InsideTheSystem #13 – Lost in Shanghai

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InsideTheSystem #13 – Lost in Shanghai

Passati 15 giorni ed accettata la gravosa perdita del CAPPUCCINO, potrei dire di essermi quasi abituata alla mia temporanea nuova vita.

La mia colazione si compone ad oggi di una bevanda in bottiglia di plastica denominata strategicamente “CAFFELATTE”-ma che sarebbe stato più consono chiamare “Caffèlacqua”- ed una sorta di “tortina” confezionata e non meglio definita al sapore di zucchero e polivinilcloruro.

Non senza sofferenza, sto cercando anche di accettare il decesso della mia privacy, sebbene tema di essere destinata ad un lutto permanente.

In linea teorica, dovrei sentirmi, oltre che miracolata, una specie protetta , perché in questo caotico appartamento al 26 piano, condiviso con 9 modelli, io ho una camera tutta mia.

Ma sul piano reale, quello che dovrebbe essere il MIO spazio non è minimamente percepito come tale, quindi mentre faccio la doccia, la dirimpettaia brasiliana entra senza remore nel MIO bagno, per chiedermi come sta con il suo vestito stretch-corto-maculato e le scarpe fucsia e, nel cuore della notte l’australiano della porta accanto non si fa problemi ad introdursi nel MIO letto, completamente ubriaco, blaterando cose che preferisco tacervi.

Più o meno potrei descrivere la vita qui dentro come un insolito mix tra “Il Grande Fratello” e ”Italia’s next top model China edition“; alcuni personaggi litigano e urlano, per la sospetta sparizione di biscotti e sigarette, millantando l’uccisione a mani nude dell’autore del furto; altri si lamentano della propria esistenza e rendono partecipi tutti i concorrenti della loro non richiesta biografia ed altri ancora, se ne vanno ”dalla casa” per far ritorno in patria, rischiando l’affogamento nel pianto corale.

Vantiamo, altresì, la presenza di una dolce coppietta, i cui componenti smettono di baciarsi solo per la necessità di respirare od espletare altri bisogni fisiologici.

Non ho ancora avuto il coraggio di uscire ed esperire la nightlife del posto; per ora mi sto limitando a lavorare e farmi scarrozzare da una parte all’altra della città, passando da un casting all’altro, sfoggiando i miei migliori sorrisi, sgranando esageratamente gli occhi e sbattendo le ciglia il maggior numero di volte possibile.

Ebbene sì, qui funziona così: a differenza di Milano, in cui per superare un casting ti devi presentare al cliente come un manichino sufficientemente disinteressato a ciò che accade, meglio se vestito da clochard, senza trucco e senz’anima, a Shanghai la modella ideale è una bambola deambulante, completamente inebetita e desiderosa di essere scelta.

E anche per questa settimana da Shanghai è tutto.

Un grande bacio al mio bellissimo paese!