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By Fabrizio Imas
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Alex Neri, dj di fama internazionale e membro dal 1999 dei Planet Funk. La sua passione per il vinile nasce all’età di undici annii: un amore mai sopito tanto che ancora adesso, in controtendenza rispetto a tanti colleghi, alle serate e party dove si esibisce suona esclusivamente attraverso il suo amato pitch. “Pitch” (la puntina del giradischi) è anche il nome della sua serata al MiniMarket di Torino, dove lo vedremo esibirsi nella closing night di sabato 12 Maggio. E per chi volesse seguirlo in estate, semplice: tutti i martedì, da giugno fino a settembre, Alex sarà il padrone assoluto della consolle del Sankeys di Ibiza durante la serata Idol.

Quando e come hai iniziato a fare il dj?

Veramente presto, a undici anni, nel lontano 1981..Mio padre faceva già questo mestiere, e di conseguenza ho ereditato un patrimonio di dischi in vinile non indifferente. Prima era difficile trovare ragazzi che si avvicinavano al deejaying grazie alla passione trasmessa dai propri padri, ora invece le cose sono cambiate.  Di figli d’arte iniziano ad essercene davvero tanti, su tutti mi vengono in mente quello di Trani e Coccoluto.

Mentre il progetto Planet Funk com è nato? 

È nato davvero per pura casualità. La parte napoletana del gruppo dei miei soci ai tempi viveva a Londra. Ci siamo conosciuti lì e subito si è creato un bel feeling che ci ha spinti a sperimentare qualcosa di nuovo. Io e Marco Baroni utilizzavamo dei sound più club, mentre loro più hip-hop e dalla fusione ne è venuto fuori questo ibrido sonoro che si chiama Planet Funk. Un’esperienza di cui vado particolarmente fiero, specie se pensi che Chase the Sun, il nostro primo discoè stato un successo internazionale.

 

Com’è cambiata la musica e la gente che frequenta i tuoi party negli ultimi vent’anni?

La musica cambia ed è normale perché è sempre in evoluzione. Forse la vera differenza è che la musica adesso la sia ascolta meno ma la si guarda di più: penso a tutti quelli che si ascoltanto un dj set in streaming invece che andare direttamente al locale. Oggi la musica arriva da ogni parte, come da una pubblicità di Facebook, Youtube o Twitter. Questa è la vera rivoluzione. Il lato negativo però c’è: i ragazzi oggi vengono nel club per fare i video ai dj e per poter condividere sui social l’esperienza, dimostrando a tutti che erano lì. Questo procedimento ti porta a non goderti appieno la serata.

 

Parlami della tua passione per il vinile e della tua serata “Pitch”.

Semplicemente, il vinile è stato il mio primo amore. Mi ritengo un progressista, quindi ho provato tutti gli strumenti che sono arrivati con il tempo. Computer, Traktor, però negli ultimi anni mi sono reso conto che tutto ciò che non era su disco mi allontanava dalla passione del mio lavoro. Mi sono ritrovato a fare una grandissima ricerca nel mio archivio di oltre 40.000 vinili, pulendoli, risistemandoli e facendo nascere nuovamente in me quella creatività che purtroppo stava scemando per colpa dell’utilizzo di nuove tecnologie. Quindi dall’idea di riportare in giro per i locali un certo tipo di musica per un certo tipo di pubblico, e dopo l’incontro Barbara Zagami e il suo Minimarket di Torino, serata storica per la città piemontese, nasce la serata “Pitch”.

Per la tua stagione estiva 2018 ci sono delle sorprese, vero?

Esatto, quest’anno torno ad Ibiza come dj resident per un party che si chiama Idol, dove a rotazione vi saranno una serie di ospiti internazionali. La location sarà il Sunkeys Ibiza, un club che ha mantenuto intatta la sua aura underground. Ibiza è cambiata, non è sicuramente quella che ho conosciuto io anni fa, ma è sempre una meta ambita dove suonare e incontrare un pubblico che cerca davvero i party più belli del mondo.

 

Diciamocelo, oggi tutti si improvvisano dj: cosa ne pensi di quelle celebrità che a un certo punto decidono di mettersi in consolle?

Delle cosiddette celebrities penso che non siano dj, ma che siano semplicemente celebrities, e mi piace tantissimo. Vacchi che tutti criticano – e credo possano farlo dal punto di vista musicale –  come personaggio a me diverte davvero molto e sa fare benissimo il suo lavoro.  Così come ha fatto Paris Hilton o tanti altri, alla fine sarà il pubblico a decidere chi sarà un vero dj o no, ma chi fa questo mestiere da anni di certo non si pone il problema.