Danilo Cascella
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L’animalier, con il quale si intendono l’insieme di stampe zebrate, maculate, leopardate, pitonate, tigrate e così via, ha una forte simbologia radicata nella cultura estetica occidentale trovando la sua massima visibilità nel Rinascimento come simbolo di peccato forse perfino di occulto.

animalier_1-1Non a caso la Maddalena è spesso rappresentata con un manto maculato indicatore del passato amorale. Fino ai primi novecento ha quindi giocato un ruolo esterno alla moda, rilegato all’iconografia prima pagana poi di natura cristiana. Sarà nel 1947 quando Christian Dior presenterà la prima collezione haute couture a entrare nelle collezioni degli stilisti. Realizzò un elegante abito da sera in crêpe completamente leopardato: qui comincia la storia dell’animal print come è arrivato fino a noi.

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Eva Herzigova e Beverly Peele – Dolce & Gabbana, 1991

Contemporanea del couturier sarà Bettie Page – prima pin up – che, indossando provocanti costumi maculati, conferirà alla stampa un carattere provocatorio e trasgressivo al quale anche oggi è legata. Negli anni Cinquanta sarà indossato da regine di stile come Audrey Hepburn e Marylin Monroe che lo contestualizzeranno al New Look allora predominante. L’immagine estetica femminile si trasforma, vengono riviste geometrie e volumi e un giovane talentuoso, cresciuto con Dior, utilizza l’animalier su impermeabili di plastica. Era Yves Saint Laurent.

Da questo momento in poi entra definitivamente e senza tregua nelle tendenze  raggiungendo il massimo dell’utilizzo negli anni Settanta e Ottanta dove diventa elemento irrinunciabile del look. Siamo a metà degli anni ottanta, comincia l’era Versace e le stampe animalier entrano pian piano anche nei guardaroba maschili. E’ ormai nelle case di tutti.

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La Maddalena, Bacchiacca (1540) – Dior 1947 – Eva Gardner 1952

Negli anni novanta e nel nuovo millennio saranno Dolce e Gabbana, Anna Molinari, Prada, Valentino e molti altri a proporlo, chic e leggero, contemporaneo e raffinato, slegandosi anche dall’immagine che delle fantasie wild aveva fatto – merita citazione a sé – Roberto Cavalli. Conferendogli un aspetto estremamente aggressivo, sexy e lussurioso rendendo l’animalier la bandiera della propria maison – e lo era ancora fino a due anni fa con l’arrivo di Peter Dundas alla direzione creativa -.  Per l’uomo non si perda di vista l’utilizzo che ne fa Alessandro Dell’ Acqua per N21, sempre calibrato e studiato con i suoi classici accenni romantici.

L’enorme successo di queste stampe però non significa che sia facile portarle. E’ sempre meglio, se non si possiedono silhouette perfette, utilizzarle nelle giuste misure. Preferibile farne uso con accessori: un mocassino, un foulard, un gioiello, un cappello. I volumi siano over. Rotondità segnate e stampa animalier insieme hanno un retrogusto da sexy cantante pop anni ottanta francamente evitabile. Sia sempre stampato su tessuti preziosi o su pelle ben tagliata. Un tessuto eccessivamente economico con una stampa maculata rende tremendamente cheap l’immagine.

 

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N21 fall winter 2017 – Rodarte Spring Summer 2014 – Valentino Spring Summer 2014


Questo trend che non conosce stagioni tuttavia conosce molto bene la psiche delle persone. Si tende a indossare stampe animalier per nascondere insicurezze e timidezze, cercando di trasformarsi in felini, in predatori. Se ne usufruisce per imporre aggressività estetica e per urlare il proprio sex appeal. Presunto o reale che sia.  Spesse volte senza ottenere buoni risultati, diventando facili prede e non coraggiosi predatori. Mai in colori pop – veramente terribile –  e si preferisca lo zebrato solitamente più chic e sofisticato di tigrati e maculati. Si adoperi preferibilmente la sera. Di giorno è arduo impostarlo in modo corretto. Aggredire con l’immagine può essere divertente ed erotico ma mai rinunciando al buongusto.

Lo si utilizzi con cura e a piccolissime dosi – a meno che non siate Naomi Campbell – il successo sarà garantito.

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Naomi Campbell – Dolce&Gabbana, 1991