Aspettando Violet e Susan, le donne di Luca Toracca

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Fine febbraio 2020. I teatri italiani cominciavano a sospendere molti spettacoli, a causa di quella che sarebbe diventata la più grave crisi sanitaria dal dopoguerra, tra questi Aspettando il telegramma con Luca Toracca.

“Vorrei che questo spettacolo fosse un manifesto a ricordo di tutte quelle vittime da Covid-19 ospitate in casa di riposo”. Queste le prime parole che ci rivolge Luca Toracca subito dopo averci aperto le porte di casa sua. Poche settimane dopo, a 28 anni dal blitz che segnò l’inizio di Tangentopoli gli uomini della polizia giudiziaria tornano nella casa di cura più importante di Milano, il Pio Albergo Trivulzio, per farla finire nuovamente al centro della cronaca nazionale con i suoi circa 400 morti di Covid-19. Purtroppo ne seguiranno molte altri. “Aspettando il telegramma – continua Luca – vuole essere un manifesto a ricordo delle tantissime vittime trasportate da camion militari alla loro ultima dimora”.

Il 18 marzo 2020 diventerà la Giornata in memoria delle vittime del coronavirus. Non è stata scelta una data casuale: lo scorso 18 marzo, infatti, nel pieno dell’emergenza Covid-19, è stato registrato il numero più elevato di decessi per l’epidemia in Italia. Quello stesso giorno i camion dell’Esercito hanno dovuto portare via le bare dal cimitero di Bergamo, che rischiava ormai il collasso. Un’immagine, quella della sfilata di camion militari carichi di feretri, che difficilmente il nostro Paese dimenticherà. “Violet – protagonista di Aspettando il telegrammapoteva essere una di loro e con quanto dolore molta gente ha visto portare via affetti carissimi. Ho pensato che non si può restare insensibili a tutto ciò pertanto ogni volta che andrò in scena la mia performance sarà improntata al loro ricordo augurandomi che questo messaggio arrivi. Lo spero ardentemente”.

Luca, come detto saresti dovuto andare in scena con Aspettando il telegramma a fine febbraio 2020, poi è successo tutto quello che sappiamo, la pandemia, il lockdown, la sospensione di tutte le attività culturali al chiuso… Adesso si sta avvicinando il 22 ottobre e torni finalmente a casa tua, il Teatro Elfo/Puccini, e riparti da dove ti avevamo lasciato la scorsa stagione in compagnia di Violet…

Violet è una vecchietta di 95 anni che dimora in una casa di riposo, tra squarci d’ironia, ilarità e tuffi nel passato. Lì traccia un arcobaleno della sua esistenza, alternando situazioni di grande gioia a attimi di ricordi e di dolori.

 

Ci dici una gioia e un dolore che rivive Violet in scena?

Sicuramente Violet gode dell’affetto delle persone che la circondano; le amiche ricoverate come lei, le infermiere, il microcosmo in cui lei è inserita. Il dolore che emerge è forse un amore giovanile.

 

Ha dunque dei rimpianti?

Sì, l’amore non consumato.

 

Quali sono state le difficoltà (se ce ne sono) nell’interpretare un personaggio come Violet?

Nessuna difficoltà. Per esperienza personale, per un certo periodo, ho frequentato un ricovero per persone anziane. Ho assimilato molto da loro, la gestualità, gli sguardi persi, il dire senza esprimersi. E poi l’analisi minuziosa della scrittura di Bennett, a riguardo di questo personaggio, non lasciano che l’emergere di emozioni, che se riesci a sentirle intensamente riesci a trasmetterle al pubblico. E poi non posso dimenticare mia madre che mi è mancata ad un’età molto avanzata.

 

Aspettando il telegramma è andato in scena nella stagione 2018/2019. Come ha reagito il pubblico a fine serata?

Stupendamente presi dalla narrazione di Violet, spessissimo erano commossi alle lacrime.

 

Smessi i panni di Violet, Luca Toracca cosa si porta a casa?

Tanta umanità e un’esperienza professionale che mi auguro di ritrovare grazie al pubblico.

 

I giovanissimi perché dovrebbe venire a vedere Aspettando il telegramma?

