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Fashion Photography – Si salvi chi può!

fashion photographers in action

Ci troviamo nell’epoca della “fashion photography“, è ormai evidente ed è giunta l’ora di dare l’allarme. Si tratta di un fenomeno estremamente contagioso, le cui cause non sono ancora note agli esperti, ma i cui effetti sono devastanti ed ormai comprovati.

Siamo dinanzi ad un male che può colpire chiunque; fruttivendoli, insegnanti di matematica, imbalsamatori di nutrie ed architetti.

È una vera e propria sindrome, che si manifesta a qualsiasi età, che non conosce classe sociale, credo o appartenenza politica, e che nella maggior parte dei casi colpisce il sesso maschile, più propenso per fisiologia ad esprimere il proprio ego attraverso appendici esterne più o meno ingombranti, più o meno performanti.

È il delirio di massa e mi sento di lanciare un appello: non toccate quella reflex! Non avvicinatevi. Non guardatela. Non prendetela in mano, nemmeno durante i vostri giri svogliati della domenica al “Mediaworld”. Sembra innocua, lo so, ma non lo è.

Senza rendervene conto vi dirigerete verso le casse con il subdolo oggetto in mano e nel giro di un paio di giorni avvertirete il desiderio incontrollabile di dilapidare i vostri stipendi in ottiche d’avanguardia, flash ultrapotenti, pannelli riflettenti di 27 colori traslucidi ed opachi, di cui 23 completamente inutili..

È un disturbo difficilissimo da riconoscere, poichè inizialmente asintomatico.

Il soggetto colpito comincia infatti molto spesso a produrre scatti apparentemente benigni; si limita ad immortalare paesaggi ed amici ubriachi alle feste di paese e, qualora gli venisse posto un quesito rispetto alla sua nuova attività, risponderebbe senza dubbio con uno “scatto solo per passione”.

Ma intanto il virus è entrato in circolazione e prima che l’individuo possa prenderne coscienza, la sua camera da letto somiglierà sempre di più ad un accampamento rom, che sarà costretto a dividere con un plotone di griglie, “manfrottoni”, rettangoli di polistirolo e beautydish artigianali.

digital camera object

Dall’oggi al domani il conto del malcapitato andrà in rosso, a favore di un parco attrezzatura degno di Steven Meisel.

La vittima della “fashion photography” smetterà presto di interessarsi ai paesaggi, per focalizzarsi sulle temibili MACRO alle api/coccinelle/farfalle e durante i party deciderà di puntare l’obiettivo solo sulle ragazze più fighe.

Da qui, l’inizio della fine: ogni settimana la vittima avvertirà il bisogno compulsivo di asciugare i suoi “rullini digitali”, concentrandosi su soggetti femminili, preferibilmente nudi o seminudi, in atteggiamenti sessualmente espliciti e probabilmente sconvenienti.

Nel giro di un paio di mesi il tasso di snobismo nel sangue di quello che ormai è diventato un “fotoamatore” dichiarato aumenterà di giorno in giorno, per giungere ai suoi massimi livelli, quando s’imbatterà per caso -o per sbaglio- in qualche fantomatica agenzia DI MODA.

Non farà in tempo a sottoporre alla solita post produzione feroce gli ultimi scatti, che nella sua mente già si andranno formandosi nuovi mirabolanti progetti, sempre più poetici, sempre più visionari.

Non c’è pace nella mente di quello che è ormai a tutti gli effetti un “FASHION PHOTOGRAPHER” e nemmeno nella vita di coloro che gli stanno intorno.

La sua bocca si riempie di “moda” di “mood” e di “models” ed i suoi neuroni, ormai ridotti a mere cellule ospiti, completamente assoggettate al sistema, producono idee sbalorditive ad ogni ora del giorno e della notte. E non può più farci niente.

Si sveglia con l’ancestrale bisogno di stimoli visivi. Respira attraverso la poesia delle sue creazioni. Vive grazie ad orgasmi in due dimensioni.

Voi potrete solo stare a guardare, mentre da dietro la sua fotocamera esclamerà convinto: “al mio prossimo click, scatenate l’inferno”.