturba e non stanca mai.

Qual è la tua galleria preferita di Milano e perché?


Senza dubbio la strada. Non mi piace l’idea che l’arte debba essere contemplata solo nelle gallerie o nei musei: è anche per questo tutte le mostre che ho fatto si sono tenute in luoghi atipici, come negozi di occhiali, bar, ville e spettacoli di danza.

Related Post