Per essere informati di ciò che è storia, esperienza e amore, tutti fattori importanti per la costruzione del loro futuro. Le persone più anziane sono spesso fonte di insegnamento. Parlare oggi ad un ragazzo di 16/18 anni di cos’è stato, ad esempio, il ’68 è come parlare nella maggior parte dei casi, di cose sconosciute anche se nel momento attuale i giovani che ho appena citato godono delle conquiste ottenute da chi ha vissuto prima di loro. La persona anziana in molti casi anziché essere rottamata, come la società spesso impone, è di assoluto aiuto alle giovani famiglie per i nipoti, per l’aiuto anche economico, per il raggiungimento e lo svolgimento di attività. Quindi mi ripeto, non vanno rottamate e non vanno compatite, vanno amate!

Dopo Aspettando il telegramma arriverà un importante debutto: quello di Un letto fra le lenticchie, una novità assoluta per il pubblico milanese in scena dal 2 al 13 dicembre all’Elfo/Puccini. Ce lo presenti?

Susan è sostanzialmente una ribelle. Il mondo che la circonda è coatto e vorrebbe liberarsene. È una controtendenza, l’ambiente religioso in cui vive, in quanto moglie di un vicario della chiesa anglicana, le sta stretto, il confronto con altre donne che frequentano la parrocchia è sempre competitivo; lei, Susan, è uno spirito libero e dice sempre pane al pane. Anche la sua critica, ironica, relativa alla religione è comunque sempre pertinente al suo modo di essere e di pensare.

 

Susan, porta avanti le sue istanze e il suo modo di concepire la vita. Chi sono i bacchettoni che combatte?

 La società che la circonda.

 

Con lo spettacolo Un letto fra le lenticchie vuoi omaggiare la donna, che in questi tempi di oscurantismo è sempre più frequentemente oggetto di violenze e soprusi.

 Voglio omaggiare la donna in ogni ambiente. Sono convinto che oggi, negli anni Duemila, non sia Atlante a reggere il mondo bensì una donna. La donna grazie a Dio ha fatto passi da gigante in quasi tutti i campi professionali, culturali e scientifici; l’uomo nella maggior parte dei casi si è seduto sugli allori e si sente superato. La competizione è estrema con, purtroppo, gli episodi che quasi quotidianamente ci fornisce la cronaca.

 

Stessa domanda di Violet; qual è l’aspetto che ti affascina di più nell’interpretare Susan?

 La ribellione.

 

Come detto, Un letto fra le lenticchie è un debutto. Cosa vorresti che ci portassimo a caso dopo lo spettacolo?

 La consapevolezza che forse, con un po’ di giusta ribellione, la società potrebbe essere migliore. E poi che la mia interpretazione di queste donne, vedi Violet e Susan, facciano amare Toracca dall’intero pubblico più di quanto si sente amato oggi.

 

La dimensione del monologo a te è congeniale. Quant’è importante la parola in un tuo spettacolo?

 È tutto, dipendi dalle emozioni che riesci a trasmettere. Lo capisci subito, se non riesci a fare questo vanifichi il tuo lavoro.

 

Quanto ami la scrittura di Alan Bennett?

 Tantissimo, aderisce perfettamente al mio modo di essere: ironia, intelligenza, analisi dei personaggi credo che arricchiscano l’attore.

 

Domanda cattivella prima di salutarci: gli spettacoli in scena sono due, purtroppo non tutti possono permettersi due serate a teatro per costi e tempo. Quale dei due spettacoli Luca Toracca consiglierebbe di non perdere assolutamente e perché?

 Entrambi sono sicuramente meglio della televisione. Per quanto riguarda la questione economica, molti teatri milanesi applicano riduzioni per ogni età. Basta interessarsi. Del resto guardandoci attorno ci sono costi per un happy hours che superano di gran lunga il costo di un biglietto a teatro. Il valore della cultura è inestimabile.

 

È solo un problema di scelte?

 Assolutamente sì.


Noi di StarsSystem da anni sosteniamo il valore della cultura e per questo motivo vi invitiamo ad andare a conoscere le due donne di Luca, perché chi ha lungamente vissuto è permeato d’esperienza, di storia e di umanità, è una ricchezza per la società ed è meritevole di considerazione e non di sopportazione. Combattiamo per abolire tutte le diversità, dimenticando spesso che ciò che ci aspetta è molto più vicino di quanto si possa credere: la vecchiaia. Pronti a conoscere Violet e Susan? Allora non vi resta che raggiungerle. Dove? Ma al Teatro Elfo/Puccini. Luca vi aspetta, virtualmente, a braccia aperte.