Into the Jungle – Chi ha paura del booker?

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Into the Jungle – Chi ha paura del booker?

Metà settembre: il caldo afoso anti-piega perfetta sembra averci lasciati, ed eccomi ricatapultata nel favoloso fashion system e questa volta proprio nel suo punto più caldo: MILANO.

Quale modella in stato cosciente non desidera lavorare nella capitale della moda? E chi non sarebbe al contempo spaventato a morte dalla concorrenza procurata da una città che presenta un rapporto numerico simile tra modelli ed umani?

Salendo in metro, non potrete fare a meno di notarli; con il loro book in mano, l’aria stanca e lo sguardo distaccato, come fossero creature di un altro pianeta. I loro occhi paiono non posarsi mai su nulla…

Esterofili più che mai, i bookers milanesi solitamente preferiscono attorniarsi di piccole dive straniere, e così come in Asia la moda è innamorata di francesi ed italiane, in Europa si stendono tappeti rossi per i volti dell’est. Più di una volta ho pensato di cambiare il mio cognome in “Marianova”, ma poi ho preferito rinunciare, fosse anche solo per manifestare quel minimo sindacale di patriottismo e non certo per la mancanza di talento nel simulare un accento ucraino d’eccellente qualità.

Dopo qualche anno nel settore e dopo essere stata merce d’importazione all’estero sicuramente il mio sguardo verso di loro è mutato.

Se fino qualche tempo fa, costoro apparivano ai miei occhi tutte bellissime, altissime, fichissime e giustissime, nella condizione necessaria e sufficiente d’esser portatrici sane di composit nello zainetto, ad oggi il mio metro si è fatto senza ombra dubbio più critico e severo, tanto che non augurerei a nessuno ( men che meno a me stessa) di ritrovarsi la mia faccia ad un provino, nelle vesti di un’acidissima e nervosissima casting director, alla perenne ricerca della nuova Christy, con la sensualità di un’eterna Claudia, accompagnata dall’apparente innocenza di una giovanissima Kate, senza mancare dell’appeal grounge della nuovissima Cara e della longevità di carriera di Carmen.

Fortunatamente, io non sono casting director, ne’ scuoter, ne’ booker e quindi in quel di Milano, c’è ancora spazio per quelle modelle che, pur non avendo fatto la storia, cercano ancora di farci strada.

Così, dopo aver preso un aereo per Shanghai ed essere tornata in patria più o meno incolume, ho pensato che 26 anni (*) di cui cinque passati davanti all’obiettivo, fossero abbastanza per decidersi al grande passo.

-Che fossero abbastanza per affacciarsi su questa esclusivissima piazza, fatta non solo di Duomo e relativi piccioni;

-Che fossero abbastanza per cercare di non perdersi sedici volte nell’intento di raggiungere un solo posto;

-Che fossero abbastanza per varcare la soglia delle temute agenzie italiane, ed incontrare cosi giudici mestruatissime, al 90% ex modelle e per tanto frementi per la voglia di vendetta che ribolle loro nel sangue e uomini in grado di rilevare peso, altezza e misure a due-tre metri di distanza, con impercettibili margini d’errore.

-Che fossero abbastanza per provarci.

-Che fossero abbastanza anche per non riuscirci.

*(quest’informazione verrà automaticamente cancellata dal vostro cervello a fine lettura)