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In Europa arrivarono grazie ai Barbari dopo la caduta di Roma – le originarie brache – e nella moda e nei nostri guardaroba grazie a Mary Quant e Emilio Pucci che alla fine degli anni 50’ lo propone come indumento vero e proprio – prima era utilizzato solo sotto altri pantaloni principalmente per difendersi dal freddo –.

Negli stessi anni vengono indossati e resi celebri da Audrey Hepburn in Sabrina e da qui diventano indispensabili per ogni guardaroba femminile.
Subiranno delle variazioni nei decenni che verranno, sempre Pucci negli anni 60’ proporrà i Viva – con passante elastico sotto la pianta del piede – e i Capri, oggi associati a un’altra tipologia di pantalone, che arrivavano poco sotto al ginocchio.

leggins_4Audrey Hepburn

Negli anni 70 approda nel fashion system l’attuale immagine che abbiamo del leggings grazie a Patricia Field, costumista statunitense fra le più affermate che, fra tutto, ha seguito gli outfit di Sex and the city. Li propone più aderenti, a pianta del piede libera e a vita più alta.

Erano comunque ancora legati a un’ immagine di donna molto giovane, di classe, benestante. Non facili da integrare con gli abiti di allora andavano a coinvolgere l’intero look. Insomma: non erano vissuti con sportività e disinvoltura come si è abituati, forse troppo, oggi e venivano prevalentemente indossati sotto abitini a trapezio.

Tutto cambia fra la fine degli anni 70’ e la prima metà degli anni 80’ quando vere e proprie icone di stile attribuiscono al capo un’immagine nuova, slegata dal rigoroso bon ton pre 1968 e anni di piombo. Da Sandy (Olivia Newton John) in Grease che li indossa di pelle nera e a vita alta mentre si scatena con John Travolta e Madonna, in Cercasi Susan disperatamente, che gli attribuisce un aspetto decisamente più punk rispetto a ciò che si era abituati e all’immagine iniziale proposta da Pucci.

leggins_3Olivia Newton John & John Travolta in Grease, Madonna

Compaiono poi nelle palestre di Los Angeles e nello Studio 54 di New York, ex discoteca ora teatro, celebre per esuberanza e libertà di costumi.
In questi anni vediamo i primi modelli in lame, tessuti spalmati, pelle di ogni colore, jersey di ogni genere. Si integrano perfettamente agli anni della new economy e ai luccichii degli 80’ e di inizio anni 90’.

leggins_5Versace 1990, Chanel 1991

Con l’arrivo della moda concettuale e basilare di inizio anni 90’ si perde un po’ l’utilizzo del leggings; tornerà forte dopo il 2000 riproposto da tutti gli stilisti in numerosissime varianti: a righe, con stampe floreali, in jersey stampato denim, in seta con elastame e così via.
Insomma, torna ufficialmente oggetto di culto reperibile ovunque, dai più noti negozi di pronto moda alle boutique di lusso.

leggins_6Adidas 1994, Alexander McQueen 2009

Va compreso, oltre che amato, può essere adatto a qualsiasi fisicità, certo è che se si hanno curve o non si è più delle ragazze va indossato con capispalla over o sotto abitini.
Se si possiede un fisico slanciato e longilineo si può osare con top aderenti, camicette corte e bomber, come amano Lady Gaga e Rihanna. Hanno bei fisici certo, possono permetterselo, ma l’eleganza abita altrove.

leggins_2Lady Gaga, Rihanna

Sia preferibilmente sempre nero o in variante bianca per la primavera e l’esate con capi che lo coprano fino a metà coscia, a meno che non si tratti di tutine aderenti dal sapore vintage anni 60’-70’. Difficili però da trovare, se non su numeri di Vogue d’ epoca in campagne Versace o Emilio Pucci.
Sempre qualche gioiello anche molto appariscente, per compensarne la semplicità estrema e ricordiamoci che non si tratta di un pantalone vero e proprio, l’effetto è comunque quello del nudo. Si usi davvero con cautela.

leggins_7Alexander McQueen Resort 2010, D&G 2011

Si indossi soltanto con ballerine e stringate, mai con decolletees dai tacchi alti che fanno presentatrice televisiva anni 80′.

Facciamo un tuffo negli anni 60′ quando venivano utilizzati con discrezione e prendiamo da quegli anni l’immagine da utilizzare oggi.