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By Luca Forlani
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L’attesa è finita. Questa sera alle 21.15 su Sky Atlantic prenderà il via la quarta stagione di Gomorra – la serie. Tra i protagonisti il boss Elia Capaccio interpretato da Andrea di Maria, giovane attore campano con una lunga carriera alle spalle. Una gavetta iniziata sulle tavole del palcoscenico da ragazzino che l’ha portato al successo nazionale. Un attore di talento capace di spaziare con maestria dal comico al drammatico. E un percorso che l’ha portato a collaborare con grandi nomi dello spettacolo italiano: Vincenzo Salemme, i fratelli Taviani, Cristina Comencini, Ermanno Olmi.

Hai cercato di entrare in Gomorra fin dalla prima stagione, è un sogno che si avvera?

È una bella soddisfazione. Da attore mi sembrava giusto ed estremamente importante riuscire a diventare una fonte di ispirazione per questa enorme penna (Roberto Saviano, ndr) che sta raccontando la nostra città.

 

Il tuo personaggio è soprannominato ‘O Diplomato. Come mai questo appellativo?

In Gomorra i soprannomi sono molto più efficaci delle carte d’identità. Il mio personaggio si chiama ‘O Diplomato perché riesce a essere razionale anche in un contesto in cui regnano l’istinto e la ferocia. È un boss che sa aspettare il proprio momento. Ho cercato di lavorare sulla fissità, mi interessava essere inquietante piuttosto che cattivo. Con l’attore Carlo Caracciolo, che interpreta mio fratello, ‘O Crezy, abbiamo lavorato molto per costruire una dinamica familiare e per restituire credibilità e umanità ai nostri personaggi.

Gomorra è stata molto criticata di dare un’immagine negativa di Napoli. Cosa ne pensi?

Gomorra, anche‪ per un attore, è un’esperienza emotiva di grande profondità, per i luoghi, i ruoli e la potenza della narrazione. Sicuramente si narra di immagini e racconti che servono per fermarsi e riflettere, per sviluppare il pensiero critico che è un processo umano indispensabile. La serie non ha il compito di insegnare ma di suggerire, di mostrare il male per poterlo riconoscere. È ovvio che Napoli rappresenta anche altro e viene dimostrato continuamente al cinema e in altri campi.

 

È vero che lascerai Casa Surace?

No, è stata diffusa una notizia sbagliata. Casa Surace è come una grande famiglia, e in ogni famiglia c’è chi, per studio o per lavoro, è costretto ad allontanarsi, per poi riunirsi intorno ad un tavolo la domenica o durante le feste. Questo perché il mio percorso artistico ha da sempre seguito varie strade. Mi piace sperimentare.

Casa Surace rappresenta un vero fenomeno web. Com’è nata?

Dall’idea di quattro amici che vivevano in una casa del centro storico di Napoli che si chiama davvero così. Facevamo dei video per divertirci, ma abbiamo ben presto capito che l’idea avrebbe potuto avere successo oltre quelle mura. Per un anno abbiamo lavorato giorno e notte. Siamo partiti con dei video autoprodotti e con La Pasqua ai tempi dei social network abbiamo totalizzato più di 18 milioni di visualizzazioni. Dopo questo successo, visto lo straordinario apprezzamento da parte del pubblico, abbiamo continuato incontrando, poi, anche l’interesse di alcuni brand.

 

I tuoi esordi e la tua formazione sono legati alla grande tradizione teatrale napoletana. Cosa ti ha insegnato?

Sono arrivato a Napoli a 16 anni per fare teatro con Mario Scarpetta, pronipote di Eduardo De Filippo. Sono cresciuto guardando i film di Totò, il teatro di Eduardo e il cinema di Troisi. Questi grandi artisti mi hanno fatto capire quanto sia importante portare la vita sulla scena. È quello che umilmente cerco di fare anch’io.