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By Pietro Rebosio
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Ciò che piace non sparisce mai del tutto, tende a evolversi e a riposizionarsi nel mercato e fra le tendenze sopravvivendo al tempo e agli eterni e ciclici 68’ della moda. La cravatta nasce come striscia di seta intorno al collo fra i mercenari croati approdati in Francia nel diciassettesimo secolo. La stessa etimologia deriva dalla parola croato – in francese croate -. Amatissima in seguito dai parigini cominciò a diffondersi in tutta la Francia per poi giungere in Inghilterra, dove conquistò dandy e ceti benestanti.

Ties (Cravate Larousse)

Questa cravatta – ai nostri occhi di fatto ancora semplice foulard – giunge agli anni 20’, l’abbigliamento si semplifica e snellisce e il newyorkese Jesse Langsdorf la rivoluziona. Taglia il tessuto in sbieco, lo piega e lo cuce in tre punti in modo tale che, una volta slacciata ritornasse alla forma iniziale. Da allora diventa un accessorio necessario e costante dell’abbigliamento maschile all’inizio e femminile poi. A variare nei decenni successivi saranno la forma, il nodo, le misure.  Simbolo di eleganza, regala un’immagine facilmente ricollegabile all’abbigliamento tipicamente borghese – per questo dagli anni di piombo in poi lentamente in disuso – risolve e completa  gli outfit più semplici per occasioni mondane o lavorative per il mondo maschile. Per quello femminile assume invece maggior significato, non è più un semplice accessorio ma elemento di seduzione e trasgressione prima degli anni 50’ e simbolo di emancipazione poi, viaggiando parallelamente alla nascita e all’evoluzione del femminismo in tutto il mondo occidentale.

Left: Luigi XIV di Francia

Right: Annex – Dietrich Marlene

Dagli anni 90’ paradossalmente più presente nelle sfilate che in strada – eccezione fatta per banche e finanza – e di qualunque colore e forma. Dalle classiche tinta unita, regimental, pois a modelli più eccentrici dal richiamo artistico, con ricami o applicazioni. Tendenzialmente sempre meglio evitare cravatte lucide, di seta e non, usate dai commessi di gran parte dei negozi nelle street fashion più importanti del mondo, e fantasie troppo accese. A meno che non si abbiano personalità come Marco Pannella o Woody Allen l’effetto che si rischia è un po’ quello circense.

Mary Quant e Michael Parkinson

Optare prevalentemente per dimensioni piccole colori tenui, caldi in inverno più freschi d’estate. Interessanti le cravatte a fondo tagliato che nell’ultimo decennio han preso il via. Per i più giovani cravattini british con camicia bianca o denim e cardigan dona un vago richiamo college inglese. Sempre apprezzato.

Left: Daks F/W 2015-2016
Right: Canali F/W 2016-2017

Oscar Wilde sosteneva che una cravatta ben annodata fosse il primo passo serio nella società, come provocazione e valutando il suo tempo è in linea di massima corretta come affermazione. Siamo usciti da una ventina d’anni –  in Occidente, altrove non è così – alla collocazione sociale di qualcuno in base ai capi che indossa – grazie al cielo -.

Left: Costume National F/W 2016-2017

Right: Antonio Marras F/W 2016-2017

Le possibilità di questo accessorio sono talmente varie dal renderlo estremamente versatile. Sia la classica, sia a fiocco, sia invisibile o esagerata, di seta o di pelle, con borchie o pizzo. Collocabile nell’abbigliamento da ufficio, in locali punk, in outfit street o sportivi. Da Marlene Dietrich agli impiegati di banca. Variano semplicemente nodo, posizione al collo e colore.

Left: Berluti F/W 2016-2017

Right: Brioni F/W 2016-2017

Non è certo che sia il primo passo serio, può essere invece un primo passo di ricerca stilistica provando a indossare un accessorio che talvolta gli uomini vedono lontano e le donne troppo appariscente.