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By Fabrizio Imas
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Modello italo-serbo nato a Belgrado e trasferitosi in Italia all’età di sei anni, Alessandro Egger ha lavorato con le più grandi case di moda – da Versace e Dolce & Gabbana -, lo abbiamo visto sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia (un futuro da attore all’orizzonte?) ed ha partecipato in coppia con la madre Cristina al reality più selvaggio e duro della televisione: “Pechino Express”. Sarà veramente un bravo ragazzo come vuole farci credere?

Come ti sei avvicinato al mondo della moda?

Ho iniziato a lavorare in uno show-room di moda a Milano come venditore quando avevo all’incirca vent’anni e li ho avuto l’opportunità di conoscere modelli, modelle ed addetti ai lavori. Soprattutto Samir Benzema, modello e cugino del calciatore francese del Real Madrid Karim Benzema, il quale mi ha spronato a fare qualcosa di più in quanto vedeva in me il potenziale per intraprendere una carriera come modello. Mi dicevano: “La faccia è quella giusta, devi solo perdere qualche chilo e metterti sotto con la palestra per definirti, e così ho fatto”. Da lì a poco mi son ritrovato a bussare alla porta di Versace e in quell’occasione ho incontrato il direttore casting che mi ha portato in agenzia. Un’ora dopo avevo già un book ed un composit in mano, ed il giorno dopo ero da Dolce & Gabbana.

 

E Pechino Express? Che esperienza è stata?

Ero affascinato dal programma si dall’inizio, ed era veramente un mio sogno parteciparvi. Quando l’opportunità si è concretizzata mi è venuto spontaneo proporre mia madre. Ci siamo sempre vissuti un po’ a distanza, quindi attorno alla sua figura per ma ha sempre aleggiato un velo di mistero: questa mi sembrava una buona occasione per metterci in squadra e conoscere a vicenda dei lati nascosti delle nostre personalità.

 

La cosa che ti è piaciuta di più e quella che ti e piaciuta di meno del programma.

L’impegno di tutte le persone che lavorano dietro le quinte per mandare avanti il programma in maniera fluida. L’itinerario era durissimo da affrontare, ma chi ci seguiva aveva organizzato ogni minimo dettaglio. Infatti per me che sono curioso per natura posso dire che è valsa la pena del viaggio proprio per scoprire tutto quello che succede nella costruzione del programma, non è per niente scontato e non me lo aspettavo davvero. Un’altra cosa che mi ha colpito tantissimo è la disponibilità da parte dei locals a darti una mano: se a Milano provi a fare l’autostop come minimo ricevi indietro un’occhiataccia. Cosa non mi è piaciuto? Caldo e umidità ogni tanto sono veramente insopportabili.

 

Cosa pensi che non abbia funzionato (Alessandro e sua madre sono stati eliminati al termine della seconda puntata)?

Prendiamola con filosofia: sicuramente io e mia madre abbiamo un senso di competizione diverso, e non ha funzionato il gioco di squadra che è fondamentale in questo programma. Abbiamo viaggiato su due binari diversi mentre gli altri erano affiatatissimi. D’altronde è mia madre, non un mio amico a cui posso tirare le orecchie. (Cristina Vittoria Egger Bertotti è un vero personaggio, magari un po’ ingombrante ma a noi è piaciuta cosi, un po’ sopra le righe)

 

Che ricordo hai di Belgrado?

Fino a sei anni ho fatto avanti e indietro con l’Italia. Da quell’eta in poi ho delle immagini vive, come quando il mio serbo era ancora un po’ zoppicante e mia nonna a mi spronò a scendere in strada a giocare con gli altri ragazzi. Ricordo strade piene di bambini che saltano la corda e giocano a palla in tutta tranquillità. Il legame che si instaura con i ragazzi del quartiere è davvero molto forte, una vera fratellanza.

 

Cosa ti è rimasto impresso della tua esperienza al Festival di Venezia?

Senza ombra di dubbio il Red Carpet! Dallo sbarco in poi è stato tutto un susseguirsi di emozioni, e l’impatto con la gente è totalmente diverso rispetto a una sfilata: vedere tutte quelle persone arrivate lì apposta per chiedermi una foto o un autografo è stato un qualcosa di estremamente gratificante.

 

Secondo te chi vince Pechino Express?

La fortuna alla fine giocherà un ruolo fondamentale. Non conta quanto sei forte, quante lingue parli o quanto sai relazionarti con le altre persone. A volte il passaggio lo trovi al primo colpo o dopo cinque tentativi, quindi è solo fortuna. Come nella vita di tutti i giorni sono gli imprevisti, positivi e negativi, a fare la differenza.