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Andrea Piccirillo, napoletano verace, è noto al grande pubblico grazie alle sue partecipazioni alle irriverenti trasmissioni del nostro Piero Chiambretti, come Markette e Chiambretti Night. Ora la sua carriera ha preso una piega attoriale: il suo look e la sua presenza androgina hanno attirato l’attenzione di Ozpetek, che lo ha fortemente voluto nel suo ultimo lungometraggio Napoli Velata. Oggi possiamo apprezzarlo nel suo ultimo lavoro DEI, film prodotto da Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri.

Come è iniziato il tuo percorso artistico?

Ho cominciato studiando danza prima nella mia città Napoli e poi successivamente a Milano. Non potevo contare su nessun aiuto economico, vengo da una famiglia umile, quindi per me l’idea di iscrivermi ad una grande accademia di danza era soltanto una chimera. Ho optato per workshop di ballerini professionisti e piccoli stage. Per sostenermi facevo il modello. Riccardo Gay aveva deciso di puntare su questo ragazzino strano, che poi ero io. Il tutto accadeva tra i quindici e i diciotto anni, poi la mia crescita in altezza si è fermata e con essa anche le mie aspirazioni da top model.

La tua grande occasione è stata con Chiambretti. Dimmi come vi siete incontrati.

Avevo vent’anni e cercavo nuove esperienze, avevo voglia di provare con la televisione, e tutti mi dicevano di provare o con MTV o con Chiambretti, che poi alla fine erano gli unici programmi che guardavo in televisione. Come per magia sono stato chiamato appunto da MTV in quanto cercavano un nuovo VJ: mentre ero negli studi a fare il provino il caso ha voluto che fossero gli stessi studi che utilizzava il signor Chiambretti, e di lì a poco mi son ritrovato a lavorare con lui.

 

Hai un’immagine molto forte: secondo te è un vantaggio oppure no?

La mia immagine è un limite, ma solo ed esclusivamente perché sono nato nel paese sbagliato. La realtà dell’Italia ovviamente è piccola e quindi anche le possibilità sono limitate, insomma non possiamo paragonarci agli Stati Uniti. L’idea di un management che si innamorava di te e provava a fare qualcosa insieme a te, come succedeva negli anni ’90, non esiste più. Ci sono pochi soldi e non ci si può più permettere di rischiare, quindi diciamo che spesso mi è capitato ai casting di essere etichettato come “troppo particolare” e venire poi scartato.

 

Hai appena fatto un’esperienza importante con Ozpetek. Questo sogno come lo hai realizzato?

Per puro caso, come sempre. Nessuno mi ha mai regalato nulla, però poi alla fine le cose succedono. La fortuna nella nostra vita ha una grandissima incidenza, a volte ci se ne rende conto e a volte no; io se devo ringraziare, ringrazio proprio lei.  Ero in contatto con il casting director storico di Ozpetek, Pino Pellegrino, e gli sono venuto in mente per due scene importanti, quella di apertura e quella di chiusura. Non sapevo di che cosa si trattasse, però mi son detto “anche se dovessi fare il pescivendolo di spalle, sarò comunque in un film di Ozpetek”. Così dopo aver mandato il mio video di presentazione gli sono piaciuto molto e dopo due settimane ero sul set con lui.

Di cosa parla DEI?

È un film molto diverso da quelli che possiamo trovare in sala adesso. È un racconto molto delicato: siamo in Puglia, il protagonista proviene da una situazione famigliare disastrata, dove l’ignoranza regna sovrana e lui, a dispetto di tutto ciò, ha delle velleità artistiche che ovviamente non verranno capite dalla famiglia. La sua voglia di apprendere e il desiderio di emegere sono talmente sovrani in lui che, pur non essendo iscritto alla facoltà di Filosofia all’università di Bari, inizierà a frequentare i corsi per pura passione. Da lì inizieranno a succedersi avvenimenti e incontri importanti.

 

Ti taglieresti i capelli per un ruolo?

Non vedo l’ora di avere l’occasione buona per tagliarli a zero, da solo non ce la faccio, quindi aspetto il momento giusto.